Suona la sveglia

Suona la sveglia, un suono tremendo come una sirena che annuncia la guerra; apro gli occhi e la tacito immediatamente.

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Questa piccola finestra nel mondo di un uomo che si sveglia la mattina per andare a lavorare, merita riflessione. Ci illustra le sue difficoltà per trovare la forza per mettersi in piedi, l’equilibrio che stenta a trovare, gli arti indolenziti, le caviglie che non obbediscono, insomma un uomo stanco, con un pezzo di polmone mancante, senza un vero futuro dinanzi, tranne che un’ipotetica pensione di vecchiaia ben pagata e meritata . Una piccola finestra questa, che si affaccia su tanti come lui.

Ci si augura che il nuovo governo sappia risolvere le lacune create dai governi precedenti.

Isabella Montwright

Suona la sveglia

Suona la sveglia, un suono tremendo come una sirena che annuncia la guerra; apro gli occhi e la tacito immediatamente.

Purtroppo mi devo alzare; cerco di chiudere gli occhi per recuperare un po’ di forze ma gli occhi si chiudono immediatamente senza il mio comando, e sto per sprofondare in un sonno intenso.

Con uno sforzo sovrumano cerco di tenere gli occhi aperti;

Nella mia mente i soliti pensieri,

cerco di farmi coraggio per riuscire ad alzarmi;

Sento la mano sinistra addormentata con un formicolio fastidioso,

anche la destra pare mezz’addormentata;

Le caviglie sembrano essere solidali ma sono assopite;

Cerco di muoverle piano, piano, sia esse che le mani e per far riprendere il loro uso.

Mi alzo di lato, pianto il gomito sinistro sul cuscino per farmi forza.

Mi siedo sul letto, sento la colonna vertebrale che balla dentro il bacino,

con rumori e tremolii, come una vecchia nave abbandonata sulla banchina

Forza mi devo alzare!

Sono in piedi barcollando, la testa indolenzita, una confusione mi pervade, forse dovuta alla mancata buona respirazione notturna, apnee, una cisti nasale, due noduli alla gola, “forse mansueti”, e il mezzo polmone mancante non contribuisce a farmi stare bene; tuttavia ancora una mattina in piedi.

Mi preparo e mi metto in viaggio, la mente ancora confusa, le mani si devono ancora svegliare, ma sono ancora indolenzite.

Le caviglie si sono messe in moto, ma la schiena appoggiata al sedile dell’auto non sembra essere ancora d’accordo.

Cerco di raddrizzare la colonna per alleviare un po’ di dolore, ma l’artrosi diffusa se ne frega dei miei movimenti per avere un poco di sollievo.

La gola inizia a procurarmi fastidio; un po’ di tosse, qualche affanno, il viaggio continua. . .

Eccomi arrivato al lavoro.

Mi attende una giornata di lavoro; devo stare in piedi per il piacere della mia schiena, l’aria si fa fredda e non fa bene al mio polmone malandato, anche la gola invidiosa e la trachea vogliono essere solidali e mi fanno compagnia.

Sto pensando al mio futuro, forse tra una decina di anni potrò godere di un po’ di riposo…

Cerco di vedere lontano, non so se tra dieci anni cambieranno le leggi sulla pensione,

non so come sarò tra 10 anni….. forse sarà peggio di adesso, io forse sarò peggio di adesso, o forse non ci sarò proprio.

Grazie a tutti, grazie a tutti gli uomini che nulla hanno capito al di fuori del loro interesse, incapaci di tutelare la collettività, inutili uomini che non conoscono il disagio e non fanno nulla per capire le necessità delle persone vere che hanno dedicato buona parte della loro vita in onestà e lavoro e quasi dimenticati nel momento del disagio.

Suona la Sveglia – di Nico Colani

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Nico Colani nativo di Genova. Si diploma elettricista e in elettronica ed in seguito la sua passione per il digitale lo vede applicarsi da autodidatta in informatica e sviluppo web, poi è titolare per vari anni di una piccola impresa di trasporti. Nico assiste al fiorire di periodi di grande boom industriale ed economico per l’Italia partecipando anche a varie attività sindacali per la tutela dei diritti lavoratori. Eterno pensatore e provocatore, Nico Colani si è sempre impegnato, attraverso vari mezzi di comunicazione come il suo blog decennale di satira “Guanot” e più recentemente con “Il Macigno” ad individuare i grandi paradossi sociali nella vita contemporanea fino ad estrapolarne le sue dissonanze. Il suo è non solo un invito a meditare, ma a sollecitare pareri al fine di aiutare la propria società a ristabilire gli equilibri sociali, culturali ed economici persi nei cambiamenti generazionali dove si è scelto di crescere e maturare senza consapevolezza storica e culturale del proprio paese di origine. Il suo motto è sempre stato “Ruit Hora”, ovvero “Il Tempo Fugge”. Isabella Montwright