Chiude il Banco di Napoli: quali rischi per clienti

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Chiude il Banco di Napoli: purtroppo è una notizia vera. Napoli perde, dunque, un altro pezzo di storia, in vita da quasi sei secoli. Visto che si fa coincidere la nascita del Banco di Napoli con quella della costituzione del Monte della Pieta’, avvenuta nel 1539. Ma i tempi cambiano e siamo in una epoca di grande ristrutturazione per le banche italiane. Tra abusi del passato, accorpamenti per fronteggiare la crisi del credito e conglomerati per affrontare i cambiamenti dovuti ai nuovi servizi virtuali.

E così, il Banco di Napoli dal 26 novembre verrà denitivamente incorporato in Intesa Sanpaolo.

Non scomparirà pero’ il logo che resterà nelle insegne delle liali. L’operazione rientra in un programma piu’ ampio, previsto dal piano d’impresa di Ca’ de Sass, e consiste nella semplicazione della struttura del gruppo con la progressiva riduzione delle entita’ societarie, comprese le diverse banche territoriali.

“Ritengo che si debba rendere omaggio alla storia del Banco”, sottolinea in una dichiarazione l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nell’esprimere “rammarico e preoccupazione”.

“Non vorrei che questo doloroso commiato riettesse un ulteriore indebolimento dell’attenzione e della comprensione, a livello nazionale, per gli attuali ancor oggi cosi’ gravi problemi di Napoli e del Mezzogiorno”, aggiunge il presidente emerito.

In effetti, Napoli perde un pezzo della propria storia economica.

Il Banco di Napoli è stato un punto di riferimento per la città. Su tutte, vista l’importanza che ha il calcio per i partenopei, l’operazione miliardaria che portò Diego Armando Maradona alla squadra locale. Soffiandolo alla Juventus. Non sono però mancati abusi ed errori. Ripercorriamo la storia del Banco di Napoli e cosa cambia per i suoi clienti.

Quindi a malincuore chiude il Banco di Napoli. Vuoi saperne di più?

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