L’Ospedale Maggiore e l’Atto aziendale: strumento di diritto privato o controllo del potere attraverso la spartizione delle poltrone?

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L’Azienda Universitaria novarese ha determinato con apposito Atto l’assetto organizzativo, e le diverse tipologie di incarichi. In seguito all’emanazione del relativo regolamento, ha dato seguito alla pubblicazione dell’avviso selezione interna per il conferimento di incarichi di Responsabilità di Struttura Semplice. Con la deliberazione n. 477 del 10 agosto la Direzione Generale ammette alle selezioni i dirigenti che hanno presentato domanda.  Escludendo, tuttavia, i dipendenti dell’Università del Piemonte Orientale che svolgono attività assistenziale. Non riconoscendo la titolarità della convenzione presso l’Azienda, sorge spontaneo chiedersi se un’Azienda Ospedaliera Universitaria possa escludere a priori i dipendenti universitari, privandoli così dell’opportunità di partecipare alla selezione? Non sarebbe stato più naturale conferire tali incarichi ai professori universitari, che svolgono attività assistenziale, ai ricercatori, o al personale equiparato al dirigente medico nel rispetto della specializzazione disciplinare posseduta? Il Decreto Legislativo n. 517/1999 articolo 5, comma 2 e 4, sembra dire tutt’altro. Piuttosto parla proprio della possibilità di conferire incarichi di struttura semplice o complessa ai professori di prima fascia, ma anche a quelli di seconda fascia. Eppure, il professore universitario De Luca è stato escluso e non risulta, secondo i criteri del bando che illegittimamente si rivolge esclusivamente ai medici dipendenti, ammissibile alla selezione per l’incarico di responsabile della Struttura semplice di Emodinamica. Che strano modo di applicare la norma. Un mondo a parte quello del Maggiore! Ma è lo stesso De Luca emodinamista della Cardiologia universitaria? Quindi, c’è da aspettarsi che l’emodinamica in questione sia soppressa a favore di quella della Cardiologia ospedaliera? Ma, se l’Atto aziendale, organigramma – pagina 10 del Dipartimento Toraco-Cardio-Vascolare, riporta fra le Strutture semplici della Cardiologia a direzione universitaria anche l’Area Cardiologia Protetta, perché non è stato messo al bando il posto di responsabile? Mistero !!! La stessa struttura semplice, pur essendo elemento espresso del nuovo assetto aziendale, non merita di avere alcun incarico di responsabilità. Neanche un incarico di alta professionalità!!!  Molto curiosi gli incarichi di alta professionalità. Il nuovo Atto aziendale, orientato nella logica dell’efficientemente organizzativo che mira alla razionalizzazione delle risorse e della spesa, genera ben 106 INCARICHI DI NATURA PROFESSIONALE. In 8 dipartimenti, 41 strutture complesse, 5 strutture semplici, è necessario attribuire ben 106 incarichi di natura professionale, di cui 10 nelle 5 strutture semplici. Wow !!!! Per la struttura semplice Nefrologia e Dialisi, il Direttore Generale ha individuato ben 3 incarichi di natura professionale; contro la struttura complessa universitaria Trapianto di Rene che ne prevede un solo.  Alla faccia della razionalizzazione e del risparmio. Si risparmia sulle spalle di chi? Noi della FSI, pensiamo sempre su quelle dei soliti. Cosa c’è da aspettarsi dall’attuale amministrazione? Basta guardare come hanno scritto l’atto aziendale, che più che uno strumento di diritto privato sembra essere la lunga mano che controlla il potere attraverso la spartizione delle poltrone. La Federazione Sindacati Indipendenti lo descrive come l’ultimo Atto di un’azienda “d’eccellenza” sull’orlo del baratro, che non ha saputo recepire  nella sostanza le raccomandazioni definite dalla Regione Piemonte. Tanto meno ha saputo rendere operativi gli obiettivi organizzativi che avrebbero dovuto mirare a portare la Regione fuori dal piano di rientro. Certamente una serie infinita di errori materiali. Un documento davvero sconclusionato sotto l’aspetto organizzativo, dove discordanti appaio persino le scelte assunte per la riduzione delle strutture amministrative che non hanno tenuto conto della specificità aziendale, ospedale HUB per il versante Nord-Est. E’ giusto fare chiarezza sulla lungimiranza dell’attuale direzione generale. Non si è limitato a sopprimere ha, addirittura, smembrato una delle strutture cardine del sistema: Gestione delle risorse umane.  