Sei un libero ascoltatore?

...aspetti negativi della rivoluzione musicale creata dai Talent show...

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Premetto che la mia non vuole essere una battaglia contro i Talent musicali, ma una riflessione su un mondo che è cambiato.

Il fare musica, prima dell’avvento del web, era difficile. I gruppi, i cantanti, i musicisti per emergere dovevano passare da determinati canali che scremavano la moltitudine e facevamo emergere solo il miglior prodotto, che non necessariamente doveva esserlo per tecnicismo vocale ma poteva esserlo per originalità, presenza scenica o altro. All’infuori di questo le possibilità di potersi proporre al pubblico erano estremamente limitate.

Il web nel momento stesso in cui è arrivato ha dato la possibilità di rivolgersi ad un bacino di utenza potenzialmente enorme, per cui tutti hanno riversato video, testi, file musicali sui vari social, siti, canali per farsi apprezzare e avere riscontro.

I live erano diventati importanti e sopratutto se ne facevano molti: circoli arci, feste di paese, di piazza.

Questa è stata una bellissima rivoluzione che ha contribuito però a rendere grandissima la mole di prodotti disponibili mescolando perle a rare a prodotti di bassa qualità, ma ha consentito di poter proporre qualsiasi tipo di musica, anche quella considerata “non attuale” e questo è un notevole pregio. Pregio perché consente di adattare l’orecchio a percepire e valutare il nuovo. Sembra una banalità ma non è così. Saper valutare qualcosa è sinonimo di grande intelligenza e di grande studio su se stessi, che uniti determinano il proprio gusto.

Purtroppo a rendere nuovamente difficoltoso questo percorso di ricerca e adattamento sono arrivati i Talent che hanno contribuito a fornire un prodotto commerciale conformato al periodo ma sopratutto vendibile.
In queste nuove realtà i concorrenti si confrontano su pezzi di altri, ri-arrangiati e reinterpretati secondo lo stile che più si addice. Va da sé che il giudizio non può che essere influenzato anche dalla canzone scelta. Se poi per sfortuna, il coach non indovina per il suo protetto la performance (per caratteristica canora o presenza scenica o altro), contribuisce immediatamente all’uscita del concorrente. Senza pensare poi che molti degli scartati lo sono spesso perché giudicati invendibili oppure troppo vecchi oppure troppi giovani. Sono davvero troppe le variabili in gioco.

Ad ogni modo conseguentemente alla vittoria del Talent il prodotto che ne consegue è perfettamente adeguato ai gusti del momento: Fedez è sulla cresta dell’onda?

Facciamo un pezzo rap; David Guetta è andato agli europei? mettiamo un pò di unz unz e via dicendo. Tutti gusti indotti che influenzano anche le star. Penso all’ultimo inascoltabile singolo a sfondo dance della Pausini: non me ne voglia Laurona nazionale ma assolutamente distante dai suoi standard.

E così lentamente, come la goccia che cade ripetutamente sulla stalattite, ci si abitua ad ascoltare solo quello che qualcuno filtra sui canali più comodi (radio commerciali, tv etc) perché è più difficile, con la quantità di cose con cui siamo alle prese ogni giorno, trovare il tempo di scovare un po’ di nuova musica.

Si crea così un conformismo del gusto negli ascoltatori che diventa un vero e proprio “fascismo” musicale.

Migliaia di generi, tipologie, modi di fare musica non avranno spazio perché gli ascoltatori non sono più liberi ed educati all’ascolto.