Questo romanzo è frutto di pura fantasia, pertanto ogni riferimento a persone, cose e situazioni è puramente casuale.

E’affidata al lettore la libertà d’immaginare se le vicende in esso descritte possono avere una rispondenza con la realtà.

Per alcuni passaggi forti la lettura è sconsigliata ai minori di anni 18 ed alle persone particolarmente sensibili

PERSONAGGI

Evelyn Foster giovane madre

Ludwig Stamber suo marito

Adam Stamber loro figlio

Rudolph Foster padre di Evelyn

Virginia Foster madre di Evelyn

Gerard Foster fratello di Evelyn

Amelie Foster sorella di Evelyn

Robin Foster fratello di Evelyn

Annie amica di Evelyn

Morgan Stamber padre di Ludwig

Henry Stamber fratello di Ludwig

Margareth amica della famiglia Stamber

Peter Davis avvocato di Evelyn

Anthony Davis avvocato, padre di Peter

Louis Altero avvocato di Ludwig

Mork Tremer giovane praticante dell’avvocato Altero

Dott.ssa Smith Psichiatra del Centro di Igiene Mentale

Gregory Vescovo

Cox Dirigente della Police Headquarters

Dr. De Carolis Giudice del Tribunale di Hamilton

Joan Drumer Pubblico Ministero

Dr. Ziler Giudice Minorile della Contea di Hamilton

SOTTO ACCUSA

Evelyn sapeva a cosa andava incontro, ma non era preparata. Quello che sarebbe accaduto nell’arco di cinque ore di una mattinata fredda d’inverno iniziata alle otto, all’interno di un’austera aula di Tribunale che odorava di legno e d’inchiostro, situata al centro della piccola e ridente città di Hamilton, avrebbe lasciato un ricordo talmente doloroso da accompagnarla per il resto della vita.

Aveva atteso a lungo nell’atrio riservato agli accusati, e non aveva ancora scorto nessuno dei soggetti che avrebbero sfilato per testimoniare contro di lei.

Le stavano accanto i suoi familiari; il padre, cui l’Avvocato Anthony Davis aveva sconsigliato di presentarsi per deporre in favore della figlia, poiché avrebbe rischiato l’arresto in aula, ed il fratello maggiore, medico, che l’aveva curata amorevolmente all’interno dell’abitazione nella quale Evelyn aveva vissuto sino al matrimonio ed all’allontanamento dalla casa del marito e dei suoceri.

Evelyn aveva avuto un parto molto difficile e doloroso, durato troppe ore perché la sua mente non rimanesse offesa al punto da scatenarle una grave forma di ‘Psicosi post-parto’.

L’avevano trattenuta in una scomoda barella tutta la notte tra doglie atroci, poiché i letti erano occupati dalle molte puerpere giunte dal vicino St. Peter’s Hospital.

La Clinica, situata a pochi chilometri dalla città, aveva chiuso il reparto Ginecologia causa il decesso di una giovane donna, giunta al suo quarto parto.

Suo marito, dopo tre figlie femmine, continuava a cercare il maschio.

L’incidente fu banale, seppure banale non può mai definirsi la morte; un’inarrestabile emorragia e la mancanza delle sacche di sangue per le trasfusioni.

Quando la psicosi, peggiorata in seguito all’allattamento, aveva colpito Evelyn già dimagrita di moltissimi chili, era stato un esordio allucinante.

Consumata per le numerose notti private dal sonno, senza qualcuno che l’aiutasse e il bambino da allattare al seno ogni quattro ore, una mattina di gennaio si recò in cucina e vide dal gas uscire acqua e lingue di fuoco sprigionarsi da sotto il rubinetto.

Scorse poi la sagoma precisa della madre di suo marito comparirle davanti, ma questa ancora riposava in camera sua, Evelyn era in preda al delirio e iniziò a parlare da sola ed a pensare intensamente a cosa avrebbe potuto fare di lì a poco, sentendo forte l’impulso di fuggire via.

Era molto agitata, tremante, preoccupata, e fu così che all’improvviso, alle cinque di mattina, si attaccò al telefono e chiamò suo padre.

Rudolph, così si chiamava suo padre, era molto preoccupato per lei e fu preso da grande angoscia nel sentirla chiamare a quell’ora.

Le domandò se tutto andasse bene, ma Evelyn rispose in maniera esaltata solo che avrebbe voluto andare dal Papa.

Un Papa qui non l’abbiamo” rispose Rudolph, “ma posso accompagnarti dal nostro Vescovo”, poi aggiunse con un tono quasi ‘complice’: – “Vestiti subito, vengo a prenderti”.

Rudolph aveva capito che oramai non c’era più tempo da perdere, sua figlia era malata; magrissima, deperita e psicotica.

Evelyn indossò in fretta, senza badarci troppo, un paio di jeans leggeri colore celeste chiaro, che tanto adorava e non le entravano più da qualche anno, ed una camicia da soldato regalatele ai tempi del militare da suo marito Ludwig, che le batteva a pennello, una mise perfetta se non fosse stato per la stagione.

Fuori era nevicato tutta la notte e dovunque per le strade, sui tetti e sugli alberi si erano formate lastre di ghiaccio.

La temperatura era scesa di diversi gradi sotto lo zero, e l’aria era gelida, il freddo tagliente.

Evelyn iniziò a scendere la scalinata della grande e lussuosa casa della famiglia Stamber, ed il suocero la seguì, ma fu solo per intimarle alla presenza del padre: – “Se esci da questa casa non ci rientrerai mai più!”.

Rudolph che era entrato trafelato, in preda all’angoscia più cupa, non si era neanche guardato intorno, e prendendo per mano sua figlia aveva pronunciato queste parole: – “Vi ho dato una figlia che era un fiore di salute, e vedete come si è ridotta. Ora la riporto a casa mia per curarsi, poi torneremo per prendere il bambino”.

Evelyn sentì gelarsi il sangue nelle vene e pronunciò a stento queste parole: – “Datemi una pistola, voglio morire…”.

Morgan, il suocero, rispose: – “Ce l’ho, posso dartela!”.

Quest’ultima frase bastò a Rudolph per convincersi che era ora di portare via Evelyn da quella casa, mentre Ludwig ancora dormiva beatamente, del tutto ignaro di cosa stesse accadendo.

Dove vai vestita così? Prendi il cappotto!” esortò Rudolph rivolto a sua figlia.

Rudolph ribattè a Morgan: “Ora riprendo mia figlia e presto prenderemo anche il piccolo”.

Evelyn salì in macchina con suo padre e, seppure fosse terribilmente freddo, avvertì un immediato calore, lui le aveva tenuta stretta la mano fintanto che parlavano in fondo alle scale, senza mai lasciargliela, come a dire: – “Abbi fiducia in me, io ti salverò”.

La piccola utilitaria rossa fece marcia indietro lungo il vicolo strettissimo che portava all’ingresso della villa, e quando Evelyn si accorse che suo padre girava verso destra gli domandò perché non si svoltasse dalla parte opposta.

Confusa, in quel suo stato psicotico, e dimentica delle modifiche alla viabilità che la Contea già da cinque anni aveva apportato alla Avenue of Wysteria, era ancora convinta che si potesse procedere a doppio senso, poiché la mente si era fermata alla data del suo matrimonio.

Rudolph guidò dritto davanti a sé percorrendo tutta George Washington Street, fino a giungere alla Cattedrale, residenza del Vescovo.

Con la sua mano grande, paffuta e calda, Rudolph stringeva saldamente quella della figlia mentre si attaccava al campanello dell’imponente palazzo, adiacente la Cattedrale.

Il massiccio portone si aprì dopo alcuni istanti, e padre e figlia salirono i numerosi gradini che portavano alle stanze abitate.

Venne ad aprire una donna in avanti con gli anni, il volto avvizzito dal tempo, ma gli occhi di un azzurro chiarissimo che emanavano luce.

Rudolph fu introdotto nella stanza degli ospiti in attesa che comparisse il prelato, e quando questi apparve nella grande stanza gli spiegò la situazione ansimando, ed espresse le sue preoccupazioni.

Poveruomo …” pensò il Vescovo Gregory scrutando Rudolph che era ancora sconvolto in viso, “già afflitto dalla malattia della moglie, ora anche sua figlia…”.

Cercò di tranquillizzarlo per ciò che poteva, poi si ritirò nella piccola stanza accanto per amministrare ad Evelyn il Sacramento della Confessione.

Ora accadde che Evelyn, in preda al delirio lucido, in quel preciso istante vedesse ed ‘avvertisse’ un forte terremoto.

Per nulla spaventata esclamò: – “Eccellenza, sente anche lei questo terremoto? Ora la città sta crollando, solo la casa degli Stamber rimarrà in piedi”.

Lei continuò a parlare a lungo, descrivendo episodi salienti della sua esistenza, in particolare la malattia di sua madre, e purtroppo, cosa che a lei dispiacque più di ogni altra ripensando a quelle confessioni, i particolari intimi dei suoi rapporti con Ludwig.

Ne era emerso un quadro desolante, violenze psicologiche durate anni, alle quali si era sempre sottomessa pensando di non valere nulla, di essere, al cospetto del fidanzato e marito, meno che niente.

Spesso veniva da lui umiliata in diversi modi, ma soggiaceva con rassegnazione, si era sposata ed era consapevole dei suoi doveri.

La camera attaccata a quella dei suoceri, non avrebbe nemmeno potuto reagire, temeva che l’avrebbero sentita.

Con i suoi invece preferiva non parlarne, perché si vergognava.

Una sola volta aveva avuto il presentimento che le cose sarebbero andate sempre in peggio, ed aveva iniziato a preparare la valigia per ritornare nella sua famiglia di origine; ma il marito l’aveva minacciata, accusandola di essere pazza, ed intimandole di fermarsi o lui avrebbe chiamato il medico curante per farla ricoverare in una clinica psichiatrica.

Infine, aveva pensato che mettere al mondo un figlio sarebbe stata la sua unica salvezza, la sua compagnia per sempre, nella speranza vana che le cose tra lei e Ludwig sarebbero migliorate.

Evelyn era un’adolescente quando si era fidanzata con lui, aveva solo quindici anni, ventunenne quando l’aveva sposato, ed inoltre lui era più grande di lei di cinque anni, ed al matrimonio era stata spinta solo per salvare la sua famiglia, o almeno questo lei pensava quando aveva ceduto alle pressioni degli Stamber, chiaramente impazienti di dare una moglie al proprio figlio, ritenuto da loro stessi, per molti aspetti, un incapace.

Il Vescovo Gregory scoppiò in un pianto soffocato per non spaventarla, ma lacrime grandi e copiose iniziarono a scendergli lungo le gote, il pesante crocifisso che aveva al collo iniziò a sollevarsi a tratti, ad ogni colpo di dolore che provava, ad ogni singhiozzo.

Avvertiva in cuor suo una grande compassione per queste due persone, un padre ed una figlia uniti nella disgrazia, e per concedere loro un po’ di pace con i soli strumenti in suo possesso, non gli rimase altro che assolvere Evelyn da tutti i suoi peccati.

Impartì infine su Evelyn e Rudolph la sua solenne benedizione.

Riconsegnò poi la figlia nelle mani di suo padre e lo invitò a curarla con tutto l’amore possibile, rivolgendosi ai servizi specialistici indicati nel caso.

