Corrien centauri, armati di saette

Lasciamo al lettore immaginare il parapiglia che ne scaturì...

29

Corrien centauri, armati di saette. Scendendo dal pendio, dopo aver sostato lungamente dietro il sepolcro di Anastasio II, quando, dapprima con un soliloquio di Virgilio sulla struttura morale dellʼInferno, e poi conversando intensamente, hanno fatto in tempo ad abituarsi al tremendo fetore che giunge dalla cavità infernale, i due poeti intravedono in lontananza delle strane creature, che corrono lungo la sponda del Flegetonte.

Impegnate nella gravosa opera di sorveglianza dei violenti contro il prossimo. Chi sommerso e immerso nel sangue di cui è costituito questo fiume. Esse si dedicano con impegno a colpire i dannati con le loro saette. Quando costoro si sollevano dalla superficie del fiume, nella vana illusione di alleviare, almeno in parte, la loro pena.
Questi esseri sono i centauri. I quali, per la loro duplice essenza – umana e bestiale – e per la tradizione letteraria latina, che li presentava pronti alla violenza e al ladrocinio, rappresentano per Dante, come del resto il Minotauro, la cieca cupidigia e lʼira folle, attraverso cui si manifesta la parte peggiore del carattere umano e viene esaltata la brutalità dei comportamenti; e per questo motivo, il poeta li fa diventare i veri protagonisti del dodicesimo canto dellʼInferno, attraverso le figure di Chirone e Nesso.

Corrien centauri, armati di saette.

Continua su dantepertutti.com del 20.6.2018