Kalina Maleska: Le nuova condizioni della principessa

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In un paese non molto lontano visse, e vive ancora, una principessa che da parecchi mesi discuteva con suo padre, il Re, sul modo in cui avrebbe dovuto fare la scelta del suo futuro sposo.

In sostanza, la principessa già da anni faceva finta di essere arrabbiata per i metodi di suo padre, ma la verità era che non aveva voglia di sposarsi. Per tradizione, era così da secoli, la mano di tutte le principesse precedenti era destinata al cavaliere più corragioso, a quello più forte che sarebbe riuscito a vincere il tremendo dragone. Il vincitore avrebbe ricevuto la principessa solo dopo aver vinto la battaglia. Scritti esistenti sin dai tempi antichi raccontano di come tutti i cavalieri che si presentavano per sconfiggere il dragone, si terrorizzavano  solo alla vista del dragone stesso. Era così enorme, con artigli e becco affilati, mentre dalla sua bocca sputava così tanto fuoco che tutti capivano immediatamente come vincerlo sarebbe stato qualcosa di impossibile.

Logicamente, nessun cavaliere era mai riuscito a sconfiggere il dragone.

Centinaia furono i morti nelle battaglie con lui. A seguito di tentativi falliti per un intero decennio, nessuno era mai riuscito ad avere la mano della principessa. Ogni principessa avrebbe dovuto sposarsi all’età di venti anni ma, alla fine, una volta raggiunti i trenta anni, le si concedeva il permesso di sposare un cavaliere a propria scelta. Era stato così per secoli, ogni qualvolta una delle principesse compiva venti anni, in primavera si raccoglievano decine di cavalieri; ed ogni primavera, per un periodo di dieci anni combattevano con il dragone, morendo in battaglie brevi e leggere – più precisamente, leggere solo per dragone.

La longevità del dragone non era molto duratura ed aveva discendenti che prendevano il suo posto, ma ne la famiglia reale, ne i cavalieri se ne accorgevano, credendo che da secoli vivesse lo stesso invincibile dragone. Negli ultimi decenni i cavalieri si facevano vivi solo quando desideravano sposarsi con la principessa maggiorenne, ciò significava che il vincitore sarebbe diventato il re. Hanno dunque smesso di venire, perché non volevano rischiare la vita – e di conseguenza non sarebbero diventati re. Le principesse, secondo la tradizione, aspettavano quindi di compiere trent’anni prima di poter sposare un ragazzo scelto da esse stesse.

La principessa che in questo momento stava discutendo con suo padre, non aveva molta voglia di sposarsi. Aveva solo venti anni e pensava di essere troopo giovane. Cosi decise di avvicinarsi alla dimora del dragone per persuaderlo  a non farsi vincere da nessun cavaliere.

Quando vide le squame grigio-marroni dell’enorme bestia dagli occhi insanguinati, che poteva in solo un secondo squarciare anche un elefante, si sentì meglio. Non doveva più discutere con suo padre perché sapeva che in nessun modo nessuno avrebbe mai potuto battere il dragone. Il re fu contento della calma di sua figlia, ma non del fatto che ad ogni generazione si presentavano sempre meno cavalieri. Quell’anno, infatti, se ne presentarono solamente diciannove. Forse non sembra una cifra molto bassa, ma paragonandoli ai cento che si presentavano nei tempi passati, si potrà comprendere meglio la delusione del re.

Questi diciannove coraggiosi ragazzi confrontarono le loro forze con il dragone con un risultato molto deludente per il re medesimo.

Fino all’anno seguente, dunque, la principessa era libera dalla paura del matrimonio. Si chiuse nella sua camera e scriveva poesie. Questa era una nuova preoccupazione per il re. Lui non poteva capire, infatti, perché una principessa avrebbe dovuto scrivere versi e con il cuore amareggiato attendeva la primavera successiva quando sarebbero arrivati nuovi cavalieri. Ma anche questa volta furono solo diciannove. E anche loro fecero la medesima brutta fine dei precedenti.

La principessa continuò dunque a scrivere ed il Re si ammalò di preoccupazione e preso dalla disperazione gli passò per la testa una idea estremamente impossibile da realizzare. Raccolti i membri del suo fedele esercito, andò nella dimora del terribile dragone. Diede ai soldati l’ordine di ferire il dragone per renderlo debole affinché non potesse combattere con i futuri cavalieri, che avrebbero dovuto incontrarlo nei prossimi due giorni. Essi puntarono le  frecce  dei loro archi tesi, e spararono. Le frecce colpivano semplicemente le squame del dragone e  cadevano per  terra, con la conseguenza che il dragone si grattava nei punti in cui le frecce lo avevano colpito e proseguiva il suo sonno.