Fu quello che Rudolph fece non appena congedatosi dal Vescovo, trascinando con sé Evelyn, deambulante come se fosse affetta da paralisi, presso il Centro di Igiene Mentale del loro Distretto.

Qui le furono somministrate dalla dottoressa Smith una flebo e degli psicofarmaci indicati per i casi di psicosi delirante, e consegnata una ricetta per il fratello Gerard che in qualità di medico avrebbe proseguito le cure per Evelyn.

Nella strada del ritorno Rudolph disse alla figlia: – “Evelyn non hai scelta, dovrai chiedere la separazione, non mi faranno mai più entrare in quella casa”.

L’INGRESSO IN AULA

Entrando in aula Evelyn avvertì un certo disagio, guardò in basso e si osservò quelle scarpe che tanto le piacevano, e che il fratello le aveva lasciato indossare, erano di un colore viola assurdo, decisamente fuori luogo da calzare in un’aula di tribunale, magari sarebbero servite per far comprendere al Giudice quanto lei fosse ancora fuori di senno.

Prima che tutti si sistemassero nei rispettivi posti, un giovane avvocato, il figlio di quello nominato da Evelyn in sua difesa, esordì: – “Signor Giudice, chiedo che la causa venga rinviata poiché mio padre Anthony Davis, è ricoverato in ospedale!”.

Imperturbabile, il Giudice rispose: – “Il processo avrà luogo egualmente”.

Il giovane avvocato Peter Davis continuò dicendo: – “Chiedo allora di essere nominato in sua vece a difesa dell’imputata”.

Questo gli fu accordato.

Ad Evelyn fu indicato dove sedersi, una panca di legno duro ove sarebbe rimasta per un interminabile tempo, fatto di ore cariche di sofferenza, costretta all’immobilità.

Sulla sua destra un impiegato addetto a redigere i verbali, vicino all’età pensionabile, ogni tanto sollevava lo sguardo per osservarla impietosito.

La conosceva da molti di anni, anche se non di persona, la vedeva passeggiare spesso nei caldi pomeriggi d’estate, lungo George Washington Street, in compagnia della sua cara amica Annie, mai del marito, e riconobbe a stento in lei quella bella ragazza che era, stupendo nel vederla così magra ed emaciata, lo sguardo spento e l’espressione persa, tipica di chi assume psicofarmaci.

Anche lei lo riconobbe e subito provò una grande vergogna.

Lei, proprio lei… giovane avvocatessa conosciuta e apprezzata da molti e con una discreta fama in tutta la zona, si trovava lì, seduta al banco degli imputati.

Se chiedete ancora oggi ad Evelyn cosa ricorda di quella mattina, lei vi risponderà sicuramente una finestra molto alta, la luce che filtrava oltre i vetri sporchi e opachi, ed un chiarore che l’accecava, frutto della sua fotosensibilità agli psicofarmaci.

Poi il profilo del Giudice, i volti di coloro che sedevano accanto a lui, sui due lati, eretti in una pedana, e la scritta sul muro:
EQUAL JUSTICE UNDER THE LAW, ‘LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI’, accanto la bandiera dello Stato ed una foto del Presidente.

Fu il marito a prendere per primo la parola.

Vostro Onore, sono qui perché mia moglie è colpevole del reato di DESERTION, ha abbandonato il tetto coniugale, e suo figlio di pochi mesi.

Le ho intimato di tornare a casa ma lei si è rifiutata.

Ho dovuto nel frattempo assumere una collaboratrice domestica, ed accuso danni di tipo morale e materiale”.

Evelyn lo vedeva di profilo… ben vestito, curato, attento ad infliggere parole pesanti per colpire positivamente il Giudice, e le tornò in mente il giorno in cui, pienamente d’accordo col fratello Gerard, l’aveva aiutato a riportare il letto di Evelyn, oramai deposto in garage dall’epoca delle sue nozze, nella vecchia camera, perché la moglie potesse guarire il prima possibile, circondata dall’affetto dei suoi familiari.

Una vera beffa quella denuncia per ‘abbandono del tetto coniugale’, un reato che di lì a tre mesi sarebbe stato cancellato dal Codice Penale.

Una questione di tempo, una sventura.

Il giorno in cui Evelyn aveva leggermente ripreso le forze e sembrava iniziare a ragionare, il marito si era nuovamente presentato a casa dei suoi e le aveva intimato di alzarsi dal letto in modo perentorio, o sarebbe andato alla più vicina Police Headquarters per sporgere denuncia contro di lei.

Gerard, che era presente perché sempre accanto a sua sorella, si era impaurito, vedeva lo sguardo minaccioso di Ludwig che non prometteva nulla di buono, ma aveva reagito prontamente, e gli aveva risposto con determinazione: – “Mia sorella non andrà da nessuna parte, è qui e la sto curando, già inizia a riprendere, vattene se sei qui per farla peggiorare, non vedi che la stai spaventando?”.

Se è così vado subito a denunciarti!”, aveva ribattuto Ludwig indignato rivolgendosi a sua moglie, mentre Gerard, impaurito, si attaccava al termosifone quasi temesse di essere picchiato e in tutto questo tempo Evelyn, terrorizzata dalle minacce, stentava a respirare.

Non appena suo marito se n’era andato si era alzata adagio dal letto e si era recata nel grande salone, dove aveva preso un bambolotto che stringeva al petto, chiamandolo col nome di suo figlio, ‘Adam’.

D’improvviso la sua mente ebbe un lampo, il suo corpo un fremito, e ricordò che Adam era rimasto in casa dei suoceri.

Il padre, impietosito dalla scena, aveva invitato Evelyn a rivestirsi in fretta e l’aveva accompagnata al People’s park per prendere un po’ d’aria.

Quel pomeriggio d’inizio primavera, tiepido e assolato, mentre l’auto di Rudolph era parcheggiata di lato, a fianco di pini altissimi pieni di pigne ed emananti profumo di resina, Evelyn ebbe una nuova allucinazione.

Scorse un’auto venirle incontro ed alla sua guida due uomini, prima il fratello di suo suocero, che era morto da alcuni anni, poi il suocero stesso, ed era proprio lui, venuto a cercarla per intimarle di tornare a casa.

Il pomeriggio seguente, camminando con suo padre lungo l’Avenue of Wysteria, che era l’unica strada da percorrere per raggiungere il parco, Evelyn scorse da lontano un’anziana donna che spingeva una carrozzina, riconobbe subito la madre di Ludwig, e si fermò ad osservare all’interno il suo piccolo Adam.

Com’era cresciuto, ma il suo viso era spento, non sorrideva com’era solito fare a lei quando ancora lo allattava, e sembrava non trasparire alcuna emozione.

Evelyn provò una grande pena e disse alla suocera: – “Quanto si è fatto grande e bello…” e provò a sfioralo.

Aspettava una risposta, ma la donna impassibile sentenziò: – “E’ tuo figlio, se lo rivuoi sai cosa devi fare, tornare a casa nostra!”.

Cosa aveva trattenuto Evelyn dallo strappare via a quelle mani ossute e deformi a causa del reumatismo, la sua piccola creatura innocente lei non riuscì mai a spiegarselo, se non alla luce della psicosi, unita agli psicofarmaci che la rendevano completamente inerme.

Furono diverse le scene di vita che Evelyn vide svolgersi ancor prima che si verificassero, momenti di sensitività vera e propria che la disturbavano fortemente, un misto tra allucinazioni e dolorosi presentimenti.

In aula non le venne chiesto quasi nulla, il suo avvocato voleva proteggerla, lei non pote’ proferire parole a sua difesa, e le uniche sillabe pronunciate le si ritorsero contro.

Vostro Onore, non riesco a ricordare di essere uscita da casa Stamber, e non ho la più pallida idea di cosa posso aver detto a mio marito Ludwig quand’ero molto malata”.

Ma lei- chiese il Giudice in maniera insistente- ha confessato o no a suo marito i numerosi tradimenti?”.

Signor Giudice non posso avergli confessato nulla, e se l’ho fatto non lo ricordo.”

Il Giudice fece mettere a verbale.

Parlò in sua vece l’avvocato Peter.

Vostro Onore, la mia assistita non si è allontanata da casa spontaneamente e responsabilmente, in realtà era molto malata, psicotica, e stremata.

In primis per conseguenza di un parto molto difficoltoso, e successivamente a causa del protratto allattamento, unito ad un dimagrimento eccessivo e rapido.

I suoi familiari, col pieno consenso del marito, l’hanno riportata alla dimora di famiglia per curarla, essendo il fratello medico e rischiando diversamente la signora, ridotta in pessime condizioni, il ricovero in un reparto Psichiatrico.

Come Ella sa sig. Giudice, la signora svolge un lavoro molto delicato, per il quale occorrono lucidità e prontezza, ed elemento non certo secondario, il rispetto e la stima delle persone.

Detti familiari, consapevoli del danno che avrebbero potuto cagionarle con un ricovero, hanno tentato in tutti i modi di ovviare optando per questa soluzione, che ripeto, anche a suo marito al momento, era parsa la migliore, tanto che egli collaborò ben volentieri inizialmente”.

E mentre Peter parlava, ad Evelyn comparivano davanti agli occhi le immagini rassicuranti del posto che era tornata ad occupare nei luoghi in cui era stata ragazzina.

La sua amata cameretta, il letto adiacente al muro col copriletto di piqué giallo ed un gallone tutto intorno, arancione pallido, che ne disegnava i contorni, la piccola mensola di legno chiaro sulla sinistra, la scansia dei libri dov’era solita scrivere il suo diario segreto, il grande specchio appeso all’armadio, svuotato dei pochi vestiti che aveva, rimasti nella casa coniugale.

Le voci a tratti le giungevano ovattate, lontane, teneva serrata la bocca come a doversi trattenere, e i muscoli delle mandibole erano induriti al punto da procurarle dolore.

Il Giudice non ebbe neanche l’accortezza di disporre che il processo si svolgesse a porte chiuse, pertanto in fondo all’aula iniziò un viavai di gente curiosa, avvocati più o meno noti in città, ai quali si aggiunsero poche altre persone, e fortunatamente per Evelyn, quella mattina i grandi assenti furono proprio i giornalisti.

Questi, pur di fare notizia, non avrebbero sicuramente omesso di pubblicare il processo con un titolo scandalistico, da sbattere nella prima pagina dei più importanti quotidiani locali.

Tutte queste considerazioni Evelyn in realtà le fece molto più tardi.

Trascorsero diversi mesi prima che potesse realizzare quanto nella disgrazia, anche se per questo unico aspetto, era stata fortunata.

In quel momento la tensione era tale da obnubilare quasi completamente la consapevolezza di dove si trovasse e cosa in realtà le stesse succedendo.

E non avrebbero potuto andare diversamente le cose, visto ciò che accadde quando fu costretta ad ascoltare, senza poter ribattere, tutte le deposizioni dei testimoni del marito.

Se li vide sfilare davanti uno dietro l’altro così severi, asciutti, e con un fare talmente disinvolto che Evelyn non credette né a ciò che vedeva, tantomeno a quello che era costretta ad udire, essendole piovuta d’improvviso come una valanga tutta la violenza di cui solo il fratello, il giovane Peter, tre anziani avvocati del Foro e poche altre persone presenti in aula furono testimoni.

I TESTIMONI

Personaggi anonimi, indifferenti, che nulla conoscevano della vita intima di Evelyn, dei suoi stati d’animo, della sua infelicità durata anni, accanto ad un uomo deluso per essere stato rifiutato da una ragazza che al tempo della loro prima giovinezza gli aveva rubato il cuore, che era proprio Amelie, la sorella di Evelyn.

