La competizione maschile nel cattivo gusto di Sanremo

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Sanremo è il cattivo gusto di una rappresentazione che rasenta una parodia del film “Il Vizietto”, uomini che giocano a far le donne, alcuni per raggiungere il successo, altri per ottenere consensi. Purtroppo, interpretano sempre di più una parte stonata della natura, il che a volte,  li rende ridicoli, vedi anche grotteschi.

A volte invece fanno semplicemente pena, plagiati e usurati da chi batte cassa sulle loro spalle.

I mass media e soprattutto le case di moda contribuiscono parecchio a questo lavaggio del cervello e lavorano da anni a femminilizzare gli uomini,  mossi probabilmente da quella subdola e velata invidia verso donne,  una rivalità secolare che li fanno cadere nel tranello di competere con queste su tutti i livelli incluso quello della procreazione, una competizione che, ahimè, non arriverà mai alla completezza di una donna.

Alcuni uomini dovrebbero mettersi il cuore in pace; non vi è scampo.

La donna, l’emblema delle bellezza, dell’armonia,  simbolo della vita,  non potrà mai essere immedesimata da un uomo. L’uomo ha le sue virtù le quali riposano proprio nell’essere uomo, e tale deve rimanere.

Lasciamo stare le esibizioni di Achille Lauro e Elettra Lamborghini a Sanremo perché entriamo nella sfera di gusti personali, anche se la musica secondo me, è una cosa diversa da quella di questi due partecipanti. Achille Lauro è stato pietoso sotto tutti i punti di vista. L’esibizione alquanto sgradevole a parte dell’effetto canoro e le movenze, non avevano nulla a che vedere con un ballerino, ma erano atteggiamenti da un effeminato esasperato, chissà pensando forse d’imitare Grace Jones o Lady Gaga.  Quella di Elettra Lamborghini invece è stata una canzonetta da karaoke, e in questo contesto  ci  stava benissimo.

Ma quello che è evidente è che Achille era fuori dagli schemi. Un prendersi in giro e prendere in giro chi lo guardava e magari chi lo imiterà. Ormai sappiamo che va di tendenza l’uomo effeminato, da parte mia, triste e scollegato dal resto del mondo. Ancor peggio è la  conferma che questa femminilizzazione dell’uomo è sorretta anche da persone di sinistra, come nella figura di  David Parenzo che asserisce (a proposito di Achille Lauro): “IL PAESE E’ TOTALMENTE CON LUI! IL RIFORMISMO AVANZA. LENTO MA AVANZA.”

Ma cosa vuole  intendere per riformismo? Gli uomini che fanno i femminielli? Ma stiamo scherzando? È questa l’emancipazione maschile che vogliono portare avanti al livello mondiale? Il declassamento e devirilizzazione del maschio?

Invece Elettra Lamborghini  a parte la sua canzoncina, rimane una donna, e le donne non perdono la loro femminilità; rimangono donne, sempre eleganti e femmine, persino quelle che tendono a preferire lo stesso sesso. La donna, in un modo  o nell’altro, mantiene sempre  la sua natura. Maschietti prendete esempio dalle donne, rimanete uomini! Tanto la partita è persa.

LA COMPETIZIONE MASCHILE di Nico Colani

ELABORA . PENSIERI: http://elaborapensieri.altervista.org

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Nico Colani nativo di Genova. Si diploma elettricista e in elettronica ed in seguito la sua passione per il digitale lo vede applicarsi da autodidatta in informatica e sviluppo web, poi è titolare per vari anni di una piccola impresa di trasporti. Nico assiste al fiorire di periodi di grande boom industriale ed economico per l’Italia partecipando anche a varie attività sindacali per la tutela dei diritti lavoratori. Eterno pensatore e provocatore, Nico Colani si è sempre impegnato, attraverso vari mezzi di comunicazione come il suo blog decennale di satira “Guanot” e più recentemente con “Il Macigno” ad individuare i grandi paradossi sociali nella vita contemporanea fino ad estrapolarne le sue dissonanze. Il suo è non solo un invito a meditare, ma a sollecitare pareri al fine di aiutare la propria società a ristabilire gli equilibri sociali, culturali ed economici persi nei cambiamenti generazionali dove si è scelto di crescere e maturare senza consapevolezza storica e culturale del proprio paese di origine. Il suo motto è sempre stato “Ruit Hora”, ovvero “Il Tempo Fugge”. Isabella Montwright