Convegno Nazionale: In un Paese in crisi, quale futuro per i nostri figli?

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Si è inaugurato a Torino il primo Convegno Nazionale della FSI USAE: Un Paese in crisi, quale futuro per i nostri figli?

Giovedì 27 ottobre, alle ore 14.30 presso la Sala Francia dell’Holiday Inn, esponenti politici, addetti ai lavori in ambito socio-assistenziale e la Federazione Sindacati Indipendenti si sono confrontati su un tema di forte attualità, qual è il lavoro. Non solo come mezzo di benessere individuale ma anche come dovere sociale, che permette di realizzare il bene comune e il comune progresso. I diversi punti di vista e le riflessioni sono stati condivisi, nella piena libertà di espressione e di pensiero. Il dibattito è stato articolato, ognuno ha portato il proprio contributo ed ha avanzato proposte nuove per le scelte politiche di investimento da fare per poter superare questa “crisi occupazionale” che coinvolge il futuro dei ragazzi.

Diversi gli interrogativi: Quali sono gli ostacoli? La crisi economica determina la mancanza del lavoro o l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro è ostacolato dalla riforma delle pensioni? Com’è possibile agire?

Immagine_convegno torino-1In Piemonte il disastro della disoccupazione giovanile, l’aumento dei Neet, la condizione dei lavoratori precari, sfruttati e sottopagati che cedono a condizioni di schiavitù pur di riuscire a raggiungere un minimo di autonomia, è preoccupante e può essere considerato il riflesso del contesto economico generale che dovrebbe essere, immediatamente, oggetto di intervento da qualsiasi punto di vista. La Consigliera Regionale Francesca Frediani, Movimento Cinque Stelle, propone di intervenire innanzitutto sul sistema scolastico, giacché la formazione entra come causa del fenomeno della disoccupazione poiché non adeguata alle richieste del lavoro. Ed evidenzia dei limiti nell’applicazione dell’alternanza scuola – lavoro voluta dalla Buona Scuola. Numerosi limiti anche per quanto riguarda la formazione continua rivolta ad adulti occupati o disoccupati. Fra le proposte avanzate da Frediani la revisione del sistema formativo nella nostra Regione e investimenti mirati sull’innovazione e sul sostegno per la creazione di imprese.

Investire sul recupero del patrimonio industriale dismesso potrebbe generare lavoro e magari essere impiegato come sede di associazioni.

Gianna Gancia, presidente del gruppo Lega Nord nel Consiglio regionale del Piemonte, apprezzando il desiderio dei convenuti al dibattito di voler rimuovere lo steccato fra imprenditori, pubblica amministrazione e lavoratori, suggerisce la necessità del superamento delle contrapposizioni in un tessuto socio-economico fatto di piccole e medie imprese, dove molto spesso l’esperienza dei lavoratori coincide con quella degli imprenditori. Togliere gli steccati che hanno impedito alla nostra società di crescere, è fondamentale soprattutto oggi, dove la crisi non è solo economica ma soprattutto culturale. Infatti, i punti fermi sui quali occorre ripartire sono il rispetto della persona ed essere umano sempre e comunque.

Il lavoro non è solo legato al salario, è dignità.

La sfida vera della nostra società, continua la Consigliera Gianna Gancia, e del nostro periodo è di portare la persona al centro, con i suoi diritti ma anche con i suoi doveri. Il principio della dignità è espresso anche dall’Assessore Giovanni Maria Ferraris “la base di partenza è la persona, come elemento valoriale e di dignità del lavoro”. La dimensione umana, la centralità dell’uomo diventa fenomeno emergente e riemergente. Grande importanza alla scuola e alla formazione anche da parte di Ferraris, che invita le istituzioni scolastiche a metterci più impegno e a ritrovare quella vocazione a insegnare a diventare uomini. Un ruolo per lo sviluppo occupazionale è individuato anche nello sport come elemento capace di generare salute, prevenzione e di ridurre la spesa sanitaria.

Lo sport, continua l’Assessore Ferraris, genera integrazione, inclusione e sa limitare le differenze e le diversità.

Interessante anche il contributo di Andrissi Gianpaolo, Consigliere Regionale per il Movimento Cinque Stelle, che propone una sfida importantissima per assicurare il futuro ai nostri figli. Ovvero ripensare in maniera differente il modo in cui fare economia. Puntare sulle fonti rinnovabili, creare una filiera del riciclo, introdurre tecniche conservative in agricoltura che permettano di lavorare senza l’utilizzo di sostanze chimiche e producendo prodotti di alta qualità da esportare in tutta Europa. Auspicabile che la Regione Piemonte incentivi e sostenga lo sviluppo di tecniche produttive agricole a minimo impiego di sostanze chimiche e consumi irrigui.

Gianpaolo Andrissi suggerisce un vademecum da destinare agricoltori per favorire la produzione di prodotti biologici.

