Io … lei … e i viaggi della speranza …

La mia valigia è sempre piena di speranza, sono stata sempre positiva, penso che primo o poi arrivi la soluzione anche per noi.

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Si chiamano sempre viaggi della speranza, i nostri sono dalla Sardegna alla Lombardia, speriamo che siano finiti.

Abbiamo fatto tantissime analisi e accertamenti e siamo arrivati al capolinea, solo per “qualcosa”.

Finalmente abbiamo trovato da dove parte lo tsunami che ogni volta che mia figlia è tra le braccia di Morfeo la sveglia e la sconvolge. Le soluzioni? Non le abbiamo “ancora”.

Il primo viaggio di “salute” mia figlia era abbracciata al suo Alessandro (orsetto morbidoso) e l’ultimo viaggio aveva l’ombretto.

Sono passati tanti anni, due lustri, “troppi”, devo purtroppo constatare.

Ritorno indietro con la mente agli anni passati.

Io al lavoro di venerdì e verso le 11 del mattino squilla il cellulare, ecco apparire il numero, accidente il prefisso 02 è un sonoro ceffone: è l’ospedale. La voce gentile dell’impiegata non calma la mia agitazione. Dovrei essere abituata ormai a queste telefonate ma per me sono uno stravolgimento che dura un paio di giorni.

Solita prassi: lunedì in reparto con impegnativa, tesserino sanitario, aggiunge la voce all’altra parte del telefono: “Signora se riesce a portare la bimba a digiuno, risparmiamo un giorno”.

Logicamente bisogna prendere il primo volo per Milano, vediamo se troviamo posto perché in quell’aereo ci sono i pendolari del lavoro.

Le prime volte abbiamo incontrato un mar di difficoltà, non trovando posto, i ricoveri dopo varie telefonate venivano spostati al pomeriggio del lunedì se non addirittura al martedì. Poi ottenni di essere avvisata almeno dal giovedì (tanto in reparto sanno chi viene dimesso).

Le prenotazioni dei biglietti, la sistemazione della famiglia che, comporta spostamenti da parte di qualcuno che deve trasferirsi momentaneamente a casa, la valigia che non sai mai quanto deve essere riempita, perché non sai mai quanto dura un ricovero. Se durante il percorso nascono sorprese questo può allungarsi.

La mia valigia è sempre piena di speranza, sono stata sempre positiva, penso che primo o poi arrivi la soluzione anche per noi.

Entriamo in reparto sorridendo ed è bello sentire i medici e tutto il personale che ci accoglie con

“è arrivato il sole della Sardegna”.Ogni volta ci chiedono notizie dei fenicotteri e si scherza mentre, comincio a mettere firme a iosa per i consensi agli accertamenti.

Siamo in un Istituto di ricerca e…..”stanno lavorando per noi”.


Io … lei … e i viaggi della speranza – Aprile 2013