Giovanni Giocondo e la nuova tassa

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Mi chiamo Giovanni Giocondo e non sono tonto ma lo prendo nel culo dal mondo.

Tassa di occupazione del suolo pubblico.

Buongiorno al mondo da Giovanni Giocondo. Giulivo e felice esce di casa per una nuova giornata di onesto lavoro.

Quella mattina trova il solito mensile di distribuzione gratuito lasciato dietro la saracinesca. Anch’esso, come tutti gli altri giornali locali da settimane ormai, celebra l’elezione del nuovo sindaco. Quale rappresentante carismatico della sinistra popolare, uomo del popolo per il popolo. Interrompendo la lettura alza gli occhi e vede due tipi all’esterno intenti a prendere delle misure. Si affaccia incuriosito e chiede gentilmente:

Buongiorno, posso esservi utile?”

Buongiorno a lei!”

Dice il primo e l’altro:

Siamo dipendenti del comune e stiamo mappando la zona in riguardo alla nuova tassa sull’occupazione del suolo pubblico.”

Il direttore d’orchestra è cambiato ma la musica no!

Sarebbe a dire?”

Lei ha mai pagato la tassa di occupazione?”

No! Ma ho speso una fortuna a suo tempo per ottenere i permessi, sia per la tenda che per l’insegna luminosa.”

Giocondo comincia a preoccuparsi fiutando il rischio di una qualche multa o cose del genere. Riprende a parlare il primo:

Stia tranquillo, non incorre in nessun tipo di sanzione. Vede la tenda aprendosi sporge sulla pubblica via e perciò soggetto ad una tassa di occupazione del suolo. Noi ora prenderemo le misure e poi all’ufficio tecnico faranno i calcoli e le spediranno comodamente il bollettino per posta.”

In pratica devo pagare la tassa per l’ombra! Vale anche per l’insegna?”

No! Quella è a posto, le sue dimensioni ridotte la tengono al riparo anche dalla tassa sulla pubblicità.”

Inizia così una nuova avventura di pagamenti. Il bollettino arriva e la cifra da pagare, pur se ingiustamente, tutto sommato non è gran cosa. Ma naturalmente il sistema segue la solita vecchia regola della crescita esponenziale progressiva. Infatti l’anno dopo oltre all’aumento il bollettino arriva anche già scaduto ed il ritardato pagamento, anche se di un solo giorno, comporta una sopratassa. Risultato: la somma diventa più che doppia. Sarà stata una coincidenza? Oppure la cosa è opportunamente pianificata e voluta? Nel dubbio ed in assenza di certezze, il signor Giocondo si segna nel suo scadenziario anche quell’assurdo balzello. Così facendo gioca d’anticipo e in prossimità della scadenza, non ricevendo il bollettino, si reca di persona all’ufficio competente.

Quando chiede chiarimenti sul perché di simili ritardi si sente rispondere in malo modo:

L’ufficio non è obbligato a mandare i bollettini di pagamento! Dovete essere voi a preoccuparvi!”

Manda giù anche quella dose di scortesia e paga, senza meravigliarsi dell’ulteriore incredibile aumento.

Passano gli anni e l’odiosa tassa si fa sempre più gravosa, fino a quando avviene un nuovo colpo di scena. Oltre al solito bollettino, in ritardo, arriva una nuova comunicazione di pagamento, questa volta per l’insegna. Si sono accorti che anch’essa proietta un ombra al suolo ed allora bisogna pagare. Ma le sorprese non arrivano mai da sole, la missiva infatti è corredata anche di una bella multa per tardato pagamento a cui si aggiunge la sanzione per insegna fuori legge. Con la scritta a fondo pagina in cui si ammonisce di regolarizzarla per non incorrere in altri procedimenti.

Basito il signor Giocondo torna all’ufficio, per chiedere spiegazioni:

Sono stato qui alcune settimane fa per pagare l’occupazione di suolo pubblico, perché non mi avete avvisato delle novità in modo da evitarmi di pagare ulteriori spese?”

Quando è stato qui lei era già in contravvenzione!”

Potrebbe essere più chiaro?”

Be vede la normativa è cambiata a fine anno ed in automatico al primo dell’anno nuovo era già fuori legge quindi passibile di ammenda!”

Quale mente diabolica!

Si tratta di un abuso bello e buono!”

Può sempre fare ricorso se crede!”

Si, come no! Conosco bene la via dei ricorsi! Poi cos’è questa storia che la mia insegna sarebbe fuori legge?”

Non risulta autorizzata!”

Ma come sarebbe a dire? A suo tempo ho presentato tutta la documentazione richiesta seguendo scrupolosamente la normativa vigente, spendendo fior di quattrini. Poi quando è cominciata questa imposizione medioevale risultava tutto in regola e ora, dopo oltre dieci anni, mi venite a dire che non è autorizzata?”

Per ulteriori chiarimenti deve andare all’ufficio tecnico, sono loro che si occupano di simili questioni.”

Preferisco sapere come mettere definitivamente fine a questa telenovela!”

Nuovamente solo ed indifeso Giocondo paga, rinuncia alla tenda e trasforma l’insegna. Fissa due pannelli sottili sulle pareti laterali senza che potessero sporgere sul prezioso suolo del re.

Nuovamente in quell’odioso luogo, fortunatamente per l’ultima volta, per il definitivo atto di chiusura. Tutto fila liscio ma quando sta uscendo il solerte impiegato si raccomanda:

Adesso vada all’ufficio tecnico del piano di sopra per informarlo sul nuovo posizionamento delle insegne. Si pagano solo i diritti d’ufficio.”

Grazie per avermelo ricordato, stavo andando proprio li!”

Ma questa volta Giovanni Giocondo, stanco e furibondo, dice a fanculo il mondo e torna a casa felice per non aver rispettato i suoi ingiusti dettami, almeno per una volta.