Lui aveva ripiegato su di lei solo perché Amelie lo aveva respinto, credendo forse di farle un dispetto, di operare una sorta di vendetta.

L’aveva saputa ‘innamorare’, illusa, dolce Evelyn.

La prima lettera che Ludwig le inviò e che lei conservò gelosamente anche negli anni a venire, letta e riletta così tante volte che l’aveva imparata a memoria, diceva:

Parto come sono tornato, vuoto, non avendo ricevuto da te una lettera che, confesso, avevo atteso moltissimo …”

Proseguiva poi descrivendo la sua vita a Rochester, da studente universitario, e si perdeva nella descrizione di particolari curiosi, come i rumori che provenivano dal locale accanto, dove una massaggiatrice era capace di mutare forma alle gambe delle numerose clienti, per la maggior parte splendide fotomodelle.

Una lettera formato A4 ripiegata in due, la penna che a volte era di colore rosso o verde, e la sua scrittura rotondeggiante, ben leggibile, chiara, in un testo che alla fine concludeva in questo modo: – “Eri molto bella domenica nella vestaglia di tua madre…”

Evelyn lo aveva amato perché credeva di essere tutto ai suoi occhi, ma nel tempo si era accorta che i gusti, gli interessi e le abitudini di vita erano profondamente differenti.

Ludwig non usciva mai a passeggio con lei, non frequentava amicizie comuni, non la portava al ristorante, convinto che solo sua madre sapesse cucinare bene, non la conduceva a fare gite o viaggi, portava avanti un’esistenza grama, ridotta all’essenziale, si sarebbe detto quasi ai limiti della povertà, nonostante l’ingente patrimonio alle spalle della famiglia Stamber.

Lui era molto attaccato al lavoro e preoccupato di dover raggiungere un cospicuo patrimonio, in maniera perentoria, entro il trentesimo anno di età.

Questo solo per dimostrare a suo padre che non era un incapace.

I loro mestieri si assomigliavano, il padre Morgan era un semplice operaio ai cantieri navali di Kingston, e Ludwig di lì a pochi anni, sarebbe diventato Ingegnere Navale.

A volte, mentre si era a tavola, Morgan rivolgeva a Ludwig frasi come: – “Vedremo tu cosa sarai capace di fare nella vita, ai miei tempi disegnavo in terra una nave e tutti rimanevano sbalorditi, lo stesso Progettista si ispirava ai miei modelli perché avevo le capacità anche senza titoli di studio, voglio vedere tu cosa farai dopo tutti questi anni trascorsi sui libri”.

In effetti, grazie alla sua ambizione, Morgan aveva fondato un vero impero economico ed avviato un’attività molto redditizia, i cui proventi, decisamente cospicui, erano stati investiti in capitali, società, azioni e titoli di stato.

Evelyn soffriva molto per le espressioni denigratorie pronunziate con aria di superiorità dal suocero, che trovava ingiuste e violente nei confronti di suo marito e lo invitava a reagire, a rispondergli per le rime, ma Ludwig non ne era capace, non si sapeva ribellare, completamente sottomesso ad un uomo che oscurava la sua figura, da qualsiasi angolazione la si osservasse.

Questi dettagli purtroppo i cosiddetti ‘testimoni’ non potevano conoscerli, e se anche ne fossero venuti a conoscenza non li avrebbero certo riferiti al Giudice, perché in quel frangente erano tutti concentrati sul ‘povero marito ’, abbandonato da una donna additata come un essere spregevole, dalla condotta indegna.

Il primo chiamato a testimoniare fu Morgan, il suocero di Evelyn, che si limitò ad elogiare il rapporto tra suo figlio e la nuora, i quali a sua detta erano sempre andati d’accordo e vissuti in piena armonia, questo almeno sino al giorno in cui Rudolph aveva portato via sua figlia per riportarla a casa dei suoi.

Armonia”, la parola più falsa per mascherare la sua completa sottomissione al marito, pensava Evelyn.

La seconda testimonianza toccò a sig. Cox, un rappresentante della Legge, che illustrò al Giudice come la condotta dell’accusata fosse immorale, essendosi ella intrattenuta con i suoi numerosi ‘amanti’.

Povera Evelyn, in realtà suo padre, credendo di fare cosa buona, l’aveva accompagnata nell’Ufficio del Sig. Cox, presso il Police Headquarters, e questi nella sua autorità di Dirigente aveva chiesto che Rudolph uscisse dalla stanza per parlare da solo con lei.

La donna tentò affannosamente di spiegare la sua condizione, raccontò le violenze subite, e quando accennò ai pretesi rapporti contro natura che Ludwig pretendeva da anni rispose con aria di sufficienza e finto stupore: – “E bèh…che c’è di male? E’ naturale, piace anche a me!”.

Lo smacco, il duro colpo per Evelyn, fu come una pugnalata, ed in un istante capì che si trovava di fronte ad un uomo arido, privo di scrupoli e senza alcun pudore.

Come avrebbe potuto sperare in un po’ di compassione da un soggetto del genere?

Evelyn aveva aggiunto soltanto questa frase: – “Vede come resto seduta, sporta in avanti sul bordo di questa seggiola? E’una posizione che rivela l’insoddisfazione sessuale in una donna, perché io sig. Cox un orgasmo… non so cosa sia!”.

Cox non trovò nulla da rispondere, appariva anzi piuttosto seccato, quindi invitò la signora a raggiungere la porta, e fu così che Evelyn scorse il volto preoccupato di suo padre, al quale per lunghi anni aveva sempre tenuta nascosta la verità.

Rudolph, con un’espressione di dolore, raccontò al sig. Cox come sua figlia era stata percossa dal marito, gli riferì delle ecchimosi alle gambe che le aveva riscontrato il giorno che l’aveva accompagnata al Triage, ma nessun medico aveva voluto rilasciargli il certificato di lesioni.

Per Cox il discorso oramai era chiuso.

Era chiaro che aveva ascoltato nei giorni precedenti la versione di Ludwig e si era lasciato convincere da lui, a quel punto la realtà gli sarebbe divenuta scomoda, sarebbe entrato in lotta con sè stesso e la sua coscienza, tanto gli bastava per non voler più udire altro.

Padre e figlia si allontanarono sentendosi sconfitti, pensarono si, di non aver ricevuto il benchè minimo aiuto, ma mai si sarebbero aspettati quella testimonianza.

Cox sostenne che l’imputata era affetta da ‘iperossia’ ovvero l’incapacità di resistere agli uomini, e dopo la sua deposizione si cominciò ad intuire quale sarebbe stata la sentenza.

E venne il turno della colf in casa Stamber, anche lei si beò nel dire come i coniugi si fossero sempre dimostrati sereni e pacifici, senza ombra di dubbio era un rapporto idilliaco, che non aveva mai dato adito al sospetto di una crisi tra i due.

A quella testimonianza Gerard, fratello di Evelyn, era rimasto di sasso.

Ricordava il giorno in cui, giovane guardia medica in servizio di notte, dopo aver visitato a domicilio la figlia della testimone affetta da polmonite, era corso in farmacia per acquistarle dei farmaci, non potendo la colf allontanarsi e lasciare sola la ragazza nel pieno di una crisi febbrile.

Si può essere ignoranti, si può non essere andati a scuola ed avere una cultura limitata, ma la generosità d’animo e la riconoscenza sono patrimonio di tutti.

Quanta ingratitudine in quelle parole pronunciate con una simile leggerezza.

Il cerchio intorno ad Evelyn si stava stringendo paurosamente, e s’intuiva che anche le rimanenti testimonianze l’avrebbero fortemente danneggiata agli occhi del Giudice.

Toccò ad Henry, il cognato di Evelyn, deporre dopo la colf di famiglia, e fu una testimonianza allucinante.

Questi aveva un carattere ambizioso, era borioso e pieno di sé, e pur non avendo strumenti per giudicare il comportamento di Evelyn, in quanto ancora studente di Psicologia iscritto al terzo anno di Corso, si atteggiò molto a persona competente in materia andando deciso nel testimoniare parole che incisero come lame taglienti, e soprattutto bastarono al Giudice che per confermargli che ogni sospetto, ogni accusa gravante sull’imputata, erano giustificati.

E’chiaro sig. Giudice, mia cognata semplicemente voleva condurre la vita che più le aggradava, fare ciò che le piaceva, e con un figlio non le sarebbe più stato possibile, perciò è scappata di casa.

Sig. Giudice Evelyn non era affatto malata, era…semplicemente ‘in crisi’”.

Ci vuole una bella faccia tosta, oltre ad una buona dose d’ignoranza per definire ‘crisi’ una sindrome psicotica delirante, pensò in quell’attimo l’avvocato Peter, che a stento dovette trattenersi aspettando che il Giudice gli desse la parola.

Cos’altro poteva aggiungere a quel punto l’ultima teste, l’amica di famiglia di casa Stamber, la freddissima signorina Margareth, se non la solita deposizione avente per oggetto il ‘feeling indiscutibile’ che aveva tenuto legati i due coniugi?

Era divenuto un copione recitato a memoria, istruito forse dagli stessi avvocati della controparte, perché il cerchio si chiudesse senza lasciare più trasparire una sola ombra di luce sul capo di Evelyn.

Lei, in cuor suo, sperava che si avvicinasse al più presto la parola fine a quella tortura, magari di lì a poco tutto si sarebbe concluso.

Non fu così che andarono le cose, e la speranza si aggrappò all’ultima testimonianza, quella del fratello di Evelyn, il compassionevole, umile Gerard.

Povero Gerard, al tempo aveva solo ventinove anni ed aveva dovuto far fronte a questa situazione avocando a sè tutte le forze, fisiche e spirituali.

Era un uomo dal grande cuore, umile e preparato nel suo campo, e per questo, seppur giovanissimo, riscuoteva molta stima in città.

Sig. Giudice, in verità mia sorella era molto malata, da tempo avevo iniziato a preoccuparmi del suo dimagrimento, se l’abbiamo riportata a casa è stato solo perché ci siamo accorti che non le somministravano cure adeguate, e credo che nessuno l’aiutasse di notte ad accudire il bambino.

Avevo inoltre difficoltà anche per recarmi a farle visita, non correndo buon sangue tra le nostre famiglie, perché noi, vostro Onore, non siamo stati mai ben visti dagli Stamber.”

UNA TESTE RIDE

Gerard proseguì: – “Abbiamo scoperto che non dormiva da più di un mese ma avevamo già intuito, da molti particolari, che la sua vita coniugale non era felice.

Un tardo pomeriggio mio padre era dovuto andare a riprenderla a Clearvalley, dove era stata intrattenuta per motivi di lavoro, perché non le partiva la macchina, lei in un primo tempo aveva telefonato al marito, ma questi si era rifiutato, adducendo il pretesto che si era fatto tardi, Evelyn doveva sapere che a casa Stamber il pranzo di consumava alle ore dodici e trenta precise.

Vostro Onore Evelyn non doveva sgarrare di un minuto, e suo marito in quella circostanza era convinto di doverle infliggere una punizione esemplare.

A quelle parole Evelyn ebbe davanti la scena e le tornarono in mente le parole che gli rivolse suo padre in maniera accorata durante il tragitto da Clearvalley ad Hamilton: – Ricorda Evelyn, hai le chiavi di casa, torna da noi se ti trovi in difficoltà, la porta è sempre aperta…”.