Dopo alcuni giorni vennero altri cavalieri ed il dragone era ugualmente forte come sempre.

E fu cosi anche il quarto, quinto, sesto e settimo anno, ed i poveri cavalieri il cui numero diminuiva di anno in anno, morivano tragicamente durante la lotta contro il dragone. In tutti questi anni la principessa scriveva i suoi versi, il re  perdeva la pazienza e tutti i suoi piani per cambiare la situazione finivavono senza successo.

L’ottavo anno la principessa finalmente sentì il bisogno di sposarsi.

Chi sà con quali ragioni, forse voleva avere un bimbo, forse non voleva aspettare di compiere trent’anni per potersi scegliere un marito. Sapeva benissimo che nessuno avrebbe potuto vincere il dragone, e decise di cambiare le condizioni per la conquista della sua mano. Nonostante le paura del padre che riteneva lei fosse diventata troppo moderna, allo stesso modo delle altre ragazze delle più grandi città del suo regno. Ma la principessa non era arrivata a quel livello di modernità.

Cominciò quindi un nuovo dibattito con suo padre.

Quando gli spiegò che voleva sposarsi, lui si calmo per un pò, ma in nessun modo voleva che la tradizione secolare si cambiasse. Però, dopo aver riflettuto si accorse che la tradizione esistente di combattere contro il dragone era inaudita, chiedendo gioiosamente alla sua figlia la nuova condizione che sarà proposta ai corteggiatori. La principessa non volle dirglielo. “Rivelerò la condizione ai cavalieri che si presenteranno questa primavera e solo in quel momento glielo dirò e lo ascolterete anche Voi, Sua Maestà”, rispose la principessa. Il re era d’accordo, felice che finalmente non avrebbe più spinto i cavalieri verso la morte; perché, seppure avesse un rispetto smisurato per le tradizione, rispettava ancor di più i poveri pretendenti al trono.

Quella primavera arrivarono undici cavalieri.

Quando si ordinarono davanti al trono, nei loro occhi c’era la paura della battaglia imminente. Poi arrivò la principessa con la speranza che non avesse richiesto a tutti di combattere contro il dragone terribile. Tra i cavalieri ci fu un sospiro di sollievo, a dimostrazione di quanto era grande la  paura che aleggiava in precedenza. Si fissavano l’un l’altro impazziti di gioia e contenti della bella notizia a tal punto da stringersi le mani congratulandosi per il fatto che sarebbero rimasti in vita. Dopo una decina di secondi, tornarono nuovamente in ordine, come si deve fare nei palazzi reali, aspettando che il Re proclamasse che la principessa avrebbe comunicato le nuove condizioni per poter vincere la sua mano.

La principessa fece tre passi avanti, pronunciò queste parole: “Io sposerò chiunque leggerà la mia poesia.”

Improvvisamente ci fu un clima di pace senza precedenti. Tra i cavalieri si sparse l’orrore. Nei loro occhi si impresse una paura senza precedenti e si guardarono l’un l’altro con la disperazione scritta nei loro pallidi visi. Potevano  anche sentirsi i loro battiti cardiaci. Dopo dieci secondi, il più coraggioso passò in avanti e pronunciò queste parole:

“Potrei, piuttosto, lottare contro il dragone?”

(Dall’ultima raccolta di racconti “Il mio nemico Pejo il furbo”)

Nota sull’autrice:

Kalina Maleska  (1975 –  Skopje) ѐ una giovane scrittrice macedone. Nelle sua carriera ha pubblicato tre raccolte di racconti, due romanzi ed un dramma. Il romanzo “Bruno e i colori” (sulla vita di Giordano Bruno vista attraverso gli occhi di un personaggio fittizio) nel 2006 fu menzionato anche per un premio nazionale. I suoi racconti sono stati tradotti in diverse lingue e pubblicati nei giornali nazionali ed internazionali. Si occupa anche di traduzioni dal macedone all’inglese. Vive e lavora a Skopje, dove attualmente è  professoressa di letteratura inglese presso la Facoltà “Blaze Koneski” dell’ Università statale macedone.

Selezione e traduzione dal macedone, a cura di Biljana Biljanovska

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