Maria Lai lo scatolone dell’amore

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Tempo slabbrato, Covid mi tiene ancora in trappola. E’ cambiato lo scenario politico, una crisi, è arrivata l’era di Draghi, ma io vado inseguendo i fili dei tanti incipit sul blocco notes.

Aria di euforia forse prossimamente andrò da Pietra, in fondo se sono in questo puzzle di intrecci lo devo a lei. A Pietra piace questo modo di raccontare la Lai. Ogni volta aspetto il suo giudizio, il suo ok è la molla per aprire il nuovo scatolone. Anni 70 una finestra sul cortile, nella stanza di quel primo piano a via Prisciano 75 passavano tanti giovani, è proprio li che si sono conosciute Maria Lai e Anna Dolfi. Si sono conosciute in un anno particolare, il 77 al secondo piano di quello stabile, a causa di una amicizia, una proprietà transitiva, entrambe amiche di Giuseppe Dessì Abitavano quasi insieme, considerando il tempo che si dedicavano e Giuseppe Caboni tornando da Pisa si fermava spesso, dal suo scatolone prendo la volta che Maria Lai lo bacchettò.

Era malata Maria Lai.

Lui le disse “Vado ad Armugia per un convegno su Joyce Lussu, la moglie di Emilio”. Maria si tolse la cannulla dell’ossigeno per protestare “Avresti detto il marito di Joyce’? A proposito del femminismo, tema affrontato nel viaggio precedente…Scatolone Dolfi… “Maria Lai amava tanto il Caproni, il poeta volevano presentarglielo, ma lei rifiutò “La persona perde il suo fascino, una volta che la conosci”. Conoscere Maria Lai privata è una continua scoperta. La sua riservatezza era proverbiale, anche se qualche volta si faceva sfuggire qualche confidenza “Non crediate che sia una vecchia zitella, anche io ho avuto le mie storie romantiche”. Storie romantiche, che essendo riservata ha “protetto dalla curiosità morbosa “storie da dove fuggiva, perché l’arte l’assorbiva. Il figlio dell’amore era la creatura, che nasceva dalla sua creatività. Ne era consapevole.

Nella sua ansia dell’infinito si mette a nudo.

In rete circolano diversi video con interviste da dove si può ricavare la sua filosofia sull’amore, dove traspare la delusione della scoperta che l’altro da se è diverso da come l’hai immaginato e allora è meglio non conoscerlo il poeta Caproni, fuggire prima dell’incontro. Altra intervista in amore vince chi fugge e lascia la magia di quel che sarebbe potuto essere. Traspare la consapevolezza che nel “due” si annulla l’autonomia dell’io, la sottrazione del tempo. Scatolone Maria Lai e il buddismo. Sul numero 159 viene intervistata da Marina Marrazzi e Cristina Satta… “La mia felicità non è avere il nome sul giornale, ma giocare come quando avevo due anni “All’epoca ha quasi 90 anni guidava ancora la macchina, i capelli a caschetto tutti bianchi. E QUEL FILO DELLE OPERE scopri che nasce a 4 anni, quando vede un operaio che per dipingere le pareti segnava lo zoccolo con un filo. Da allora le parve utile il filo per disegnare.

Maria Lai è un filo infinito e lo scatolone per avvicinarsi a Lei è un pozzo senza fine, io sono ancora nella fase iniziale