E suo fratello Gerard proseguì: – “Deve sapere che mia sorella, alcuni giorni successivi al trasferimento presso la casa dei nostri genitori, era in preda ad un forte delirio, tanto che si era ridotta a tagliare le unghie al gatto, chiamandolo Adam…” ed a quel punto si udì una fragorosa risata.

Gerard si voltò esterrefatto, e notò che chi stava ridendo era la colf di casa Stamber.

Al che, scandalizzato da tanta sfrontatezza, si rivolse al Giudice e gli disse con disappunto: – “Sig. Giudice, una teste ride!”.

Che c’è di male? Viene da ridere anche a me…” rispose il Giudice.

Fu tombale la risposta di Gerard, che esclamò inorridito: – “Si, ma nella nostra famiglia a quel tempo, noi non ridevamo affatto…”.

Gerard proseguì la sua testimonianza elogiando i comportamenti che Evelyn aveva sempre tenuto corretti, seri, morigerati, soffermandosi sui momenti salienti della vita di sua sorella, che lo lasciavano ogni giorno stupito per le sue capacità, la sua intelligenza, e l’enorme sensibilità.

Gerard pose innanzi al Giudice il certificato rilasciato dalla dottoressa Smith, del Centro di Igiene Mentale, ma in esso era scritto così: – “La signora Evelyn Dorothy Foster è stata accompagnata una prima volta a visita presso i nostri Ambulatori il giorno… è stata seguita e sottoposta a controlli nei giorni…, …, …, e dal giorno…non si è più ripresentata”.

Scritto così il certificato lasciava intendere tutto e niente, infatti servì a ben poco perchè il Giudice lo accantonò di lato, dopo averlo letto senza mostrare accenno di sorpresa.

Tutto questo però Evelyn non riesce a ricordarlo, ancora oggi un pensiero oscuro domina la scena.

Cosa le disse Gerard un pomeriggio in cui rimasero soli ed in preda alle confidenze, quando lui aveva esclamato: – “Evelyn sai cosa mi è accaduto? Un dipendente delle forze dell’ordine mi ha tolto il saluto dopo avermi ascoltato testimoniare in udienza, pensare che era sempre così cordiale con me!”.

Era il prezzo che Gerard aveva dovuto pagare, ed evidentemente lo aveva molto turbato, mentre ad Evelyn pesava sul cuore come un macigno.

Il clima nel frattempo si era fatto pesante, dopo la risata più nulla, solo un grande silenzio, e la gente in fondo all’aula iniziava ad andarsene.

Stanca della posizione assunta oramai da più di cinque ore, Evelyn avvertiva una sofferenza alle gambe che teneva serrate, chiuse come roccaforti.

Minuscole ferite intorno alla vagina le stavano sanguinando, e sangue e sudore si mescolavano, infiggendole delle fitte tremende ad ogni sfregamento delle calze di nylon.

Erano circa le ore quattordici quando alzò il capo e vide che erano rimasti spettatori soltanto l’esercente del più lussuoso negozio di pelletterie di George Washington Street, che conosceva di vista, e tre avvocati, piuttosto avanti con gli anni, che avevano deciso di saltare il pranzo, talmente erano preoccupati per la sua sorte.

Il negoziante era scuro in volto, i tre avvocati avevano un’aria indignata e l’avvocato di Evelyn, Peter, aveva assunto un’espressione attenta e preoccupata.

L’ultima ora fu dedicata all’avvocato di Ludwig, il dr. Louis Altero, che era giunto accompagnato da Mork Tremer, un allievo praticante piuttosto malmesso a causa di una grave imperfezione agli occhi.

Altero si alzò e si mostrò in tutta la sua goffaggine; basso e tarchiato, completamente calvo, e con gli occhiali dalle lenti spesse come fondi di bicchiere.

Sig. Giudice, sono qui a perorare le ragioni del mio assistito, persona integerrima, grande lavoratore, dal comportamento onesto e rispettoso, attaccato agli affetti familiari, e che non ha mai alzato un dito su sua moglie!

La signora ha abbandonato marito e figlio, rivelando la sua natura di donna sprezzante dei valori della famiglia, ed abdicante nei confronti delle sue responsabilità come moglie, ma soprattutto come madre.

In estrema sintesi l’imputata amava condurre una vita libera, e si è divertita con i suoi numerosi amanti, tradendo oltraggiosamente il marito.

Questo grave comportamento appare ancor più grave se si pensa che nei confronti della stessa vi sono aspettative di ben altro genere.

Quale donna di legge ci sarebbe stato da attendersi una condotta integerrima, dunque che la condanna sia esemplare!”

Mentre l’avvocato parlava il giovane allievo Mork fremeva, aveva dei tremolii strani, dischiudeva la bocca e produceva saliva che si fermava agli angoli, gli lucidava le labbra, e il nistagmo agli occhi gli si accentuava.

Il ribrezzo che provò Evelyn a quella scena fu terribile, dovette distogliere lo sguardo per non vederlo più agitarsi e fremere in quel modo, compiaciuto nell’ascoltare le parole del suo ‘mentore’.

E venne la volta del Pubblico Ministero, il ruolo più formale dell’accusa, dalla quale ci si sarebbe aspettata l’arringa più violenta, ma che si rivelò, al contrario, un professionista e soprattutto una gran brava persona.

Si alzò dalla panca degli avvocati un giovane molto alto, scuro di capelli che portava raccolti in un lungo e sottile codino, dai modi garbati, che Evelyn conosceva di vista, e che ad una prima occhiata realizzò avesse avuto più o meno gli anni di suo fratello Gerard.

Joan Drumer, così si chiamava il Pubblico Ministero, iniziò pacatamente la sua arringa, misurando con attenzione le parole da pronunziare e disse:

Vostro Onore, udite le testimonianze, considerato che l’imputata al momento in cui le viene contestato il fatto si trovava in fase chiaramente psicotica, chiedo in primis l’assoluzione per non averlo commesso, ed in via secondaria invoco il vizio di mente al momento del reato”.

Le parole furono poche, ma chiare e precise, ed a quel punto il Giudice si sarebbe ritirato per giudicare in separata sede l’accusata.

Trascorse un tempo interminabile, Evelyn era molto stanca, umiliata, per nulla affamata, il suo orologio biologico si era fermato alle nove del mattino di un giorno da dimenticare.

Durante le notti finalmente, grazie alle cure somministrate da Gerard con l’aiuto di un famoso Psichiatra di Toronto, riusciva a dormire di un sonno profondo, e forse sognava… ma poi non ricordava nulla.

Le tornò in mente la notte in cui Ludwig le faceva domande incessanti, mentre lei aveva tanto bisogno di dormire.

Seguendo i consigli di suo fratello Henry, Ludwig aveva sinceramente creduto che a sua moglie avrebbe fatto bene ‘parlare’, ma quel suggerimento fu fatale.

Stimolandola continuamente, costringendola a rispondere a domande tartassanti come: – “Dove sei stata? Cosa ha fatto? Con chi ti sei incontrata?” la poveretta non avendo più forze, alla fine stremata, aveva ceduto e ‘confessato’ anche ciò che in realtà non era mai accaduto, pur di poter chiudere gli occhi.

Dritta, in piedi davanti a lui, un omone di centoventi chili di peso, avvertiva solo tanta stanchezza ed il bisogno urgente di dormire.

Fu invece al pari di una tortura ciò che il marito le riservò.

Doveva continuare a rimanere sveglia nel cuore della notte, con lui che alzava il tono della voce infuriato ed insisteva nelle sue domande.

Si vide tale e quale un’ebrea in un campo di concentramento di Auschwitz, inserita in un quadrato di terra di pochi centimetri oltre il quale, se l’avesse superato, da un lato sarebbe stata colpita da una mitragliata, dall’altro sarebbe rimasta attaccata ad un filo spinato, attraversata da una scarica di corrente elettrica a più di ventimila volt.

Fosse solo toccato a lei avrebbe sopportato, ma l’Olocausto si sarebbe riversato sul povero Adam e cercò di resistere.

Ripensava a quelle cose, si ritrovava in quei momenti.

Avvertì improvvisamente un fortissimo colpo giungerle dalla mano sinistra di Ludwig, che le aveva allungato un violento ceffone, rischiando di provocarle la rottura di un timpano.

Il suo capo oscillò paurosamente, tanto era debole, ed il collo ebbe una ripercussione dolorosa.

Ludwig non l’aveva mai sfiorata con un dito sino ad allora, e per Evelyn fu un durissimo colpo.

Eppure, quando la mattina dopo Evelyn raccontò a suo cognato che Ludwig l’aveva picchiata, lui aveva risposto sorridendo: – “Oh, finalmente… molto bene, ho piacere che ci sia stato tra voi questo chiarimento!”.

Figurarsi che chiarimento…” pensò Evelyn a quelle parole “Ci vuole del coraggio a chiamarlo così” ed ebbe la conferma che a suo cognato il Padreterno non avesse fatto molto dono dell’intelletto, forse era vera la voce che circolava negli ambienti studenteschi, che Henry avesse superato gli esami per accedere alla Facoltà di Psicologia solo grazie alle sue altolocate conoscenze, essendo un fervente politicante, iscritto al partito più ‘integralista’ che esistesse in tutto il Paese.

L’alba del giorno dopo accadde qualcosa di ancor più spaventoso.

Durante la notte Evelyn aveva svegliato suo marito per chiedergli di aiutarla, non aveva realizzato che all’interno dello scalda-biberon andava messa una piccola quantità d’acqua.

La spina era accesa, il biberon adagiato nell’apposita base di appoggio, ma la parete interna, mancando dell’acqua, aveva fatto fondere il biberon e il contenitore stava bruciando.

Ludwig, seccato per essersi dovuto alzare in piena notte, aveva rimproverato aspramente Evelyn, apostrofandola come una snaturata volutamente distratta, e noncurante dei bisogni del figlio.

Lei si era sentita così male che verso le prime luci dell’alba, dopo ripetute notti in cui non era riuscita a chiudere occhio, avvertendo forte l’impulso di avvicinarsi alla finestra l’aveva spalancata, ed un colpo alla fronte fu come l’inchiodasse all’indietro.

Tentò nuovamente di affacciarsi, e nel buio di una notte di dicembre, addolcita appena da un caldo vento di scirocco, udì chiaramente starnazzare delle anatre, ed era una nuova allucinazione.

Non vi erano intorno allevamenti di anatre, nessuno si sarebbe sognato in pieno centro storico di allevare animali, Evelyn in realtà era in preda al delirio.

Non paga, irrequieta, si allontanò dalla camera, fuggì per le scale, ed uscì di casa in camicia da notte e a piedi nudi.

Andò a suonare il campanello del portone di una vicina, amica di sua madre, ma lei non udì ed il portone rimase chiuso.

Rientrò mogia mogia… forse a modo suo stava solo invocando aiuto, ma tornò a quel letto che avrebbe solo riscaldato, a forza di girarsi e rigirarsi nella ricerca di un sonno che non arrivava mai, le lenzuola contorte, arricciate, sudate in pieno inverno.

Ma si, forse il cervello umano ha grandi capacità per comprendere quando l’incolumità di un individuo è a rischio; e sarà proprio il cervello, con la sua psicosi, a salvare Evelyn da morte certa.

Alta un metro e settanta era giunta a pesare quarantotto chili.

