IL GIOVANE FATTO

Per la gioventù contemporanea l'unica certezza è l'incertezza

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La giovinezza è quella fase della vita nella quale l’individuo si scopre non essere più un fanciullo ma non si riconosce, nemmeno, nella figura dell’adulto.

Il giovane impara che la vita non è come gliel’avevano raccontata ma non sa come comportarsi. Allora rendendosi conto che i vecchi valori, i vecchi ideali non sono quelli che la famiglia gli aveva spiegato, mette su squadra, e va alla ricerca di idee innovative. Deluso e arrabbiato con tutte le istituzioni presenti nella sua vita, si imbatte in esperienze tali da fargli comprendere cosa è giusto e ottimale e cosa è sbagliato o negativo per lui.

Si imbatte in ambienti spesso in contrasto con il “sacco di valori” che fino a quel momento aveva con se. Altre volte gli ambienti frequentati dal ragazzo offrono tante opportunità che certamente lui coglierà in maniera intelligente. Questo è il giovane. Cambia la storia, cambia la società ma questo è il percorso socio-psicologico dei ragazzi di tutto il mondo e di tutte le ere. Eppure gli adulti o gli anziani sostengono che, un tempo, loro erano completamente opposti rispetto ai figli o nipoti.

E DUNQUE DOVE RISIEDE LA DIVERSITA’ SE SINO A POCHE RIGHE FA HO SOSTENUTO CHE IL RAGAZZO (in se) PERCORRE LO STESSO CAMMINO?

La diversità tra vecchie e nuove generazioni risiede per l’appunto nei mezzi con i quali il ragazzo si muove e risiede negli ambienti nei quali il ragazzo si trova a stare. Siamo nel 2016 (quasi 2017) e mi rendo conto che i giovani sono sempre meno, innanzi tutto, e poi sono tutti uguali. nessuna diversità nel modo d’essere, nessuna diversità nei valori, nessuna diversità negli atteggiamenti verso i pari.

TUTTI UGUALI. Questa affermazione potrebbe risultare banale ma di fatto non lo è.

In questo momento , non parlo del loro modo omologato di vestirsi, di possedere le cose, dei loro capelli, del loro modo di SEMBRARE. NO, nulla di tutto ciò; io mi riferisco alla loro interiorità, il che è ancora più grave. Non riescono più a guardarsi dentro e capire cosa loro vorrebbero (essere) nella vita. o meglio trascurano le loro caratteristiche che potrebbero distinguerli l’uno dall’altro.

Se ne fregano.

PREFERISCONO essere come il modello che la società detta. Perchè è così, perchè è cosa buona e giusta. Con ciò non voglio dire che nelle generazioni precedenti non v’erano modelli da seguire bensì il contrario. Negli anni ’60-70, in particolar modo, ognuno poteva seguire il modello a cui sentiva di dovere fare parte. Ogni modello offriva un pacchetto di idee, valori etico-morali ed ogni giovane accettava di “acquistarlo” in base alle proprie caratteristiche individuali e psicologiche. Ora, nel 21 secolo, esiste un solo modello su cui contare: o quello o niente, sei fuori. E’ “scientifico” che la società offra modelli da seguire, il fatto non è bizzarro. Da tenere bene in mente è il fattore Cultura perchè essa, fino a pochi decenni fa, ha contraddistinto una società dall’altra.

Con l’avvento della globalizzazione, assistiamo invece al declino della cultura (intesa come religione, valori, storia, musica, arte etc) e quindi in qualche modo, non diversamente al declino della diversità individuale o di società propria.

A proposito di valori di vita, di ideali, ho chiesto a 5 ragazzi (età compresa 15-20) quali fossero i loro. Sono stati molto vaghi nel rispondere come se non avessero capito effettivamente la mia domanda. Difatti le risposte più frequenti sono state: la famiglia, l’amicizia, il futuro. Ho chiesto loro il perchè l’amicizia, il futuro e la famiglia fossero i loro valori. e mi han risposto, sintetizzando, che si alzano ogni santa mattina dal letto pensando al fatto che si recano a scuola per far felici i loro genitori perchè altrimenti si arrabbiano. L’amicizia è fondamentale, invece, perchè hanno paura a rimanere da soli. Sinceramente non riuscivo a recepire come loro concepissero il futuro come un valore.

In che senso?

io penso che loro vedano il futuro come qualcosa di così lontano, che forse un giorno arriverà, ma che non è detto. pensano che un giorno arriverà un bel lavoro, che poi potranno costruire una famiglia e pensano che un giorno staranno bene persino economicamente.

Da ciò si evince che per loro l’unica certezza è l’incertezza.

Vivono giorno per giorno e sono profondamente dipendenti dai loro genitori. sebbene i nuovi giovani posseggano tante potenzialità, dovute all’avvento delle nuove tecnologie e all’istruzione dei loro famigliari essi non le sfruttano quanto dovrebbero. Ma allora il loro ruolo all’interno della nostra società qual’è? Nonostante essi non riconoscano il bene comune e si rifugiano in una sorta di individualismo sfrenato, questi riescono a evidenziare il loro malessere con modalità pressochè assurde. Mentre un tempo le rivoluzioni su base politica-sociale erano all’ordine del giorno, ora essi rivoluzionano la società attuando (ahimè) comportamenti contro se stessi e contro le istituzioni.

Difatti fanno abuso di sostanze stupefacenti quasi per scappare via dalla realtà. La loro musica, oramai, è il rap emblema appunto del malessere e della rabbia che la società provoca.

Rifiutano ogni tipo di etichetta, non vogliono essere educati, gridano libertà. Non ci stanno. Non sanno nemmeno cosa voglia dire fare politica ed alla politica non ci credono nemmeno. La vedono così lontana. Ci sono i politici (comandanti) da un lato e poi ci sono loro, i giovani comandati, dall’altro. E allora per emanciparsi criticano e giudicano lo stato come fosse il peggior nemico da evitare. Perchè non hanno mica intenzione di combatterlo, no, hanno solo voglia di evitarlo. Non si sentono ascoltati e non hanno nemmeno voglia di ascoltare, perchè ciò che dice la politica, ciò che dice la scuola, ciò che dice la famiglia fa schifo, non lo rappresenta.

Il giovane pensa di far quanto desidera e crede di essere libero. L’impegno non è efficace per combattere, l’arma migliore è l’indifferenza. quindi come abbiamo potuto notare, sono cambiati i mezzi e i valori; è cambiata la storia e la società ma il giovane è sempre lo stesso, è sempre lui in ricerca.