BCE stretta all’angolo dalla (eccessiva) forza dell’euro

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L’eurotreno non si ferma. All’indomani del meeting della BCE, la valuta unica continua a crescere di toni sui mercati, rendendo ancora più preoccupante la situazione per Draghi e il board della EuroTower.

Il numero uno dell’istituto monetario europeo ha preso la parola dopo il meeting dei banchieri, ammettendo per la prima volta in modo esplicito che l’apprezzamento della nostra valuta è diventato un fattore di grossa preoccupazione per il futuro della politica monetaria. Sui mercati molti investitori speravano di essere sorpresi da un annuncio riguardo al tapering (ovvero la riduzione del piano di acquisto titoli), e invece è successo l’esatto opposto. Draghi infatti ha avvertito che se le condizioni non miglioreranno – per quanto riguarda il cambio – addirittura potrebbero dilatarsi i tempi del Quantitative Easing. Il piano da 60 miliardi di euro al mese verrà ritoccato quindi solo a partire dal 2018 inoltrato.

Il dilemma della BCE

Ma cos’è che turba la BCE? Paradossalmente la moneta. Dopo che la Federal Reserve ha cominciato (sul finire del 2016) il processo di normalizzazione della propria politica monetaria, il dollaro ha avuto un rally clamoroso. Addirittura a gennaio il cambio euro-dollaro valeva 1,05 e c’era chi puntava sul possibile approdo alla parità (a a meno che non l’abbiano fatto su forex conto demo trading online avranno subito perdite pesanti). Lo scenario però ha cominciato a cambiare in modo drastico verso primavera. il miglioramento delle condizioni economiche dell’eurozona ha spinto molti investitori a ritenere che la BCE avrebbe alzato i tassi; quindi l’euro si sarebbe apprezzato. Giocando d’anticipo hanno così cominciato a comprare valuta unica, spingendola al rialzo.

Ma nel frattempo la tanto attesa mossa della BCE non è arrivata. Sono passati mesi in cui si è avuta questa situazione, e l’esito è sotto gli occhi di tutti: l’euro-dollaro è schizzato a livelli record dal 2015. Ha guadagnato il 15% e la strategia grafico Kagi mostra uno scalettato ripidissimo.

Una situazione del genere rende impossibile per la BCE una mossa restrittiva. Perché nel frattempo l’inflazione rimane bassa, e alzare i tassi significherebbe deprimerla ulteriormente. Da qui l’avvertimento di Draghi, che però ancora non è riuscito a spaventare gli speculatori. Anche dopo l’intervento del presidente BCE infatti non si è avuto nessun contraccolpo sull’andamento dell’euro. Che anzi si è rafforzato ancora di più. Adesso la BCE è in un vicolo cieco, e scavarsi una via d’uscita sarà molto difficile.