La morte infatti sfiorò Evelyn la seconda notte che trascorreva a casa dei suoi.

Dopo aver sentito tante auto passare in strada, frutto di allucinazioni, avvertì all’improvviso il suo corpo rimpiccolire, diventare feto, si vide neonata ed iniziò a sudare…sudare copiosamente.

Voleva muoversi ma non ci riusciva, voleva svegliarsi ma rimaneva come paralizzata, mentre il mondo si allontanava, i rumori scomparivano, e non riusciva a chiamare aiuto.

Trascorsero alcuni minuti, poi come d’incanto si liberò una forza inspiegabile dal suo corpo esausto, e lentamente ella avvertì che riprendeva a ‘crescere’, sino ad occupare tutto lo spazio nel letto, madido di sudore.

Tempo dopo, raccontando l’episodio a suo fratello Gerard, lui le disse: – “E’ stata un’esperienza pre-morte, capisci Evelyn? Sei stata sul punto di morire…”.

Avesse potuto raccontare tutto questo al Giudice, le cose sarebbero andate diversamente?

Ebbe modo di ripensarci un migliaio di volte, e sempre si rispose di no.

Aveva troppo ben lavorato il marito per conquistarsi la fiducia dei suoi avvocati, dei testimoni, e soprattutto del sig. Cox.

I Giudici rientrarono in aula e tutti quanti in piedi, Evelyn compresa, si prepararono ad udire il verdetto finale.

IL VERDETTO

Il Giudice De Carolis si aggiustò la toga accostandola all’altezza del collo, sollevò le spalle, e chinando gli occhi su un fascicolo fermo, come l’aria immobile prima di una tempesta di vento, pronunciò queste parole.

In nome del popolo americano io, Giudice Lambert De Carolis, incaricato della Contea di Hamilton, condanno Evelyn Dorothy Foster, coniugata Stamber, ad un mese di reclusione con il beneficio della condizionale, ed alla corresponsione di cinquecento dollari per il danno morale, e trecento dollari per il danno materiale causato al marito dall’abbandono del tetto coniugale.

Così è deciso, l’udienza è tolta”.

Io, condannata- si disse Evelyn- condannata…”.

Si formarono subito due gruppi, uno intorno a Ludwig, al centro dell’attenzione e dei complimenti per aver vinto la causa contro la moglie.

Egli iniziò a discutere animatamente dove avrebbe invitati tutti a pranzo, a partire da suo padre, gli avvocati, i testimoni, e il sig. Cox che aveva rivestito un ruolo fondamentale, stabilendo che il migliore era sicuramente l’Hotel Marion, ristorante albergo a cinque stelle.

Vi era poi l’altro gruppo, decisamente meno euforico, costituito dai tre anziani avvocati che si erano radunati nel frattempo per la clamorosità della sentenza di condanna.

Si accordarono sulle modalità per presentare un ricorso contro il Giudice De Carolis, fortemente scandalizzati del fatto che egli avesse dato luogo ad una causa civile anteponendola ad una lunga fila di cause penali, sicuramente più urgenti.

Il tutto architettato al solo scopo di arrecare grave danno all’imputata e farla giungere al cospetto della causa di separazione legale con una condanna talmente pesante che nessun Giudice, probabilmente, le avrebbe affidato la custodia del piccolo Adam.

L’avvocato di Evelyn urlò a gran voce: – “Chiediamo subito l’Appello Sig. Giudice, in questo preciso istante…noi invochiamo giustizia!”.

Gerard si avvicinò amorevolmente a sua sorella, l’avvocato cercò di rassicurala, Rudolph, che aveva ascoltato tutto il tempo origliando dietro la porta dell’atrio, aveva un groppo in gola e tratteneva a stento, rabbia e lacrime.

Quando rientrarono alla casa paterna la madre di Evelyn ebbe un sussulto, non li sentì parlare lungo le scale ed intuì che qualcosa era andato sicuramente storto, ma disse soltanto: – “Vi ho preparato delle polpette, mangiate, sono le quindici e trenta, avrete fame, con una sola mano ho fatto anche il sugo!”.

Che tenerezza sua madre Virginia, colta da emiparesi giovanissima per una devastante emorragia cerebrale, eppure così coraggiosa da fare commozione.

Una donna sofferente ma sempre serena, piena di fede, che pregava, pregava….pregava in ogni occasione e per le intenzioni di tutti, persino affinché gli esami dei figli a scuola andassero bene.

E le cose andavano bene davvero, sembrava che Dio ascoltasse le sue fervide preghiere.

La Madonna, in fondo una madre come lei, le stava vicino, lei se lo sentiva, ed anche in quella circostanza tragica non si perse d’animo e rassicurò sua figlia dicendole con parole cariche di amore e di commozione: – “Vedrai Evelyn, questa gente non andrà lontano per averti fatto tanto del male, presto riavrai il piccolo Adam, ma certo che lo riavrai, sei sua madre.

Il nuovo Giudice capirà, non accadrà quello che è accaduto qui, sarà diverso, sono certa e pregherò la Madonna che ti faccia questa Grazia, pregherò tanto… giorno e notte”.

Poi dalla bocca di Virginia uscirono parole dure, taglienti: – “Che Dio faccia cadere la sventura su ognuno di loro, che possano pagare ogni torto, ogni offesa, ogni tormento che ci hanno inflitto”.

E non aggiunse altro.

L’aria si era fatta pesante, carica di silenzi, di cose trattenute e non dette, di pensieri tristi, di aspettative deluse, in quella cucina piccola, ma calda e accogliente.

I vapori delle pentole avevano formato la condensa ai vetri, coperti da tendine colorate a minuscoli fiori rosa, ed Evelyn sentì solo il desiderio di andarsi velocemente a svestire.

Gerard la seguì e rimase di pietra quando vide che sua sorella versava sangue dalle cosce.

Tante minuscole ulcere sanguinolente le segnavano i contorni delle parti intime, avvertiva dolore al solo sfioramento ma Gerard con cura la distese nel letto, prese un catino ed una spugna morbida, lo riempì con dell’acqua tiepida ed iniziò a pulirla, tamponando con delicatezza, poi le spalmò una pomata che a Virginia occorreva per evitare le piaghe da decubito.

Come sempre quando Gerard si occupava di lei Evelyn si rassicurava, il suo cuore riprendeva a battere calmo, una quiete indescrivibile la inondava.

C’era accanto sua madre, vicina ora a lei come un tempo, madre e sorella allo stesso momento, una figura dolce di una bellezza intramontabile, gli occhi scurissimi ed espressivi, la pelle distesa come una bambola di porcellana, una fila di denti perfetti messi in evidenza da un sorriso paradisiaco.

Potessi portarmi in Paradiso davvero mamma, vorrei tanto morire in questo istante, vorrei solo morire…”.

Se avessi Adam solo per un momento- pensava Evelyn- se solo fosse qui lo attaccherei di nuovo al seno, ora lui che farà con quei volti quasi sconosciuti, quella gente avara di parole, incapace di dare amore…”.

Evelyn rimarrà a lungo chiusa in quel guscio protettivo che era la sua casa, il suo nido, la sua vera famiglia, e sarà la sua fortuna perché non avvertirà mai tutto il dolore che avrebbe potuto provare se fosse rimasta sola, senza affetti e senza protezione, rischiando di perdere la vita nella dimora degli Stamber.

Dal finestrone della camera scorgeva la catena dei monti Duredof, la cima dell’Ordes innevata, e i banchi di nebbia che si stendevano ampi a coprire la piccola valle sino al mare, tutto era immobile.

Per un istante pensò che si fosse fermato anche il suo cuore e quel pomeriggio freddo d’inverno la prima ruga le comparì sulla fronte.

Due vecchie amiche di scuola e dei colleghi di lavoro pochi giorni dopo si recarono a trovarla e ciò le fece piacere, nonostante questo poche parole uscirono dalla sua bocca, ripeteva soltanto: – “Adam è rimasto a casa dei miei suoceri”, con aria di sconfitta ed a intervalli regolari, come un automa.

LA CADUTA DEGLI DEI

Un giorno assolato di febbraio l’anziano avvocato Anthony Davis, padre di Peter, chiamò Evelyn al telefono e le fissò un appuntamento in studio, doveva parlarle di questioni importanti.

Evelyn si recò da lui con il solito umore, credendo che si trattasse soltanto di dettagli utili all’Appello, dell’istanza di separazione, o della richiesta alla Procura Minorile di “Affidamento provvisorio del minore alla madre in attesa della sentenza” che Rudolph, di professione Perito Agrario, ma sempre studioso perché desideroso di approfondire altre materie, in particolare religione e Giurisprudenza, aveva suggerito alla figlia, ma furono ben altre le parole che lei udì pronunziare dall’anziano avvocato.

Si accomodi pure signora-disse con garbo- ho da riferirle un fatto che, seppure non le renderà giustizia del male subito, rappresenterà comunque per voi una piccola soddisfazione.

Sono stato contattato giorni or sono dal Giudice Lambert De Carolis, il quale ha chiesto di avere colloquio con me quanto prima, ma per l’affronto fattomi a suo tempo l’ho voluto fare attendere, invitandolo a concordare un appuntamento esclusivamente tramite la mia segretaria.

Questo la settimana scorsa e proprio ieri, seduto dove ora sta lei, ascolti bene cosa è venuto a dirmi.

Avvocato Anthony, sono qui per domandarle scusa, sono caduto in errore.

Nella causa che condussi contro la sua assistita fui fuorviato dalle testimonianze del marito, dei testimoni, ma soprattutto del sig. Cox, il quale mi aveva fatto della signora Foster un quadro completamente diverso da quello che ella realmente è, un’onesta e seria ragazza.

Sono inoltre venuto a conoscenza per certo, in seguito ad informazioni che gli avvocati del Foro mi hanno riferito, che Evelyn proviene da un’ottima famiglia, persone in gamba, di saldi e sani princìpi, mai avrei pensato di riservare un trattamento così duro a questa gente, se solo ne fossi stato al corrente al momento dei fatti.

Riguardo il sig. Cox invece le garantisco, quant’è vero il nome che porto, di inchiodarlo in una causa non appena cadrà in fallo, e date le prerogative, al Cox prima o poi accadrà”.

A testa bassa De Carolis aveva lasciato lo studio dell’avvocato Anthony e si capiva che la cosa gli dava pensiero.

Anthony chiese ad Evelyn come andassero le cose, se aveva ripreso a lavorare e se si sentiva meglio, vedendola colorita in volto, con appena un filo di trucco che bastava a rendere i suoi occhi scuri pieni di vita, i morbidi capelli neri sciolti lunghi le spalle, sparsi in mille boccoli.

Oh, si avvocato, se lei sapesse quanto affetto e stima mi sono stati tributati dagli studi notarili dove prestavo servizio sino all’esordio della malattia.

Mi chiamavano spesso al telefono, volevano ascoltare la mia voce, sincerarsi che stessi bene, qualcuno di loro è venuto persino a farmi visita.

Mi hanno rinnovato gli incarichi ed hanno quasi supplicato che tornassi, perché le cose non stavano andando niente bene rispetto a quando lavoravo con loro”.

E l’avvocato Anthony: – “Non avrei dubitato, lei ha saputo circondarsi della stima e dell’affetto dei colleghi, è solo lo specchio della sua immagine, non se ne stupisca più di tanto e ne tragga soddisfazione.

