Un NO carico di responsabilità

La vittoria del NO e la sconfitta degli italiani.

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Ieri, 4 Dicembre 2016, giorno dei funerali di Fidel Castro, l’Italia ha rinunciato al cambiamento offerto dal PD, contro cui la coalizione dell’opposizione ha avuto la meglio. Una riforma per molti considerata “scritta male”, “incompleta”, “dittatoriale” e che per ancora più molti significava molto meno del vero volto di questo voto: le dimissioni o meno del premier Matteo Renzi.

C’era chi festeggiava già agli exit-poll, chi brindava perché finalmente “se ne va a casa!” e chi diceva che ora “bisognava andare a votare subito”.

Diciamoci la verità: non c’era da festeggiare in nessuno dei due casi. Che vincesse il sì o il no, non cambia di certo la realtà dei fatti: l’Italia e il suo sistema politico sono inefficienti, disastrati, rappezzati alla bell’e meglio. Mostri in criogenia dagli anni ’80 ancora si aggirano nelle maggioranze del Parlamento e la Costituzione Italiana si dimostra sempre meno adatta a seguire i cambiamenti del mondo e l’UE.

Un no che dev’essere un cambiamento.

Sì è votato NO al referendum per non passare una riforma “malata”, per non alterare la Costituzione o per partito preso, molti i motivi in gara, ma le conseguenze devono essere uniche ed univoche: adeguare il nostro Paese a quello che il mondo si aspetta.

L’abolizione del CNEL, la riduzione degli stipendi parlamentari, la semplificazione fra Stato e Regioni… tutti punti che NECESSITANO di essere svecchiati, rinnovati rispetto quella visione classicista che non avrebbe mai creduto così tanto ad una coalizione europea della portata dell’Unione Europea.MARTIRENA_italy-elections

Siamo cittadini italiani, ma anche cittadini europei, ma anche cittadini del mondo.

Le nostre cittadinanze sanno di poco unico, di forfettario e legale, eppure ci condizionano nei discorsi che abbiamo con gli altri: ce ne rendiamo conto, di cosa significa essere italiani, quando parliamo con gli stranieri, quelli che non hanno una cittadinanza italiana e magari ne sono gelosi, del nostro privilegio.

Abbiamo grandi responsabilità e non possiamo perderci in populismi facili e senza ragionamento, insulti e bassezze tipiche delle discussioni da bar. Siamo capaci di essere persone intelligenti, un popolo formidabile, in grado di stupire i più grandi, quelli che vengono considerati – spesso da noi stessi -“migliori”, “più organizzati”, “più bravi”. I tedeschi ci guardano dall’alto in basso, quando si parla di economia e politica, di fare e fare bene.

Il nostro paese va cambiato, va migliorato e portato in linea con gli altri. Salvini e chi marcia nell’odio e nell’ignoranza si permettono continuamente di darci degli idioti, direttamente o indirettamente, campano sulla nostra pigrizia nell’informarci, nella vita di tutti i giorni che c’impedisce di seguire attivamente cosa succede alle nostre spalle, di commentare ogni loro scivolone nell’idiozia.

Un no che va dritto alla questione.

Dobbiamo essere noi a decidere cosa fare del nostro paese, guidati da scelte VERE, scelte sia estreme che moderate, come grande tradizione italiana, scelte che ridicolizzino le “non-scelte” dell’essere razzisti o non esserlo, dell’essere sessisti o non esserlo, dell’essere ignoranti o non esserlo… non possiamo ridurre qualsiasi discussione ad un ping-pong di accuse e raggiri. Non possiamo e non dobbiamo.

Venezia-tourism-guideSiamo grandi scrittori, poeti, fantastici artisti ed atleti, statisti, matematici, astronauti… siamo tutto, in una porzione di terra infinitesimamente piccola, per tutto quello che abbiamo. Non è giusto per noi, per chi viene dopo di noi e per chi è venuto prima di noi, di ridurre la scelta del nostro governo al credere o meno alle scie chimiche, sparare ai gommoni o non farlo, spendere tutto per la scuola o non spendere nulla, proprio come pensiamo non fosse giusto per gli americani votare un razzista convinto di costruire un muro con il Messico oppure una politica palesemente corrotta. Impariamo dagli errori degli altri, prendiamo vantaggio, godiamoci la Schadenfreude di scappare destini miserabili.

Un no che dev’essere una ripartenza, non un dimenticatoio.

Dopodomani già torneremo a condividere video di gattini, ridere e scherzare su “Waternoo” di Renzie, a postare immagini divertenti di Gerry Scotti che fa nono con il dito davanti ad un seggio elettorale e tante altre cose… ma dentro, quando ci chiederanno di scegliere, quando vorranno il NOSTRO appoggio, dobbiamo sapere da cosa allontanarci, cosa cercare.

Dobbiamo volere bene a quello che abbiamo dentro casa, anche se è fatto male, distrutto, dilaniato da scelte scriteriate.

Dobbiamo volere bene a quel poco d’Italia che possiamo ancora vantare d’avere e no, non possiamo farlo urlando “rimandateli a casa” senza sapere cosa significa per uno Stato rimandarli a casa e non possiamo farlo urlando “siete tutti ladri” senza nemmeno informarci se quelli a cui lo urliamo siano o meno, effettivamente, dei ladri.

Lasciatemelo dire: votiamo No, ogni giorno, al declino della nostra cultura e Sì, allo sforzo d’informarci ed avere uno spirito critico.

Renzi va a casa, è vero, ma non abbiamo reso giustizia a nessuno, non abbiamo aiutato direttamente il Paese, se non cerchiamo di evitare che salgano come premier mafiosi o populisti, illusionisti della parola o magheggiatori professionisti.

L’Unione Europea pensa che ora il nostro governo sarà condannato al vedere la presa di potere da parte di partiti anti-Europa, di partiti populisti e generalmente egoisti. Diamogli modo di ricredersi, dimostriamo che non basta chiamarsi Schultz o Fritz per essere dotati di fiducia.

Io ci vivo nella convizione nella nostra generazione, nella capacità di migliorare le cose. Fatelo anche voi, non per me, ma perché è più facile cambiare le cose in meglio a poco a poco che tenerle fatte male per sempre.