L’ Islam e i cani

La relazione tra gli islamici ed il miglior amico dell'uomo

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Sul rapporto tra umani e cani oggi, ci sono due verità, una antipatica e l’altra simpatica.

Quella antipatica è che in Italia, e in generale forse nell’intero contesto occidentale, il cane ormai è un vero e proprio idolo, per amore del quale – ci dice la cronaca – si può essere disposti a uccidere  e a lasciare abbondanti patrimoni economici in eredità, come se fosse l’unica “cosa” su cui investire i nostri sentimenti; la storica Lucetta Scaraffia, in un programma trasmesso su RAI Storia pochi anni fa, diceva che è un po’ la concretizzazione del fatto che molte persone, oggi, hanno solo «piccoli valori privati» e non riconoscono più valori universali e più grandi di ciò che è “mio”. La verità simpatica è che, tuttavia, moltissime persone adottano cani di tutte le razze e di tutte le taglie, precedentemente relegati nei canili o abbandonati, per trattarli effettivamente meglio di come fossero trattati prima.

Nella Torino multietnica, perciò, colpisce un recente episodio dal vivo come il seguente. Su un pullman c’è una giovane mamma, con un bambino di tre o quattro anni tenuto con una mano, e un cane meticcio simile a un husky tenuto per il guinzaglio con l’altra mano. Il cane era privo di museruola, e l’unico a farlo notare alla ragazza è stato un maghrebino seduto, che si è ritrovato vicino al cane: in un italiano stentato le ha detto:

«Deve mettergli una cosa sul muso, così non va bene!».

Risposta della ragazza: cinque minuti di silenzio e sguardo immobile, come se pensasse «Per fare un’osservazione simile, da quale altro pianeta viene, questo qui?!». L’uomo si sposta su un altro sedile e la cosa finisce qui. Poco dopo, mamma e bimbo scendono, portandosi dietro il cane; l’animale, ultimo a scendere, passa vicino a un altro maghrebino e questo fa un gesto con le mani come per scacciare della polvere, della puzza o degli insetti.

Ciò ha fatto sì che mi chiedessi – sapendo che nell’Islam, come nell’Ebraismo, si crede che esistano animali «puri» e animali «impuri» – quale rapporto c’è tra i musulmani e i cani?

In generale, l’opinione tradizionale del mondo islamico sui cani non è molto alta. E «qalb ibn qalb», cane figlio di cane, nel contesto arabo è un epiteto particolarmente offensivo. I “migliori amici dell’uomo” sono ritenuti dalla legge islamica naajis, esseri impuri, il cui contatto implica per il musulmano devoto la najasat, ovvero una condizione giuridico-religiosa che gli impedisce di accedere ad alcuni atti rituali.

Secondo la Sharia – il corpus delle leggi morali e sociali islamiche – «colui che possiede un cane, a meno che non sia riservato alla caccia, alla guardia delle pecore o delle terre, vede la sua ricompensa [ultraterrena] diminuire ogni giorno di un qirat [antica misura araba di peso dei metalli, da cui il nostro carato]», vale a dire egli commette un peccato. A chi si fosse «lasciato ingannare dai non musulmani che possiedono un cane», ancora un’autorità dell’Islam contemporaneo, Shaikh ibn Uthaimin consigliava di «ritornare verso Dio e mettere alla porta i loro animali».

Gli islamici dunque non sopportano i cani? E forse non sopportano gli animali in generale? No; come sempre, la questione è più complessa.

Nella dottrina islamica qualsiasi atto di maltrattamento verso un cane o qualsiasi altra creatura vivente è proibito, ed è considerato un peccato; se anche si tratta di necessità, come il difendersi da un animale pericoloso, bisogna evitare il più possibile di farlo soffrire. Alcune narrazioni che si trovano nelle raccolte tradizionali come gli hadith – i detti di Maometto e di altri saggi – che dànno l’impressione di essere contro i cani, erano in realtà dirette a stabilire un rapporto più equilibrato con questi animali: ai tempi dell’Arabia preislamica (jahiliyya = ignoranza dell’Islam), le persone erano solite vivere a stretto contatto con i loro cani, al punto da arrivare a dormire con loro e mangiare negli stessi piatti.

L’islam cercò di dare norme sull’igiene, che prima era molto scarsa: nel periodo preislamico vi erano popoli convinti che la saliva del cane fosse un disinfettante, e quindi la applicavano alle ferite, ma, non essendo ancora esperti di malattie di cani, molti di loro morivano di malattie trasmissibili dal cane all’uomo, anche perché i cani si nutrivano soprattutto di carogne (e non esistevano i vaccini per gli animali).