Il secondo ospedale del Piemonte per numero di posti letto va contro tendenza. Sceglie, infatti, di gestire i 2700 dipendenti parcellizzando la storica struttura complessa Gestione delle Risorse Umane. C’è un motivo per avercela così tanto con la d.ssa Lavazza che fra l’altro gli spetta fino al 2019 lo stipendio da direttore di struttura complessa? Eppure, l’eziologia sembra tutt’altra. Magari proprio il famoso parere a latere di un noto procedimento disciplinare aperto a carico di una “altrettanto nota” dirigente sindacale della FSI (mistero?). Attendiamo il responso del ricorso al TAR e teniamo incrociate le dita in favore della ricorrente d.ssa Lavazza. Che strano modo di risparmiare ha l’attuale amministrazione! Ma non dovevano essere soppresse le quattro strutture amministrative che con delibera n. 20/2013 erano raggruppate nel GdP? La Gestione del Risorse Umane viene ricompresa nella struttura degli affari legali, mentre si decide di mantenere complesse strutture che, di fatto, potrebbero anche non esserlo (non solo perché prive, ad esempio, di Direttore, come la Struttura Gestione Economico Finanziaria). Analogo processo applicato nei confronti della SC Provveditorato Economato. Questa struttura, in seguito all’istituzione delle Federazioni sovrazonali, è diventata territorio di scambi e di conquiste. Oggi il Direttore Generale gioca con lo strumento di autogoverno, modulando e rimodulando a proprio piacimento l’assetto organizzativo, rispondendo, almeno così sembra, più a una logica clientelare e non ad esigenze organizzative reali. La riduzione delle Strutture complesse ha favorito la moltiplicazione delle strutture semplici, dove la nomina del responsabile è arbitrio assoluto del DG e la sua decisione è insindacabile!! Il numero delle strutture complesse sarà sicuramente  conforme ai parametri fissati dal Patto per la Salute,  ma non è utile a superare l’eccesso di frammentazione del sistema sanitario regionale. Piuttosto favorirà la deriva del sistema se non si porrà con urgenza un freno a questo dilagare. Soprattutto per il delicato equilibrio economico. Se ci mettiamo anche i 106 incarichi di natura professionale, si arriverà al tracollo netto in men che non si dica! I malati oggi si pagano l’assistenza da ricoverati perché il personale è esiguo, così si ritrovano costretti a  ricorrere al supporto dell’assistenza privata durante il ricovero a carico del SSN. Condizione kafkiana ! Un altro aspetto, non di poco conto, è l’assenza di organizzazione rispetto alla struttura complessa delle professioni sanitarie. Anche per la struttura non abbiamo badato a farfugliamenti organizzativi nelle stanze segrete, da premio NOBEL. Il percorso per intensità di cure in aree omogenee si profila come l’ennesimo fallimento del SITRA, ops!! DiPSa!! Cambia nome ma la sostanza rimane quella, così come la dirigente appena riconfermata. Anche qua i criteri del bando non hanno permesso a nessuno di concorrere. Una bella chiacchierata in solitario, et voilà l’incarico ce l’ha! Con l’Area Omogenea cerca di coprire  le vergogne della disorganizzazione assoluta, portando al progressivo smembramento funzionale le strutture assistenziali, senza mai puntare   all’obiettivo reale: il progressivo sviluppo della degenza ospedaliera (in aree omogenee) per intensità di cura. Anche queste Aree Omogenee, afferma il Segretario Territoriale Giuseppa Maria Pace, non sono altro che il fausto presagio di un parto mostruoso. Piene d’incoerenze e disarmonie tra professione sanitaria e terreno organizzativo. Un raffazzonato copia-incolla senza capo ne coda. Se non hai studiato è persino difficile copiare.  Una visione onirica di chi resta ostinatamente impermeabile alla materia organizzativa. Distante anni luce da una organizzazione omogenea e funzionale.  L’assenza del principio ispiratore stesso è l’aridità della cultura dello sviluppo del capitale umano, come risorsa e come linfa vitale di un’organizzazione sana. Non sarà possibile transitare da un sistema per compiti a uno per intensità di cura. Occorrerà dapprima passare per un modello assistenziale professionalizzante in linea con le innovazioni normative.  Sono troppo scarse le attenzioni nel promuovere la valorizzazione delle risorse umane e professionali. Ancora una volta non si fa riferimento a modelli assistenziali e l’attuale organizzazione e gestione in capo al SITRA è scevra persino dei capisaldi della professione infermieristica. Come potrà pensare di vestire le funzioni di indirizzo, direzione e coordinamento del personale delle professioni? Manca persino dell’abilità a risolvere la criticità dovuta alla riduzione del contingente disponibile, figuriamoci a organizzare un sistema per intensità di cure. Mentre altre realtà virtuose implementano strutture post acute a totale gestione infermieristica, al Maggiore il comparto assistenziale, in mano al dirigente delle professioni sanitarie, tocca davvero il fondo. Mai così, neanche nei peggiori incubi. Gli infermieri, le ostetriche, le Oss, che vivono il maggior onere nell’assistere i malati, sono contenti di avere l’attuale dirigente come guida? Se l’incarico fosse elettivo, l’attuale dirigente potrebbe essere riconfermata davvero? Ma non siamo pagati per pensare, ovvio no?!

Segretario Territoriale di Federazione

Giuseppa Maria Pace