Quando il voto avrà (-e non di nuovo-) un senso?

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Stavolta non servono giri di parole o linguaggio artefatto, andrò dritta al punto.

Penso che molti di voi, anche solo per una volta, abbiano pensato a cosa succederebbe se nessuno, ma proprio nessuno, andasse a votare, se il giorno delle elezioni, il 100% della popolazione non si recasse alle urne.

Si tratta di una fantomatica teoria, un adynaton immodificabile.

Se si contano solo i politici, i familiari dei politici, gli amici degli amici, è chiaro che un interesse –e non certo “spirituale”- ci sarà sempre.

La seconda idea malsana che a molti di voi –almeno lo spero- è balzata alla mente almeno una volta è la domanda più vecchia di tutta la politica: come cambiare, allora, le cose?

Altra domanda la cui risposta è sensatamente e ovviamente pessimistica.

Certo, BE THE CHANGE YOU WANT TO SEE IN THE WORLD, ma quanto effettivamente può essere cambiato della natura umana? Quanto possiamo snaturare il corso del tempo, immutato dalla nascita della terra?

Chiaramente, l’analisi interiore e schiettamente sincera di ognuno di noi darà il suo assenso alla teoria qui esposta.

Le cose stanno così, così come le vediamo, così come le viviamo.

Panta rei, tutto scorre, ma l’acqua del fiume è sempre la stessa e non si può rigenerare.

Questo discorso non ha dunque nulla di nuovo rispetto a quanto da molti e più grandi è stato detto.

Ebbene, rassegniamoci!

E’ chiaramente così.

Se siamo politici, familiari o amici degli amici votiamo quel che ci conviene.

Se non abbiamo, sfortunatamente, alcun “aggancio” votiamo il meno dei mali o, se un credo politico si può ravvisare ancora in qualche elettore, votiamo chi rappresenta il nostro pensiero.

Marginalissima e irrisoria è, come tutti sanno, questa categoria di elettori.

Turiamoci il naso, ci viene detto, votiamo chi sta nel mezzo, in quel dipinto della pinacoteca che senza colori non può fare poi tanti disastri.

Vita misera questa, posizione raccapricciante per la coscienza, certo!

Eppure che cosa si può fare?

Intanto, nell’attesa di risposte, almeno interroghiamoci, poniamoci delle domande e cerchiamo delle soluzioni.

Forse qualcuno di noi un giorno avrà la risposta.