Questa potrebbe fare da traino per innovarsi, con una produzione di CO2 inferiore e senza inquinare le falde acquifere. Agendo su tutte le matrici che portano inquinamento, dice Andrissi, si crea occupazione nel futuro e si migliora la salute della popolazione.

Il tema salute è stato ricorrente negli interventi, visto sotto l’aspetto della prevenzione durante l’intervento del Segretario Territoriale di Torino, Salvatore Orifici, che propone di investire di più sulla prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro.

La correlazione malattia e ambiente di lavoro è stata affrontata in apertura dei lavori anche da Alberto Busto, Presidente dell’Opera Diocesana Assistenza di Casale Monferrato. Casale è triste per la storia dell’eternit che sta spazzando via tutti, cagionando in ogni famiglia il dolore del lutto per mesotelioma. A Casale si continua a morire, sono le parole commosse di Alberto Busto. Negli ultimi cinquant’anni sono morti 2000 casalesi. Oggi il territorio occupato dalla fabbrica di Eternit è diventato parco come “concreto” segno della speranza del futuro. Ed è stato scelto l’albero dei fazzoletti come simbolo di chi lotta contro l’amianto.

Alberto Busto, ci ha parlato degli effetti della revisione della residenzialità psichiatrica e le ricadute sul mondo del lavoro e dei servizi. La DGR 29 del 19 settembre 2016, pubblicata sul BUR n. 40, determinerà tagli ai servizi, al personale e lo spostamento del carico economico sulle famiglie.

Cosa può accadere con la nuova norma? Intanto i gruppi di appartamento nelle comunità alloggio passeranno da strutture h 24, dove il servizio avviene in turni di 24 ore consecutive, in servizi nelle 24 ore. Con una differenza molto forte : 12 ore di servizio e 12 ore di reperibilità; con conseguenze inevitabili sul recupero ed inserimento dei ragazzi nelle strutture. Senza parlare dei ragazzi che affrontano un percorso alternativo al carcere nelle strutture gestite dall’ODA. Non avranno più la possibilità di passare in appartamenti alloggio ma dovranno retrocedere in una delle comunità più pesanti con un aumento dei costi per le ASL e del Ministero della giustizia, rendendo vano ed inutile tutto quello fatto per il recupero dei ragazzi.

La nuova Riforma, legiferata senza il coinvolgimento delle parti sociali, appare scollata dalle reali esigenze della comunità dei ragazzi “fragili”, e si allontana dagli obiettivi delle comunità alloggio che si occupano di recuperare, reinserire, abbattere lo stigma sociale ed includere i giovani assistiti fino ad oggi attraverso progetti specifici.

I tagli si ripercuoteranno sugli ospiti, sul personale ma anche sulle famiglie direttamente e indirettamente coinvolte. Una parte dei servizi psichiatrici prima interamente a carico del SSN ora sarà a carico per il 60% della famiglia e dei servizi sociali (per le comunità alloggio e psichiatriche e gruppi appartamento).

Lo Stato con la riforma della rete psichiatrica intendeva risparmiare? Eppure, le uscite aumenteranno, inevitabilmente, per lo Stato che dovrà riattivare tutte le pensioni, le invalidità di accompagnamento che aveva cancellato quando queste persone erano trattate nelle comunità alloggio in strutture sanitarie.

Una riforma fatta da una politica che non ascolta le parti sociali, che non ascolta gli addetti ai lavori, non persegue il bene di tutti.

Stefano Castagnola, Segretario Territoriale di Genova, ci ha parlato dello Stato occupatore. Partendo da una disgressione storica ha illustrato le teorie del lavoro cercando di dare delle risposte a interrogativi spontanei: il mercato deve essere libero? Lo Stato non deve intervenire? Lo Stato fa parte del sistema economico? Da quando lo Stato ha attuato le politiche di austerità, modificando prima l’allocazione delle risorse, come ad esempio nel sociale illustrato poc’anzi, ed è uscito dall’intervento diretto, il reddito pro-capite è diminuito e la disoccupazione è aumentata. La spesa pubblica non influenza negativamente il benessere dell’economia, piuttosto lo favorisce.

La proiezione della spesa pubblica mostra una diminuzione e di conseguenza il tasso di disoccupazione è aumentato, e le retribuzioni sono drasticamente cadute.

Il debito invece è cresciuto in maniera esponenziale e proporzionale. Riducendo la spesa lo Stato ha esternalizzato, ha disimpegnato modelli di spesa. Le retribuzioni sono calate, la gente non compra e l’economia è ferma. Non c’è più scambio. Siamo tornati a un modello dove “tanto va a pochi e poco a tanti”. Castagnola afferma che una minore pressione fiscale libera più risorse, e le azioni che la politica può agire potrebbero essere sintetizzate in un intervento di politica esterna, con una decisa negoziazione del debito, e un intervento sull’economia con un rinnovato intervento dello Stato nelle strutture logistiche (strade, miglioramento della viabilità e dei trasporti).

