Hadži Ljilja Plavšić – Dio come Ispirazione perpetua

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Il mio computer è sempre più pieno di tante belle, significative, importantissime parole scritte da gente di diverse parti del mondo.

Per la maggior parte si tratta di poesie. Posso veramente giurare che si trattano sempre di contenuti espressi in modo che riflettono esattamente la persona che le ha scritte. Ci sono liriche d’amore, di gioa, di delusioni, di speranze, di tanti sensi comuni e metafore con cui si descrive la natura. Oppure versi che descrivono uno stato d’animo personale che il poeta o la poetessa non ha mai condiviso con nessuno e lo ha fatto solo attraverso le poesie.

Hadži Ljilja Plavšić (Čačak/Serbia 1970) è un pò diversa da tutti perché il suo intero colloquio si svolge con Dio. Per l’autrice infatti è l’unico interlocutore significativo. O forse l’unico con cui vuole e desidera condividere i propri stati d’animo. Non è un fatto casuale, ma un atto vissuto dopo un soggiorno passato in Israele, nella città santa di Gerusalemme (nel 2012). Città che lei dice di essere la sua seconda casa. Si è recata lì in pellegrinaggio dedicando cosi maggior parte delle sue creazioni poetica e di prosa ai fatti legati alle questioni di una vita spirituale più significativa. Proprio di questo lei parlerà nel suo primo romanzo scritto dopo il ritorno da Israele – “Io conosco il nome del Dio”.

Stessa linea di pensiero nel suo secondo e terzo romanzo, rispettivamente “Levati e diventa uomo”(2014) e “La vita peccatevole di Ognen”(2016).

Ha partecipato a diversi concorsi con le sue opere scritte ricevendo diversi riconoscimenti. In particolare fu orgogliosa per il premio avuto grazie ai versi di “Se Dio mi chiede”, nonché per il testo in prosa dal titolo “L’uomo sdrucciolato, non dimentichi le sue radici”. Parteciperà a molti altri concorsi con la sua prosa e con le sue creazioni poetiche, mostrando sempre la sua forza spirituale nella parola divina dedicando gran parte delle sue liriche a questo inesauribile tema. Il suo lavoro molto efficace anche in campi artistici, infatti è rappresentante generale per la Serbia di tutte le attività degli artisti australiani liberi.

Per i lettori di BombaGiù in questa occasione propongo la lettura di alcune sue liriche dove si può evidenziare la sua devozione/preghiera infinita per Dio e per il suo verbo.

IO, SERVA TUA

Io,
Serva Tua Signore,
oggi di nuovo Ti sto pregando
per tutti gli uomini, affamati, nudi,
per tutti gli stupidi orgogli umani,
guidaci, proteggici, tutelaci,
per nutrire tutti gli affamati,
versa dal cielo la tua Manna,
asseta gli assetati, affamati, scalzati,
no lasciare da parte
nemmeno coloro che ti disprezzano.

Ti sto pregando ancora oggi,
ricordati degli orfani,
dei piccoli bimbi rifiutati
dalle ferite materne ,
abbracciale tu Signore,
perdonaci tutti i peccati,
non rendere mai il tuo grembo
lontano e inaccessibile.

E perdona  anche me
per le cadute, per la sfiducia,
perché quando guardo gli occhi tuoi
capisco che Tu puoi davvero tutto,
e perdoni.
Perdona anche me,
Tu, padre mio
e mio Dio.
AMEN.

PERDONA SIGNORE

Perdonami Signore che non ne ho ritegno,
che ogni tristezza mi sembra indegna
come questi miei capelli bianchi,
per non riconoscere più
ne mendicante ne servo,
la mia anima soffre e duole in debito eterno.

A te devo le risate,
la calda quiete,
alcuni attimi a te devo sempre,
che non riesco a vederli come
felici eventi per via di qualche maleficio.
E quando ci sono ragioni per essere felice,
mi preme qualche avviso di tristezza,
il presente con qualche disgrazia.
L’uomo e il non uomo ad altri
ne compagno ai compagni.

Cosi cammino lungo corridoi tenebrosi,
invoco fortuna, essa mi scappa,
l’uomo creato intanto cammina
per respirare.
Senza fortuna intanto vive.

TUTTO CIÒ CHE AMO

Speravo. Di tutto
è successo ieri,
e sento che domani, non verrai
né mi seguirai, né mi guiderai
fino ai giorni fortunati.

Comunque, mi rallegro
ogni giorno al nuovo domani,
per le stelle brillanti,
per le speranze, i desideri
che la brama porta con se.
Lo so che la gioia deve venire,
me lo ricordano
i tuoi capelli scuri.

Sei tu la mattina che sorride con soavità,
come se sapessi che la tua risata
riscalda la mia anima triste,
per poter pregare e sperare
che con noi deve reggere la gioia,
e la felicità eterna
che l’amore nostro è tenace come la roccia
e non deve mai cessare.

Allora ridi, oggi come ieri,
richiami con le risate la felicità,
ciò che fu ieri non può venire oggi,
ma per questo io non sarò triste.

Nota introduttiva e traduzione dei versi dal serbo all’italiano Biljana Biljanovska