Cuore e ragione, nella vita, come nello sport

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Cuore e ragione, nella vita, come nello sport

Rileggendo Ippocrate, c’è da pensare che aveva già capito tutto. Infatti, una sua frase recita, più o meno, cosi, “ dal cervello, dal cervello, soltanto, sorge il nostro piacere, come il nostro dolore; attraverso il cervello, soltanto, distinguiamo quello che è brutto, da quello che è bello, quello che è buono, da quello che è cattivo”.

Questo modo di interpretare la realtà, mediante i nostri sensi, si sta sempre più affermando nelle neuroscienze.

Recentemente, ci sono stati dei dati, sorprendenti, derivati dagli ultimi studi sull’argomento, che ci invitano a riflettere, anche per interventi terapeutici che sono diventati correnti, come pacemaker, trapianto di cuore. Infatti, è emerso che il cuore,  attraverso le onde di pressione, create dalla sistole, cioè dall’immissione del sangue nell’aorta, modifica la comunicazione nel cervello. Questo accade, perché il circolo cerebrale è del tutto speciale. Esso si concretizza in una scatola chiusa, che ha una sola apertura, il forame occipitale. Quando, quindi, l’onda di pressione entra nel cervello, nella teca cranica, come è stato dimostrato in numerosi studi, il cervello ha una risposta di rimbalzo, si muove dalla superficie della teca cranica, verso il forame occipitale. In questo modo, si mettono in moto i liquidi extracellulari, che provocano fenomeni di tensione, sulle membrane cellulari, le quali, conseguentemente, rispondono, modificando la permeabilità agli ioni.

È certamente vero che il cervello filtra le immagini e permette di fare delle scelte oculate, ma, è altrettanto vero, dimostrato da svariati studi, che stimolazioni periferiche, esterne al cervello, lo possono fortemente influenzare.

Tanto è vero, che la FDA (Food and Drug Administration) ha ammesso, come terapia, nel caso di depressioni intrattabili, che non rispondevano ai farmaci, la stimolazione delle fibre del nervo vagale, che dai visceri vanno al cervello. Nello specifico, impiantano un pacemaker sulle fibre vagali, in modo tale che il paziente, stimolandole, possa avere un sollievo a questa depressione, altrimenti intrattabile. Pascal diceva, il cuore ha ragioni che la ragione non conosce. Saramago scriveva, la solitudine non è vivere da soli, la solitudine è non essere capaci di fare compagnia a qualcuno o a qualcosa che sta dentro di noi. Tutto questo si spiega, con il fatto che  ci sono altri messaggi biochimici che vengono veicolati attraverso, l’organismo, che sono liberati dalle cellule.

Questi messaggeri sono liberati anche dal cuore, in risposta a diverse frequenze cardiache.

Quindi, una emozione che causa tachicardia, un accelerazione del battito cardiaco, induce una maggiore liberazione di queste sostanze, che contengono un insieme di messaggi, che vengono raccolti dalle cellule bersaglio. Il cuore non è più solo la pompa che assicura la circolazione del sangue, ma è un organo che coopera con il cervello nell’integrare le informazioni, nel modulare l’elaborazione del cervello, nel permetterci di avere un comportamento adeguato. Ad esempio, si è visto che persone che hanno una modesta variabilità del battito cardiaco, sono persone che affrontano meno bene lo stress e sono potenzialmente dei  depressi. Tutto questo può essere spiegato, facendo ricorso alla PNEI (Psico Neuro Endocrino Immunologia).

Anche se approfondirò, in qualche altro articolo, i meccanismi biologici che stanno alla base di questa disciplina, sembra opportuno fare delle brevi anticipazioni, riferite all’oggetto della trattazione.

Il cuore delle persone che non provano piacere, depresse, ansiose, secerne diendotelina-1 (ET 1), la quale ha attività inibitoria sia sulla ghiandola pineale che su quella coccigea, attiva il sistema simpatico, predisponendo come tale all’ipertensione e alla ischemia miocardica, induce immunodepressione e agisce pertanto in senso pro infiammatorio e pro tumorale.

All’opposto, nella persona che prova piacere, la produzione endocrina si orienta, principalmente, verso la secrezione di un ormone natriuretico atriale (ANP), il quale stimola sia la ghiandola pineale, che la ghiandola coccigea, attiva il sistema parasimpatico, che a sua volta, antagonizza l’azione del sistema neuro-vegetavivo simpatico, induce immunostimolazione ed ha pertanto un effetto anti infiammatorio e antitumorale.

In pratica, la ET-1 disgrega l’unità della vita biologica, mentre l’ANP mantiene l’unità vivente della persona, agendo quale principio di rigenerazione. Da  tutto ciò, è facile evincere, come uno stato d’animo favorevole o al contrario inadeguato, influisce sulla prestazione  fisica e sulla prevenzione e recupero da infortuni. Riprendendo il concetto della variabilità cardiaca, vediamo come può essere una spia per adeguare la preparazione fisica e la riabilitazione, per evitare stress eccessivi.

Se il riposo è fondamentale, come e quando lo si deve mettere in atto?

Come fare a capire che invece di allenarsi, bisogna far recuperare il proprio corpo? Una delle tecniche più nuove ed affidabili, sulle quali ci si è maggiormente concentrati negli ultimi anni, è quella della valutazione della Variabilità della Frequenza Cardiaca, internazionalmente conosciuta come Heart Rate Variability (HRV); una tecnica che sfrutta la misurazione di alcuni parametri del battito del cuore, per fornire informazioni sullo stato di salute dell’atleta, ma non solo. Vediamo quindi di cosa si tratta. La misura della variabilità della frequenza cardiaca è, misurare il tempo che trascorre tra due battiti successivi, la variabilità RR.

Il tracciato elettrocardiografico presenta sempre, nel soggetto sano, non affetto da patologie, una forma tipica, e un singolo battito viene indicato con il nome di “complesso QRS”.  Si parla di intervallo RR perché si considera il tempo che trascorre tra il picco R di un battito ed il successivo.

La maggior parte dei battiti  variano da 0.94 a 0.98 secondi circa. Come abbiamo visto prima,  studiando il sistema nervoso simpatico e parasimpatico, si possono avere informazioni sul livello di stress del nostro organismo e, più questo stress fisiologico risulta accentuato, più i valori di HRV risultano bassi. Concludendo, Il monitoraggio della variabilità della frequenza cardiaca può essere fatto solo con appositi strumenti. La viariabilità, però, presa da sola, non vuole dire nulla. Va inserita in un contesto di valutazione, per vedere come varia nel tempo. Se la variabilità aumenta, significa che c’è un buon adattamento agli allenamenti. Se, invece rimane costante, oppure, si riduce, significa che l’organismo è stressato o necessita di maggiore adattamento.

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Dott. Sicignano antonio

Medico di Medicina Generale
Medico Psicoterapeuta
Specialista in Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana
Esperto in Psicologia dello Sport
Presidente comitato Campania SPOPSAM
Membro direttivo Nazionale SPOPSAM