Ricercare sistemi alternativi, condividendo il pensiero di Andrissi di puntare sul riciclo e sulla eco-sostenibilità del nostro Paese, può essere l’alternativa da cui far ripartire l’economia e assicurare il futuro ai nostri figli.

L’onorevole Cristina Bargero, ha condiviso con i partecipanti i contenuti della vicenda del Consorzio Eurofidi. Inizialmente contestualizzandola nel settore del credito soprattutto alle piccole e medie alle imprese, fino ad arrivare a delineare le motivazioni del fallimento del Consorzio che per il 18% è finanziato dalla Regione Piemonte. Tra le cause principali, certamente la mancata vigilanza da parte delle autorità di sorveglianza e che oggi ha determinato la messa in liquidazione della società e la perdita del lavoro per i 251 dipendenti.

14889704_10207566853625442_4160598461554183956_oI lavori congressuali sono stati chiusi dal Segretario Generale della FSI, Adamo Bonazzi.

Il dibattito è stato articolato e ognuno ha portato il proprio contributo. Sfruttare il sistema dell’intervento dello Stato nella regolazione, da una parte l’andamento dei salari che devono continuare a crescere e dall’altra il sistema della svalutazione della moneta, era possibile fino all’euro. Con il discorso euro, non potendo stampare la moneta, la svalutazione deve arrivare da qualche altra cosa. Abbiamo fatto l’Europa della moneta senza “fare l’Europa politica”.

Il tema è: quale futuro per i nostri figli?

Le pensioni anticipate riuscivano a garantire una rotazione nel mondo del lavoro. Oggi, per effetto delle riforme pensionistiche, capita il paradosso che si vada in pensione con 49 anni di contributi. Certo, le riforme sono state la conseguenza di debiti economici dello Stato stesso. Con I’INPDAP i dipendenti del pubblico impiego andavano in pensione con 24 anni sei mesi e un giorno gli uomini e 19 anni sei mesi un giorno le donne. Il fallimento dell’INPDAP non è stato conseguenza del pensionamento precoce dei dipendenti pubblici, o perché sono venuti a mancare i versamenti dei contributi dei lavoratori. Piuttosto perché le amministrazioni centrali dello Stato non hanno versato la loro parte di contributi (25%) all’INPDAP, ma solo e sempre la quota della contribuzione a carico del lavoratore (9%).

Il sistema non si è deteriorato per i privilegi dei lavoratori statali. Anzi! Andare in pensione con 35 anni di contributi garantiva un ricambio generazionale dei lavoratori. Oltre che il mantenimento della rete sociale che favoriva la famiglia.

Su questa logica, è evidente che dobbiamo andare ad interagire al livello legislativo per andare a modificare alcune teorie. Oggi andare in pensione con 50 anni di contributi è paradossale. Senza parlare del fenomeno degli esodati come conseguenza del susseguirsi delle riforme pensionistiche e che è costato circa 10 miliardi di euro.

Un’ interrogazione anche rispetto al valore del pubblico impiego, non solo come costo ma come risorsa, partendo da un presupposto “ per sapere cosa fare del pubblico impiego occorre sapere quale forma di Stato?”.

A cosa servono i lavoratori della pubblica amministrazione? Adamo Bonazzi, afferma “Noi dobbiamo decidere quale stato vogliamo? quanti livelli politici ci sono? dove sono questi livelli di governo? Solo dopo possiamo decidere a cosa ci serve la pubblica amministrazione”. “Dobbiamo decidere se la pubblica amministrazione deve erogare o meno i servizi”.

In uno Stato federale la sanità è universale e deve rimanere in competenza assoluta dello Stato. La nostra sanità, così come le infrastrutture (rete telefonica, rete ferroviaria, rete autostradale, …) devono rimanere competenza dello Stato . Scelta strategica se vogliamo competere tutti alla stessa maniera.

Come Federazione Sindacato Indipendenti abbiamo un’idea su questo e siamo disponibili a confrontarci con tutti. Ascoltare le idee di chi è intervenuto al Convegno ha arricchito noi. Ma anche chi è venuto ha potuto ascoltare le nostre idee.

In conclusione si sostiene la necessità di uno Stato imprenditore. Alcuni servizi essenziali devono essere in mano allo Stato e non militarizzare il discorso essenziale come avviene in America con la sanità. L’altro aspetto è l’innovazione, dell’economia green che deve essere catalizzata e spinta dallo Stato. I progetti devono essere finanziati dallo Stato. Non occorrono ritorni se non l’utilizzo dei brevetti. Lo Stato deve essere il primo innovatore!

La sessione congressuale è stata moderata dal Coordinatore Nazionale Giuseppa Maria Pace. Ai lavori hanno partecipato i Segretari nazionali Paride Santi e Vincenzo Mervoglino. Un ringraziamento anche all’On. Lavagno che per motivi istituzionali non è potuto intervenire al Convegno.

Coordinatore Nazionale FSI

Giuseppa Maria Pace