Le parole dell’avvocato erano state rassicuranti e il contenuto della conversazione aveva assunto toni confortanti per Evelyn, tanto che uscì dallo studio con la voglia di percorrere la strada andando incontro al sole, svoltando dalla parte opposta alla sua abitazione, ma una voce dentro di lei gridava: – “Torna a casa Evelyn, torna a casa dai tuoi”.

Si affrettò così, procedendo a passo svelto, a dirigersi verso Santa Monica Street, con la testa bassa, la camminata decisa e la voglia di rivedere al più presto sua madre, suo padre e Gerard, per portare loro la confortante notizia.

Trascorsero molti altri giorni e settimane, ed iniziò lentamente a profilarsi la guarigione per Evelyn.

La sua debolezza lentamente scompariva, lasciando il posto ad una forza d’animo ed una volontà di reagire che si sprigionavano in maniera del tutto naturale, lasciando stupito per i progressi raggiunti soprattutto suo fratello Gerard, che in fondo l’aveva curata.

Camminando una mattina lungo George Washington Street Evelyn posò lo sguardo sulla locandina del più venduto quotidiano locale, il THE MERCURY WINGED, che riportava a caratteri cubitali con una scritta in neretto: ”Incriminato dal Giudice Lambert De Carolis il Dirigente della Police Haeadquarters sig. Cox, ora è sotto inchiesta”, con tanto di foto del principale responsabile della sua condanna, ripreso in uno dei momenti più salienti della sua carriera.

Era noto a tutti come Cox fosse un soggetto vanitoso, egocentrico, innamorato di vedersi ritratto in foto da ‘posa’ un giorno ‘si’ ed un giorno ‘no’ su tutti i quotidiani locali, ma quella volta non fu certo per la gloria.

Ad incriminarlo era stato proprio il severo Giudice De Carolis, per una sorta di vendetta che Cox avrebbe operato nei confronti di un detenuto.

Costretto all’obbligo di residenza, sottoposto a misure cautelative e restrittive della libertà personale, lo scansafatiche Gossak, che coltivava marjuana nel suo campo come fosse granturco, tanto che aveva ricevuto una pesante condanna, si era recato in un campo di rugby situato appena alla periferia della piccola città, per giocare una partita amichevole a scopo di beneficienza.

Bastava conoscere bene Gossak per immaginare con quale sfrontatezza si fosse presentato al cospetto di Cox, sfidandolo apertamente, ridendogli in faccia alla lettura del capo d’imputazione, con quella leggerezza e quel modo di fare così superficiale che tanto riesce a far andare fuori di testa un rappresentante della legge.

Era stato per questo che Cox gli aveva giurato vendetta e non si era lasciato sfuggire l’occasione per arricchirgli di un’ulteriore condanna la brillante carriera di delinquente.

Qualcun altro però era in agguato per agire allo stesso modo con lui, ed era proprio il Giudice Lambert De Carolis, che lo aspettava al varco.

L’articolo riportava fedelmente ogni passaggio dell’abuso della propria professione che Cox aveva operato nei confronti del malcapitato Gossak.

Per due anni Gossak aveva tenuto una buona condotta, non si era immischiato in malaffari di sorta, non aveva provocato risse, né spacciato assegni falsi, in fondo non era che un povero cristo che si voleva mettere nuovamente in croce.

De Carolis lo trovò ingiusto, in fondo si trattava solo di una partita, per di più a scopo di beneficienza, e lo assolse con formula piena, per ‘non aver commesso il fatto’.

Al sig. Cox fu ben lieto di riservare il trattamento che secondo lui meritava.

Si era scagliato con ferocia contro la povera Evelyn, tanto da indurlo a condannarla, ora sarebbe toccato a lui.

Le cose così andarono, fu condannato per ‘abuso di potere’.

Una grossa macchia rimase per sempre sul groppone di Cox, che da quel giorno iniziò a cadere in disgrazia, disseminando non più terrore ma disprezzo fra gli abitanti di Hamilton e grande imbarazzo tra i dipendenti della Police Headquarters.

Cox aveva una bella faccia tosta a far mostra di sè con quella che lui chiamava ‘moglie’, pur essendo a tutti noto, lo andavano a riferire in giro i suoi stessi collaboratori, che tale non fosse poiché era già stato sposato, ed aveva due gemelli adulti, residenti in Florida con la madre.

Con quella che ostentava come ‘moglie’ lui non aveva avuto figli e in fondo era contento, convinto com’era di apparire così sempre giovane, fresco e riposato come se nulla al mondo lo sfiorasse, chiuso in quell’universo buio di uomo dalle mille insicurezze, capace solo di essere forte col debole, e prepotente con gli umili.

Ci provò persino con Evelyn, incontrandola una mattina dopo averla seguita in una stretta strada che tagliava George Washington Street.

Sporgendosi leggermente in avanti con aria di finta galanteria, più simile ad una beffa, l’apostrofò- “Buongiorno signora Evelyn, la trovo molto bene, desidererei parlarle a quattr’occhi, posso invitarla a casa mia? Abito a tre isolati da qui, mi segua e non abbia timore”.

Evelyn conosceva bene le persone e soprattutto gli uomini.

La sua professione, i Corsi che aveva frequentato nelle numerosissime occasioni di Formazione, l’avevano resa un’esperta delle relazioni umane.

Era perfettamente consapevole del significato di gesti, comportamenti e discorsi più o meno manipolatori pronunciati nelle più svariate occasioni, in particolare quelle in cui un interlocutore mira ad ottenere qualcosa da chi ha di fronte.

Il rapporto con suo marito inoltre, durato sei anni di fidanzamento e cinque di matrimonio, le era stato più che sufficiente ad intuire dallo sguardo di Cox cosa quell’uomo potesse volere da lei, e contravvenendo al consiglio del vecchio avvocato Anthony, che le aveva raccomandato di non rivolgere mai più la parola a quel soggetto, meditando in cuor suo vendetta, accettò.

Per la giovane età Evelyn ancora non aveva raggiunto quella saggezza che s’impadronirà di lei solo molti anni più tardi.

In realtà appariva florida e sana solo perché aveva ripreso i numerosi chili persi durante l’allattamento, ed affrontò un rischio così grande che, col senno del poi, non si sarebbe mai sognata di correre.

Senza nemmeno proporle di prendere un caffè, una volta giunti a casa sua Cox la invitò a sedersi accanto a lui sul divano di stoffa a due posti, dicendole che avrebbero potuto ‘ragionare’ molto tranquillamente in quanto sua ‘moglie’ sarebbe stata assente per lavoro tutta la mattinata.

Iniziò a rivolgerle parole di lusinga, descrivendo con dovizia di particolari il fascino che emanava, al quale non riusciva a resistere, tanto si sentiva attratto.

Di lì a poco cominciò ad ansimare, si sporse col bacino in avanti e tutto d’un tratto si aprì la cerniera dei pantaloni mostrando spudoratamente ad Evelyn il grosso membro turgido, pieno di voglie.

A quel punto iniziò a fissarla a lungo negli occhi e le disse: – “Prendilo in bocca….forza, prendilo in bocca…”, con un tono che era misto tra esortazione e comando.

Evelyn sapeva a quel punto che avrebbe potuto agire in diversi modi, chiamando aiuto, urlando per la tromba delle scale tanto che udisse tutto il condominio fino al quindicesimo piano, minacciando di denunciarlo, o allentandogli due sonore sberle su quelle guance grasse e flaccide, ma non fece niente di tutto questo, gli rispose soltanto con aria di disprezzo: – “Povero illuso, credi davvero che io sia la donna descritta da mio marito al processo? Pensi forse che potrei obbedire alla tua volontà? E dimmi, quella parola che hai fatto mettere a verbale al momento della deposizione e che servì a condannarmi “Iperossia”, ossia ‘l’incapacità di resistere agli uomini’, credi forse che sia vera?

Rivestiti, fai schifo!”.

E se ne andò senza aggiungere altro.

A riparo delle offese subite, rileggendo il titolo del giornale, Evelyn pensò: – “La profezia si è avverata” e ne acquistò diverse copie per andare a leggere quanto era scritto insieme ai suoi familiari.

Le venne in mente il vecchio detto in voga dalle sue parti: – “Fai del bene scordalo, fai del male pensaci”, e Cox avrebbe dovuto pensare molto a lungo per il servizio che le aveva reso con quella sua testimonianza.

LA SCONFITTA DEGLI STAMBER

Nel mese di marzo di quell’anno la primavera si era fatta sentire con anticipo, sollecitando le fioriture dei giardini nelle ville, nei campi, lungo i bordi dei fossi e sulle strade.

Era un florilegio di vita, un’esplosione di colori, ed Evelyn si preparò all’udienza con il Giudice Ziler, nominato dal Tribunale per I Minorenni in risposta all’istanza di ‘Affidamento provvisorio del minore in attesa della sentenza’, avanzata da lei stessa con l’aiuto di suo padre.

Era un’esperta in materia, e non avrebbe atteso i tempi della separazione legale per riavere suo figlio.

Rudolph l’accompagnò e volle andare con loro anche Virginia, in ansia tremenda per la sorte di sua figlia e del suo primo nipotino.

Aveva quel piccolo volto ancora impresso davanti agli occhi, bello come un angelo, perfetto nelle fattezze e proporzionato nelle forme, vestito nella tutina bianca che aveva ricamata l’immagine di una coccinella con la scritta in corsivo: “Le petit qui monte…qui monte”.

Lei avrebbe, nonostante la scomoda posizione in macchina e la sua emiparesi, atteso per tutto il tempo necessario, fintanto non fossero usciti.

Un giovanissimo carabiniere era di guardia all’ingresso del Tribunale per i Minori, vestito di una divisa impeccabile.

Si soffermò ad osservare Evelyn e suo padre, due tipi tranquilli doveva aver pensato, e chiese ad Evelyn il motivo perché fosse lì.

Ogni volta che qualcuno si mostrava gentile con lei Evelyn stupiva, come se non si aspettasse più gesti di garbo nei suoi confronti, o avesse dovuto scontare delle colpe, tanto temeva che la sua condanna le si leggesse in fronte.

Tornarono per un istante le paure, e riflette’ su cosa le sarebbe accaduto se fosse vissuta in altre epoche.

Si vide bruciare al rogo come al tempo della caccia alle streghe, oppure stigmatizzata all’occhio del popolo come la protagonista di: “La lettera scarlatta”, svergognata sulla pubblica piazza, isolata e sbeffeggiata, processata e condannata, in preda al disprezzo più totale, come solo gli uomini che si vantano di parlare in nome di Dio sanno punire i presunti colpevoli.

Quel carabiniere però aveva uno sguardo buono e la fece accomodare nella sala d’attesa e continuò a parlarle…ma Evelyn non riusciva a sentire, tanto le batteva il cuore in gola, aspettando che il Giudice la chiamasse.

Finalmente la porta si aprì ed Evelyn vide davanti a sé, seduto in una vecchia sedia di legno, il Giudice Ziler.

Le si aprì il cuore e all’improvviso, spinta da un gesto che non aveva programmato, si gettò in ginocchio ai suoi piedi ed implorò: – “Sig. Giudice abbia pietà di me, la prego.. la scongiuro.. mi restituisca mio figlio, è rimasto a casa di mio marito e dei miei suoceri e non posso più rivederlo, se non compie questo gesto lei non saprò più a chi rivolgermi, per me la vita è finita, non c’è futuro…

Sig. Giudice io sono una brava persona, premurosa negli affetti e diligente nel lavoro, per carità di Dio mi restituisca mio figlio!”.