Quindi, non sarebbe il cane a essere impuro, ma soltanto la sua saliva. Per questo, inizialmente, il profeta Muhammad (Maometto) diede indicazioni per evitare i contagi dovuti a questo eccessivo attaccamento, ad esempio di lavare un certo numero di volte le stoviglie o i vestiti che fossero stati toccati da un cane. I sapienti delle quattro scuole giuridiche islamiche hanno opinioni diverse sull’impurità del cane: per alcuni è impura solo la saliva, per altri non è impuro né nel corpo né nella saliva, ma bisogna pulirsi perché il Messaggero di Dio così ha decretato. I cani possono quindi legittimamente essere tenuti per la guardia, per la caccia o per compagnia in giardino, ma mai dentro casa.

Una narrazione profetica racconta che a una persona venne garantito il Paradiso solo per aver dato da bere – riempiendo una sua scarpa con dell’acqua – ad un cane che stava morendo di fame; forse si tratta di questa:

Una volta, il profeta Muhammad (Maometto) parlò del perdono di Dio a causa del cattivo trattamento umano verso gli animali. Raccontò ai suoi compagni la storia di un uomo che aveva sete mentre era in cammino. Trovò un pozzo, scese al suo interno per prendere l’acqua, e si dissetò. Quando poi uscì, vide un cane ansimante leccare il fango a causa dell’estrema sete. L’uomo pensò: “Il cane è assetato come lo ero io!”; e ritornò giù per prendere dell’acqua per il cane. Dio apprezzò la sua buona opera e lo perdonò. I compagni chiesero, «O Profeta di Dio, veniamo dunque ricompensati sul trattamento umano verso gli animali?» Maometto disse: «C’è una ricompensa nel fare il bene a ogni essere vivente» (Sahiih di Al-Bukhari).

Il cane è anche il protagonista della leggenda dei Sette Dormienti, nata in ambito cristiano e acquisita poi anche dall’Islam.

Durante la persecuzione da parte dell’imperatore Decio (200-250 d.C.), alcuni cristiani di buona famiglia, per evitare di essere bruciati su un rogo, si nascosero in una caverna, dove dormirono ininterrottamente per moltissimi anni. Furono seguiti da un cane; loro cercarono di tenerlo fuori, ma il cane parlò e disse:

«Amo coloro che sono cari a Dio; perciò non temete, andate pure a dormire e io vi farò la guardia».

Il Corano aggiunge:

«Avreste creduto che fossero svegli e invece dormivano. Noi [Dio] li girammo [di quando in quando] sul fianco destro e su quello sinistro, mentre il loro cane era sulla soglia con le zampe distese. Diranno: “Erano tre, e il quarto era il cane”; diranno, congetturando su ciò che ignorano: “Cinque, e sesto il cane”, e diranno “Sette, e ottavo il cane”. Tu di’: “Il mio Signore conosce meglio il loro numero; ben pochi lo conoscono”. Rimasero trecento anni nella caverna, e [alcuni] ne aggiungono altri nove» (sura XVIII, 18-25)1.

Il sito http://www.islamreligion.com illustra il rispetto per gli animali che è richiesto a ogni mussulmano:

1) Gli animali domestici o animali da fattoria siano forniti con cibo adeguato, acqua e un posto dove vivere. Una volta, il profeta Maometto passò davanti a un cammello emaciato a causa della fame, e disse: «Temete Dio riguardo a questi animali che non possono esprimere la loro volontà» (Abu Dawud).

2) Un animale non dovrebbe essere mai picchiato o torturato. Una volta, il Profeta vide un animale con il marchio sul volto e disse al padrone: «Non ti è stato fatto sapere che ho maledetto colui che stigmatizza la faccia di un animale o lo colpisce sulla sua faccia?» (Abu Dawud; Sahiih di Muslim). Anche fare combattere gli animali l’un l’altro per intrattenimento è stato proibito dal Profeta. (Abu Dawud; Al-Tirmidhi).

3) L’Islam vieta di usare gli animali o gli uccelli come obiettivi per l’esercitazione di tiro. Quando Ibn Umar, uno dei compagni del Profeta Muhammad, vide alcune persone che praticavano il tiro con l’arco prendendo una gallina come obiettivo, disse: «Il Profeta ha maledetto ognuno che fa di un essere vivente un bersaglio». Muhammad disse anche: «Chiunque uccide un uccello o qualsiasi altra cosa senza il suo diritto, Dio lo interrogherà su ciò. È stato detto: “O Messaggero di Dio! Qual è il suo diritto? – Egli disse: Ucciderlo per mangiarlo … e non di tagliargli la testa e poi gettarla!”» (Targhiib).

4) Non è permesso separare i pulcini dalle loro madri.

5) È vietato mutilare un animale, tagliando le orecchie, code o altre parti del corpo senza motivo giustificato.

6) Un animale malato sotto cura dovrebbe essere trattato adeguatamente.

Dunque, anche i musulmani conoscono il rispetto e la comprensione per gli animali, che non devono essere usati e abusati come si vuole, ma, come gli esseri umani, devono essere rispettati, «in modo da garantire che la giustizia e la misericordia dell’Islam raggiungano tutte le creature viventi».

1 Il Corano, a cura di Hamza Roberto Piccardo, Imperia, Al Hikma, 1994.

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