Non è vero che la sanità non funziona, almeno non è sempre vero. Abbiamo l’abitudine di lamentarci di non essere seguiti nel modo in cui noi vorremmo idealmente essere seguiti, quindi chiudiamo gli occhi di fronte al mondo che ci circonda e pensiamo solo alle nostre necessità che dovrebbero diventare per il mondo priorità assoluta.

Negli altri stati la sanità è privata, se non lavori non hai diritto alla tessera sanitari, se non hai la tessera sanitaria finisci nel cosi detto “ospedale dei poveri” dove è più facile morire che essere curato.

Qui in Italia esistono i pronto soccorsi dove chiunque può accedere per ogni banale o grave necessità, e dove nessuno viene schedato per reddito o assicurazione o altro.

Ora l’uso scorretto del suddetto comporta purtroppo attese estenuanti e malumori di chi per poter avere l’attenzione di un medico aspetta ore e ore. Ci si rivolge al pronto soccorso anche solo per un mal di testa o un raffreddore più forte del solito e questo crea lunghe agonie di attesa nelle sale affollate di chi magari necessita veramente di un consulto immediato.

Alcune persone approfittano del pronto soccorso per farsi fare analisi del sangue, radiografie e risonanze in maniera rapida e veloce, si è vero che aspettano in sala anche loro, ma una volta dentro, il medico competente non può mettere in dubbio ciò che gli viene riferito e si trova costretto ad approfondire l’ipotetica diagnosi fatta dal paziente dopo una accurata ricerca su google.

Questo incide nei tempi e nei costi che automaticamente vengono ridotti per cose decisamente più importanti e necessarie, ma il furbetto del “non pago il ticket” al pronto soccorso purtroppo è ormai una piaga sempre più allargata della sanità.

Dopo una mattinata passata al pronto soccorso (avevo bisogno di due punti al dito) credetemi avrei preferito una passeggiata al parco, mi sono resa conto dell’impazienza dell’essere umano e delle varie sfumature dei soggetti che vi sostavano in attesa. Il rassegnato, iperattivo, l’indifferente, lo scocciato, il dormiente, l’anziana truccata che mangiava pane e mortadella seduta sulla barella circondata da una marea di parenti, del polemico della serie “lei non sa chi sono io”.

Ora io con il mio dito fasciato, vittima di un finocchio maldestramente tagliato nel taglia verdure, reduce di un insalata con-dito e dopo aver provato la sera prima a farmi dare i due punti necessari senza ottenere risultato se non un’attesa di 6 ore, sono ritornata in mattinata e armata di santa pazienza ho varcato la soglia già rassegnata a passare il mio pomeriggio di sole dentro il buio.

Nel ospedale Mauriziano di Torino che purtroppo conosco bene, il pronto soccorso è diverso, le persone che ci lavorano sono come angeli in missione ed è stato, a mia enorme e felice scoperta, istituito un servizio che si chiama “stanza bianca” dove vengono trattati i casi meno gravi e di facile risoluzione come i miei due punti al dito. Tempo di attesa 20 minuti ed ero con il mio dito perfettamente medicato.

In un mare di devastazione e di lamentele io voglio invece andare controcorrente ed elogiare queste persone che comunque accolgono tutti e fanno il loro lavoro ed ogni giorno hanno 500 persone che passano da lì, molte potrebbero andare dal medico curante.

La cosa che mi ha colpito di più è stata che nonostante la fatica, le lamentele e le persone maleducate ho trovato solo sorrisi, gentilezza e professionalità dedita alla vera natura di chi svolge quel lavoro.

Non so se è un caso o sono io particolarmente empatica ma ogni tanto mettiamoci anche da l’altra parte e cerchiamo di capire perché tante cose non funzionano.

Non si può pretendere un sorriso se non siamo capaci noi di sorridere e sorridere nella sofferenza è la migliore medicina credetemi…tutto il resto si aggiusta.

Il grandangolo della sanità – by Patty5