Il boom delle bici elettriche: un fenomeno (anche) sociale

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Le bici elettriche rappresentano un mezzo sotto molti versi rivoluzionario nonché il simbolo di un nuovo approccio alle logiche della mobilità urbana.

L’anno 2016 ha sancito la consacrazione della bicicletta a pedalata assistita come il mezzo elettrico più venduto al mondo. Un traguardo che è un punto d’arrivo fondamentale per gli operatori del comparto ma anche un punto di partenza verso nuovi obiettivi, già perfettamente delineati sulle agende di tutti i principali stakeholder mondiali. Ma procediamo con ordine.

Il mercato delle e-bike oggi

Al mondo circolano 35 milioni di biciclette a pedalata assistita, di cui appena 5 milioni al di fuori dei confini nazionali cinesi. L’industria di settore europea, insieme a quelle giapponese e vietnamita, è quella che dimostra i più ampi margini di crescita in un mercato ancora tutto da approfondire e valorizzare. Ad oggi, infatti, le principali carenza riguardano le normative in atto e l’assenza di un mercato unico e che sia realmente concorrenziale a livello globale.

La domanda espressa dai consumatori si mostra in nettissima crescita, ciò grazie a una serie di fattori tra cui una maggiore consapevolezza riguardo alle problematiche relative alla viabilità, la crescita di attenzione rivolta a una concezione green delle città, investimenti dispiegati in termini economici ma anche culturali da parte di amministrazioni locali, nazionali e internazionali, Unione Europea su tutte. Realtà come GreenMoving e ad altri produttori locali acquisiscono forza e trovano interlocutori sempre più sensibili e attenti alle innovazioni di settore, il comparto cresce in modo armonico.

Il comparto biciclette elettriche è cresciuto su ottimi volumi nell’ultimo biennio, a discapito di un’industria della bicicletta tradizionale che si attesta in significativa regressione, indicativo di un mercato, quello delle e-bike, con ampi margini di ulteriore crescita.

Cosa aspettarsi dal futuro

Entro la fine del 2019, i rappresentanti nazionali del settore e-bike dovranno essere in grado di redigere un protocollo ISO comune, che permetta la libera vendita di modelli omologati oltre i confini nazionali. Ad oggi, ad esempio, esistono limiti di velocità differenti imposti ai pedelec che circolano in Europa, Usa e Asia, con la conseguenza che gli esercenti, prima di esportare i propri modelli, sono costretti a intervenire tecnicamente su di essi, con un inevitabile aumento dei costi e perdita di competitività.

Importantissime novità sono attese da una riconfigurazione della mappa dei consumi, favorita da una perdita di importanza del mercato interno cinese: la Repubblica Popolare sembra ormai prossima al punto di saturazione, cui si aggiungono nuove politiche restrittive imposte all’uso di mezzi a due ruote nei centri urbani di Pechino e di Shanghai, le due città con più bici elettriche al mondo. Alla diminuzione della domanda del mercato cinese ci si aspetta una crescita degli altri, con l’Unione Europea in prima linea per la conquista di nuovi spazi, in grado di alimentare un indotto che, considerando anche i business correlati dei kit per e-bike e degli accessori, movimenta già 18 miliardi di euro nella sola UE.