Ludwig e il suo avvocato Altero, entrati subito dopo di lei e collocatisi entrambi alle spalle di Evelyn come felini, si affrettarono a parlare, rivolti al Giudice, sovrapponendo le loro parole a quelle di lei: -“Sig. Giudice, guardi che la signora ha perso la causa di ‘abbandono del tetto coniugale’ ed è stata condannata ad un mese di reclusione ed ottocento dollari di multa….non è degna di…”

Ma non fecero in tempo a proseguire nel discorso che il Giudice gridò con quanto fiato aveva in gola: – “Vergogna voi due, vergogna…e chi sarebbe questo famoso Giudice De Carolis che ha condannato questa donna?

E’una madre, ha un bambino di pochi mesi, lo allattava ancora al seno, chi ha osato dividerli?

Sono atti che nessuno può compiere, a chi i minori vanno affidati lo stabilisco solamente io con la mia Autorità.

Osservò i fascicoli, poi andò deciso nel pronunciare con severità queste parole: – “Ora darò’ lettura della sentenza, il cui esito verrà applicato alla lettera o andrete tutti sotto processo.

Ed essa stabilisce quanto segue.

Il minore Adam Stamber viene affidato alla madre, che lo trasferirà presso di sé nella casa dei suoi in Santa Monica Street 45.

Ogni cosa, ogni oggetto ed indumento che appartiene al bambino…- ma alle orecchie di Evelyn non giungevano che gli echi lontani di quelle parole.

Dopo la frase ‘…Adam Stamber viene affidato alla madre’ non aveva capito più nulla, tanta era stata l’emozione, e si era ripresa solo quando il Giudice Ziler, rivolto a Ludwig e al suo avvocato aveva concluso: – “Ed ora andatevene, per oggi ho sentito abbastanza”.

Il doppio mento che aveva tremato, sobbalzando ad ogni sillaba pronunciata da Ziler, era diventato rosso violaceo, gli occhi pieni di rabbia lanciavano dardi di fuoco, la bocca aveva assunto una espressione aspra e indignata.

L’avvocato Peter, che aveva accompagnato Evelyn, ebbe un sussulto di gioia, Evelyn non stava più nella pelle, di lì a poche ore avrebbe riavuto Adam.

Rudolph e sua figlia corsero lungo le scale della Procura, precipitandosi alla macchina per dare a Virginia la splendida notizia.

La povera donna, messa al corrente della sentenza, sembrava impazzita e pronunciava frasi incomprensibili in preda ad un’euforia incontrollabile.

Rudolph chiese a sua moglie come si fosse sentita durante il tempo dell’attesa e lei raccontò di aver vomitato a metà mattinata e di essere stata soccorsa dal vecchio Notaio Barker, che l’aveva scorta per caso passando accanto all’utilitaria.

Barker non sapeva nulla di quella storia e ne rimase scandalizzato, si era proposto di aiutarla ma lei aveva rifiutato, dicendo che doveva attendere suo marito e sua figlia che uscissero con una buona notizia, ed aveva accettato solo un caffè.

Il viaggio di ritorno trascorse veloce come non mai, le strade, le case, gli alberi sfrecciavano veloci lungo i fianchi della macchina, tutto pareva voler festeggiare l’ormai prossimo ritorno di Adam, e gli occupanti della piccola utilitaria cantavano vittoria ad ogni chilometro, ad ogni metro.

Giunti finalmente a casa, ripetuti suoni di clacson avvisarono del lieto evento Gerard, e gli altri due fratelli Amelie e Robin, che spalancarono tutte le porte per farli entrare.

Tripudio nella casa, allegria, eccitazione e soprattutto grandi preparativi, perché di lì a due ore sarebbe servito il passeggino nuovo, pronto da mesi, per andare a riprendere Adam in compagnia dell’avvocato Peter.

Puntuali alle ore quindici, in Avenue of Wysteria al numero 64, Evelyn, Peter e Rudolph si trovarono di fronte al portone della famiglia Stamber e suonarono il campanello.

Rudolph canticchiava ancora sottovoce la canzoncina che aveva gridato a squarciagola in preda all’euforia durante tutto il tragitto dalla Procura a casa sua, che suonava così: – “Adamino Adamino del mio cuore..ti verremo a liberar…!”.

L’avvocato Peter entrò per primo e disse rivolto agli Stamber:- “Signori Stamber, siete oramai a conoscenza dell’esito della sentenza emessa dal Giudice Ziler questa mattina, la mamma è venuta a riprendere il bambino”.

Un silenzio di tomba piombò in quel momento su tutti i presenti, il suocero di Evelyn non proferì parola, mentre la suocera, con fare impassibile, si apprestò a consegnare il piccolo fagottino, avvolto in una calda coperta di pile.

Il cuore esplose nel petto di Evelyn e il sentimento che la inondò fu paragonabile al calore dei raggi del sole che entravano dal portone d’ingresso della lussuosa villa, rimasto aperto per lasciare riprendere quanto prima il loro cammino ai protagonisti di questa storia.

Riguardo gli Stamber Evelyn non riuscì nemmeno a salutarli, non volle quasi vederli, tantomeno tentare di capirli.

Iniziò a spingere in maniera dolce, quasi temesse di fare male al piccolo, l’azzurro passeggino mentre osservava, ebbra di commozione, il sonaglino giallo a forma di ape appeso ai manici, che oscillava e tintinnava a ogni metro, ed il capo di Adam ricoperto di un caldo cappuccio rosso, ornato da un contorno di pelo bianco.

L’avvocato Peter, uomo di spirito, pensò fra sè e sè durante il tragitto da casa Stamber a casa Foster: – “Sono stati fortunati questi Stamber, la famiglia dei Foster è gente onesta e timorata di Dio.

Nel Bronx le cose sarebbero andate ben diversamente, e la questione si sarebbe già risolta senza intervento del Giudice.”.

Da casa Stamber a casa Foster il tragitto era all’incirca di quattrocento metri, Evelyn con orgoglio spingeva il passeggino mentre Rudolph camminava adagio a fianco, e l’avvocato Peter seguiva a ruota quello che sembrava somigliare al corteo che si svolge nel giorno del Ringraziamento.

Quel pomeriggio il sole proiettava ombre corte sull’asfalto, ricoperto in alcuni punti di fresco catrame che andava a chiudere le numerose buche, testimoni dei debiti contratti dall’Amministrazione della Contea.

Nemmeno le multe al traffico erano sufficienti a risanare il forte deficit, rappresentando per il Sindaco Elizabeth Whiscin, eletta da poco, una vera afflizione.

I L RITORNO

Nel frattempo, Adam agitava le braccia e le gambe freneticamente, sembrava divertito, felice di stare all’aria aperta, mentre si guardava intorno e osservava quello sconosciuto paesaggio che di lì a poco gli sarebbe divenuto familiare.

Appariva però pallido in volto, e si capiva bene che non era stato esposto per lungo tempo ai raggi solari.

Giunsero tutti al cancello di ferro in Santa Monica Street 45, adornato da eleganti ghirigori e circondato da un enorme giardino, un luogo ameno, costruito molti decenni prima, durante i quali si erano svolte le vite di Virginia e dei suoi genitori adottivi, successivamente quelle di Evelyn e dei suoi fratelli.

Una volta a casa Evelyn, nel frattempo trasferitasi nella vecchia dimora dei Foster situata dirimpetto all’abitazione dei suoi e sempre di loro proprietà, occupata da Gerard, sollevò delicatamente Adam dal passeggino, gli tolse la tuta invernale e lo strinse a se.

Intonate le note di una canzoncina che era solita cantargli appena nato, lo guardava felice in volto e gli sorrideva:- “La sveglia birichina, suonando la mattina d’accordo col galletto mi butta giù dal letto, mi metto le ciabatte poi bevo il caffellatte, mi lavo mani e faccia e mangio la focaccia…mi dice la mia mamma corri bambino a scuola, poi dico la preghiera che mi accompagna fino alla sera..drin… drin..dri..drin…drin..drin..dran…

He tells me my mom run a child to school then I say che prayer that accompanies me suit evening drin ..ring…ring…ring dran..”.

Erano le parole di un vecchio successo di una famosissima trasmissione televisiva italiana, lo ‘Zecchino d’oro’, datata anni settanta ancora in onda in bianco e nero, la cui fama era giunta sin lì, oltrepassando ogni frontiera.

Il piccolo Adam appariva divertito, accennò ad un sorriso ed Evelyn capì che non se ne era dimenticato.

Lui iniziò ad annusarla tutta sfregandosi sulle sue gote, il naso, la fronte e i capelli, poi con la manina le sfiorò il seno.

Evelyn trasalì a quel piccolo gesto, non aveva più latte da dargli, era passato troppo tempo oramai.

Adam aveva compiuto gli otto mesi, ma ci volle provare egualmente incoraggiata dal fratello Gerard che le consigliò subito di attaccarlo, i bambini avvertono l’odore della pelle, le aveva detto, e lei attese che il piccolo tirasse quel latte che non sarebbe mai scaturito.

In maniera ostinata Adam continuava a succhiare nervosamente e ad Evelyn fece compassione, si affrettò dunque a preparargli del latte tiepido con i famosi biscotti Plasmon, quelli prodotti dalla multinazionale americana Kraft Hainz di Pittsburgh in Pennsylvania, utilizzati da tutte le giovani mamme della Contea.

Questo fu l’inizio ed i mesi passarono, Adam cresceva in ottima salute; era alto, paffutello, aveva gli occhi verdi ed i capelli biondi, con una cascata di riccioli che gli contornavano il volto e gli scendevano morbidi sulla fronte.

Prestissimo si rivelò un bambino dall’intelligenza pronta e vivace, acuto ed osservatore, disposto al sorriso, socievole e molto ubbidiente.

Il padre poteva vederlo quando voleva, era stata Evelyn stessa ad invitare Ludwig a fargli visita, ed a spingerlo verso il bambino, dopo che lui le aveva pronunziato con amarezza queste frasi: – “Non verrò più, oramai il bambino è stato affidato a te, è chiaro che dovrò uscire dalla sua vita per sempre…”.

Non compiresti che l’ennesimo errore” aveva risposto Evelyn “al contrario, desidero che tu frequenti Adam regolarmente e lo porti con te ogni tanto, quando vuoi, anche a casa dei tuoi che avranno sicuramente desiderio di rivederlo.

Che non dobbiate trascorrere nemmeno un minuto di quello che avete fatto passare a me!”.

Ludwig, provando a giustificarsi, aggiunse: – “Avevo paura di tuo padre, con il pretesto del mantenimento del bambino avrebbe certamente tentato di spillarmi dei soldi, siamo ricchi e lui lo sa, mi sono dovuto difendere!”.

Dalla malattia di vostra madre poi siete caduti in disgrazia, siete rimasti poveri e noi eravamo per voi una grande tentazione”.

Evelyn, facendo violenza a se stessa per non reagire in malo modo, gli domandò: – “Ma cosa vai farneticando? Quando ti sei fatto queste fantasie assurde e soprattutto noi, quando mai siamo stati ‘poveri’? E ’vero che mio padre ha smesso di lavorare per accudire mia madre, ma aveva accumulato del capitale in denaro sufficiente per tirare avanti tutta la famiglia con la massima dignità, farci crescere e garantirci gli studi, con i risparmi di anni ed anni di fatiche sudate ed io, sposando te, ho tolto un peso alla mia famiglia, è vero, ma siete stati voi a pressarmi perché lo facessi ed il mio sacrificio non era affatto indispensabile alla loro sopravvivenza!

