Il livello di allerta dei Campi Flegrei resta “GIALLO”

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Con le due crisi bradisismiche degli anni ’70-’72 e ’82-‘84 il suolo flegreo si è sollevato di oltre tre metri e sono stati registrati dai sismografi migliaia di terremoti. Nel 1985 la popolazione puteolana residente nella “zona A” che era stata evacuata lungo il litorale Domitio, fu autorizzata a rientrare a Pozzuoli perché ci fu un’inversione del fenomeno che pose fine al periodo critico.

Solo pochi anni di quiete, purtroppo, perché dal 2012, con il protrarsi delle variazioni di alcuni parametri geofisici e geochimici, l’INGV e l’Osservatorio Vesuviano hanno ritenuto di dover innalzare il livello di allerta a “GIALLO” per porre l’area dei Campi Flegrei sotto una costante lente di attenzione. La crisi attuale si è mantenuta su un livello costante, fino al 2022, perché nel corso del 2023 è sfociata in una significativa attività che ha sottoposto i residenti della “zona rossa” a periodi di forte stress a causa del susseguirsi di scosse di magnitudo anche superiore a 4.

Gli spunti di riflessione sono stati tanti e diversi nel corso di questi mesi. L’area, seppur così altamente attenzionata, è dotata di un solo piano di evacuazione per rischio vulcanico; gli edifici sia pubblici che privati non sono stati sottoposti a verifiche statiche; quelli pubblici solo dopo forti eventi sismici; la popolazione non ha ancora acquisito comportamenti virtuosi perché non adeguatamente formata.

La protezione civile nazionale, grazie alla campagna IO NON RISCHIO, nel corso del 2023 ha più volte posizionato dei gazebo nelle piazze flegree ed incontrato dei cittadini allo scopo di illustrare il piano di evacuazione e di consegnare brochures e materiale informativo ai cittadini. Ma può ritenersi sufficiente tale attività? Se Pozzuoli e tutti i Campi Flegrei da millenni sono terre cosiddette “ballerine”, sarebbe utile realizzare campagne che possano rendere resiliente tutta l’area. Quindi:

  • edifici sicuri;
  • cittadini in grado di gestire la criticità con comportamenti corretti;
  • attività di monitoraggio costante che possano preparare una popolazione numerosa ad affrontare una possibile evacuazione.

Con il decreto Bradisismo recentemente varato dal Governo, nonostante la bocciatura degli emendamenti proposti dal M5S, si sta andando in questa direzione. Ma i tempi appaiono comunque dilatati a fronte di un fenomeno imprevedibile per tempistica e per intensità, quale il bradisismo. Attualmente i Campi Flegrei stanno vivendo una stasi rispetto al sollevamento del suolo e un conseguente silenzio sismico. Non si può ancora parlare di inversione di tendenza. Ma almeno ai puteolani è stato regalato un Natale ed un fine anno tranquillo.

Nelle ultime settimane la situazione sembra essersi assestata: il bollettino settimanale dell’INGV del 2 gennaio ha confermato che da ben tre settimane non si registrano deformazioni del suolo rilevanti; i terremoti, di scarsissima intensità, nella settimana che va da Natale a Capodanno, sono stati appena 6. Dagli approfondimenti e dagli studi degli esperti dell’INGV si è appreso che non vi è nessuna variazione significativa dei parametri geochimici, per cui è pacifico ritenere che non si evidenziano elementi tali da suggerire significative evoluzioni a breve termineGli esperti, più volte messi a confronto in differenti dibattiti, ritengono che al momento non ci siano i presupposti per un’ulteriore evacuazione, fermo restando però che il fenomeno potrebbe da un momento all’altro mutare nei parametri costantemente attenzionati dall’Osservatorio Vesuviano, portando gli studiosi a nuove valutazioni, spingendoli, anche in un futuro imminente, a considerazioni completamente capovolte.