Foto e fotoreporters

Agire da uomini di pensiero e pensare da uomini di azione

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Alcuni fotoreporters sono capaci di fotografie che ci colpiscono come l‘ago di una cerbottana, ed imprimono in noi un qualcosa che ci rende persone del nostro tempo.

di Paolo Nicoletti

“Agire da uomini di pensiero e pensare da uomini di azione” : questa era una delle frasi preferite di Che Guevara. Era la frase di un capo guerrigliero, un soldato di ventura, un medico, uno scrittore (autore, tra l‘altro, del libro “La guerra di guerriglia” “Guerrilla Warfae”), una persona profondamente convinta di ciò che faceva e di ciò che era suo dovere fare, e nello stesso tempo un esperto nell‘arte del travestimento e della falsificazione di passaporti ed altri documenti di identità (competenze che in genere sono appannaggio di agenti segreti).

I dettagli appena ricordati ci potrebbero permettere di entrare nel vero spirito di quella che è la più famosa fotografia del ventesimo secolo, il foto-ritratto di Che Guevara (“Guerrillero Heroico”, del 5 marzo 1960), del fotoreporter Alberto Korda, il quale sembra non abbia fatto nemmeno una lira con la foto più riprodotta di tutti i tempi.

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Che Guevara – Guerrillero Heroico – Foto di Alberto Korda

Una peculiarità della foto in questione: essa è un ritaglio, un frammento di una foto più grande, che ritrae il “Che” al centro di una foto orizzontale, preso in una brevissima apparizione su un palco, a fianco di varie personalità tra cui il famoso giornalista e soldato italo-argentino Ricardo Masetti (famoso come Comandante Segundo), fondatore e direttore della Prensa Latina di Cuba.

Nel corso dello sviluppo, Korda si accorse che il primo piano del Che era venuto in modo spettacolare e fece il cosiddetto cropping, isolando la figura del Che dal resto della foto.

Come sappiamo, Korda regalò a Feltrinelli copie della foto in questione, e l‘editore italiano seppe far diventare il ritratto del Che la fotografia più famosa e riprodotta di tutti i tempi.

Un altro esempio di foto epocale è il bacio del marinaio alla ragazza in Times Square, la foto della fine della II Guerra Mondiale (V-day, del 15 agosto 1945), di Alfred Eisenstaedt.

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Il bacio del marinaio

Anche questa foto, come quella del Che, è stata scattata con una macchina fotografica Leica.

Alfred Eisenstaedt, per gli statunitensi, è considerato “IL” fotografo, tanto che la Columbia University (che, come è noto, amministra il Premio Pulitzer) gestisce dal 1999 il premio fotografico “Alfred Eisenstadt Awards for Magazine Photography”.

Eppure la foto per cui viene ricordato (come, la foto del V-Day, la vittoria contro il Giappone) non è probabilmente la più clamorosa tra quante ne ha scattate Eisenstaedt nella sua lunga carriera, cominciata in Germania dove Alfred (di famiglia ebrea) era stato un soldato tedesco durante la prima guerra mondiale e nel 1920 aveva cominciato a scattare foto da free lance. Emigrato negli Stati Uniti, aveva lavorato da fotoreporter per la rivista Life dal 1936 al 1972.

Tra i suoi scatti, ricordiamo Hitler e Mussolini in Italia, Goebbels, e famosi ritratti fotografici di Hemingway, Marilyn Monroe, Sophia Loren e, dulcis in fundo, il presidente Clinton e la sua famiglia nel 1993 nell‘isola di Martha‘s Vineyard a sud di Cape Cod (la sua ultima foto, a West Tisbury, in zona blindata dai servizi segreti).

Nell‘inverno 2004 la foto di Eisenstaedt del V-Day è stata ricordata tra le foto al top, le foto che hanno scolpito un‘epoca, dalla prestigiosa testata Prologue (degli Archivi USA, National Archives Magazine; incidentalmente, Prologue è uscita l‘ultima volta in formato cartaceo in quest‘inverno 2017-2018).

Un‘altra foto terribilmente emblematica del Ventesimo secolo è la foto dei Tre Grandi (Churchill, Roosevelt e Stalina) a Yalta, nel febbraio 1945, scattata da un fotografo del Governo USA (a colori e in bianco e nero, un‘immagine di pubblico dominio, disponibile sui siti del National Archives and Records Administration) e catalogata con il (NAID, National Archives Identifier) n. 531340, nella quale possiamo vedere da sinistra Churchill, Roosevelt e Stalin che sorridono, mentre sullo sfondo si aggirano i più famosi ufficiali targati Impero Britannico, USA ed URSS.

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Churchill, Roosevelt e Stalina

Raramente si parla degli ufficiali sullo sfondo, pur trattandosi di soldati a volte leggendari che avevano vissuto sulla propria carne ed il proprio sangue ben due guerre mondiali: in questa foto è possibile vedere personaggi che meriterebbero ciascuno un articolo.

Tra gli ufficiali sullo sfondo vediamo Alan Brooke, che scrisse un libro di memorie molto critico su Churchill, e l‘ammiraglio Ernest King (famoso anche per il suo fazzoletto nel taschino che nelle foto ufficiali ricordava l‘ammiraglio David Beatty), e l‘ammiraglio William D. Leahy (con una prestigiosa carriera militare, diplomatica e politica, cercò di convincere Truman a non usare la bomba atomica contro il Giappone), e il generale Marshall (famoso anche per il Piano Marshall con cui venne ricostruita l‘Europa nel bene e nel male; Premio Nobel nel 1953, unico ufficiale USA ad aver ricevuto tale premio), e il generale Laurence S. Kuter fondamentale per l‘aviazione USA, ed il generale sovietico Antonov (uno dei più importanti ufficiali dell‘Armata Sovietica o Armata Rossa, tanto da determinare alcune fasi della II Guerra Mondiale; il nome degli aerei Antonov è invece dovuto al progettista militare e civile Oleg Antonov), nonché il vice ammiraglio Kucherov (capo della marina sovietica) e l ammiraglio sovietico Nikolay Kuznetsov che era un teorico della guerra di assalto anfibio ed un lungimirante comandante militare tanto da essere inviso a Stalin per la sua popolarità: alcuni dei suoi ufficiali vennero liquidati nelle varie purghe, e l‘antipatia degli alti gradi militari lo portò addirittura davanti ai tribunali militari.

Tra la foto in bianco e nero e quella a colori vi sono alcune differenze, e non è detto che tutti i predetti soldati siano presenti o riconoscibili in ogni foto.

Questi fedeli servitori dei loro rispettivi governi erano gli uomini sullo sfondo della foto dei tre Grandi, uomini assai diversi tra di loro, tanto che alcuni aborrivano ogni violenza inutile o superflua, mentre altri erano alquanto più ” bombaroli “, ma tutti avevano in comune una cosa: non erano viscidi ed ossequiosi yes-men, erano invece liberi pensatori, persone indipendenti, capaci di pensare con la propria testa, e per questo spesso invisi alle alte ed altissime gerarchie.

Forse è per tale loro comune caratteristica se ancora oggi essi vengono tutti più o meno trascurati quando si guarda e si parla di questa leggendaria fotografia dei Tre Grandi di Yalta.

Ma la vita è fatta così.