Ricordo bene le parole che pronunziasti poco prima del matrimonio “Rudolph Foster affonderà con tutta la baracca”, in verità l’unico grande errore è stato il matrimonio e sono molto pentita, perché sarei dovuta rimanere accanto ai miei fratelli, condividerne la sorte, che non è stata affatto malaugurata, tutt’altro, ed avrei dovuto stare molto di più accanto a mia madre.

Mia madre, una donna paralizzata a soli quarantadue anni e con quattro figli.

Lei che ha pronunziato la sua prima parola dopo ben nove mesi di afasia in quel letto di ospedale solo per potermi dire: – “Auguri!”, dopo che le ebbi annunciato: – “Sai mamma, mi debbo sposare”.

Non hai mai riflettuto sul male che le hai fatto, sul dolore che hai inflitto ingiustamente a me, a lei ed a tutti i componenti della nostra famiglia, ci hai pugnalato alla schiena e ti sei fatto beffa di noi.

Domanda al tuo caro amico Cox cos’ha da dirti ora, visto che mi hai gettato in pasto a lui esattamente come si tirano le ghiande ai porci, mi ha trattato come una volgare prostituta e questo per colpa tua!”.

Da quel giorno Ludwig si recò a prendere una o due volte la settimana Adam trattenendolo presso di sè a casa dei genitori, camminando a testa bassa, i segni della sconfitta impressi sul volto, e la consapevolezza sempre maggiore di essersi dipinto ‘cornuto’ una fredda mattina d’inverno, presso l’aula di un Tribunale, in una città dove era conosciuto da tutti.

Evelyn cercava di non ripensare al passato, lavorava sodo, ormai provava solo un misto di pietà unita a sdegno verso tutti coloro che le avevano fatto del male, ma la compagnia di Adam, i suoi progressi nella crescita, i piccoli discorsi che riusciva a pronunziare con parole adatte, termini precisi e competenti, erano solo l’anticipo di una promessa che si sarebbe mantenuta in un lontano futuro, poiché Adam sarebbe diventato, a soli venticinque anni, il più giovane Procuratore dello Stato, dopo aver intrapreso gli studi di sua madre.

Adam aveva appena compiuto un anno quando si era sparsa voce in tutta la Contea che il Giudice De Carolis era stato trasferito nel South Carolina.

Dopo tanto tempo, Evelyn, che sentiva ancora un enorme zavorra sulle spalle e non riusciva a scrollarsi di dosso la paura di quell’uomo, si sentì sollevata e si domandò sempre se il trasferimento era dovuto al ricorso che gli anziani avvocati della Contea avevano avanzato confronti del Giudice o se lui se ne era andato di sua spontanea volontà.

Il ricorso c’era stato, e gli avvocati, riuniti e concordi, avevano stabilito con assoluta certezza che la causa di Evelyn quei giorni non avrebbe dovuto aver luogo, avendo il Giudice ben altri reati di cui occuparsi, molto più gravi dell’abbandono di un tetto coniugale, quali i furti, le rapine, le violenze e le risse.

Era chiaro come, nella testa del Giudice De Carolis, Evelyn sarebbe dovuta arrivare al cospetto del Tribunale Civile con la causa perduta ed una condanna esemplare, una condanna talmente pesante in seguito alla quale si sarebbe dato per certo che non le avrebbero mai affidato il bambino.

L’intelligenza di un Giudice come Ziler, molto migliore di De Carolis, perché saggio, esperto e di buon cuore, unito forse a una buona dose di fortuna o forse anche alle preghiere di Virginia, che si rivolgeva sempre alla Madonna con fede fervente, avevano fatto in modo da scongiurare il peggio, e soprattutto che si compisse il miracolo.

Quanto al De Carolis con fierezza Evelyn, un giorno, ne aveva affrontato lo sguardo, incrociandolo per la George Washington Street all’altezza di un’edicola mentre spingeva il passeggino, con Adam che si divertiva a lanciare il succhiotto in terra, e in quell’unica occasione in cui si rividero, a distanza di tre mesi dal processo, il Giudice aveva finto di non vederla.

Ma il male oscuro era sempre in agguato e, proprio quando sembrava che Evelyn avesse ripreso completamente la salute, fu colta da ricorrenti episodi di grave depressione, e questo si verificava con regolarità nella stagione autunnale, ma a volte anche in primavera, la definivano ‘sindrome depressivo-ansiosa’ o ‘maniaco-depressiva’, solitamente era quella la terminologia che gli Psichiatri erano soliti adottare quando, di quelle fasi critiche, riuscivano a capirci ben poco.

IL MALE OSCURO

Neanche Evelyn sapeva spiegarsi cosa le succedesse così all’improvviso da bloccarle completamente la parola e rimanere immobile, quasi paralizzata, ed insensibile a qualsiasi stimolo le giungesse dall’esterno.

Per evitarle sofferenze terribili i medici la imbottivano di pesanti psicofarmaci, tanto che ad un certo punto non si comprendeva bene se lei stesse più male per le controindicazioni di questi ultimi, in particolare l’ipnotico Roipnol che da lì a pochi anni sarebbe stato eliminato dal commercio, o per la malattia stessa.

Ebbe delle allucinazioni il cui contenuto era una via di mezzo tra precognizioni sensoriali e delirio.

Si spaventava e voleva reagire, ma ogni sforzo era inutile; al pari di un registratore dalle pile scariche pretendeva di continuare a ‘girare il nastro ’ priva di energie.

Toccava dei picchi di produttività al lavoro, efficienza in casa, vivacità nelle relazioni interpersonali tali che si sarebbe detto fosse la donna più forte del mondo, ma così non era.

Portava sulle spalle il pesante fardello di un figlio da crescere, con la preoccupazione costante che la sua frequentazione della famiglia Stamber avesse potuto influenzarne il carattere, facendolo diventare un ragazzo dai sentimenti aridi e dalla mentalità ottusa, mentre lei desiderava fortemente che crescesse somigliante alla famiglia Foster.

I primi anni di vita Adam soffrì molto nel vedere sua madre stare tanto male e fu la presenza rassicurante di Virginia che lo salvò.

Gerard, dal canto suo, prestava le cure amorevoli come aveva sempre fatto nei confronti della sorella, e Rudolph si prodigava nell’aiutare Evelyn ad uscire, a riprendere dopo ogni episodio psicotico, riaccompagnandola persino a lavoro.

La portava con sé a fare la spesa nei supermercati rionali, ma soprattutto a percorrere lunghe passeggiate lungo la baia di Burlington sul mare, o lungo le sponde dello Stoney Creek, e Virginia era sempre con loro.

Solo una volta Rudolph la sculacciò come fosse una bambina, e fu la sera in cui Evelyn, in preda ad un delirio, tentò di scappare da casa senza motivazione apparente e senza una mèta.

La cosa sortì un buon effetto perché Evelyn non ci riprovò mai più.

Rudolph più volte credette d’impazzire e forse fu ciò che gli accadde in futuro, non poteva reggere allo stress accumulato per la malattia della moglie e della figlia insieme, lottò strenuamente fino alla fine, sino agli ultimi anni della sua vita.

Morì cieco e pazzo, senza riuscire quasi a riconoscere i suoi figli, invocando per giorni, mesi, anni, solo il nome di sua moglie, cercando quel rifugio e quella protezione che solo l’amore sconfinato del primogenito Gerard riuscì a garantirgli, unitamente alla presenza costante e rassicurante di Virginia ed ai sentimenti forti di Amelie e Robin.

La dolce cara Virginia, che con una sola mano era capace di preparare il pranzo al piccolo Adam quando tornava da scuola e ad Evelyn quando questa rientrava stanca dal lavoro, dopo mattinate trascorse in aule di Tribunale, intenta a difendere i suoi assistiti.

Virginia trascorreva con la figlia ed il nipote quasi tutto il tempo, anche se Evelyn non voleva lei insisteva per lavare i panni, stendere il bucato con la sola mano sinistra, ed Evelyn capiva che doveva lasciarla fare o sarebbe rimasta mortificata.

Virginia fu per Adam una seconda madre, e ciò che riuscì ad insegnargli rappresentò per lui un bagaglio di vita importante, qualcosa che gli sarebbe servito per tutti gli anni a venire.

Come vernice indelebile il manto miracoloso l’avrebbe accompagnato per tutta la sua esistenza.

Quando Adam imparò a sedersi nel water fu perché capì che per la nonna non era facile aiutarlo nelle sue condizioni, e lui, un pomeriggio che era ancora piccolissimo, si avviò da solo in bagno e si arrampicò come poteva fino alla tazza, riuscendo a sistemarsi al pari di un adulto, e da quel giorno gli fu tolto il pannolone per sempre.

Quanti anni vissuti da Evelyn a fianco di Adam e sua madre, quante passeggiate al Centre Park di Hamilton tutti e tre insieme, e mentre il bambino si dondolava in altalena Virginia camminava su e giù per i viali per mantenere il più possibile il movimento, calpestando la scomoda ghiaia ed avvertendo a tratti delle fitte dolorose al piede destro, ma sempre fiduciosa e serena, devota a quel Dio che come lei sosteneva nonostante avesse permesso la sua paralisi le aveva salvato la vita, regalandole la gioia di veder nascere i suoi nipotini.

Santa Teresa di Lisieux, la splendida Cattedrale di Hamilton, era lì che ogni sabato sera Virginia ed Evelyn si recavano per assistere alla celebrazione della messa prefestiva, e solo Virginia sa quanto desiderava in cuor che sua figlia avesse una salda fede.

Non che Evelyn fosse una miscredente, ma si era persa di coraggio, troppe cose le erano cadute addosso come macigni e l’avevano fiaccata e sfiduciata talmente da dubitare che un Dio ci fosse, che la giustizia esistesse su questa terra e che oltre la vita ci sarebbe stata un’altra vita…

Una volta, durante le sue crisi, Evelyn tentò il suicidio.

Ingerì un flacone di medicinali in dose massiccia, e fu salvata da suo fratello Gerard giusto in tempo per non passare a miglior vita.

Si era presa una forte delusione per un amore finito con un uomo che appariva a lei attaccatissimo, e che era riuscita a farla rinascere dopo anni di completa solitudine, di assoluta castità e di condotta irreprensibile.

Non che innamorarsi ancora alla sua giovane età fosse un delitto, anzi, era quello che anche i suoi familiari auspicavano per lei, per uscire da quel mondo isolato e triste, soprattutto nei momenti in cui Adam andava con il padre e lei rimaneva da sola nei fine settimana o durante le vacanze estive, di Natale, Pasqua o in concomitanza di altri eventi in casa Stamber.

Amare Evelyn purtroppo non era facile, lei stessa non era capace di farsi amare, piena di difese contro gli uomini, fatta eccezione di suo padre, prevenuta perché stanca e sfiduciata verso i maschi, che mostravano di desiderarla solo per la sua bellezza, ma la bellezza, aveva imparato a sue spese Evelyn, spesso è un’arma a doppio taglio.

Cosa ancor più grave in lei era la mancata educazione al sesso, per non essere stata amata veramente mai da suo marito, l’essere stata sodomizzata per anni ed ignorata come persona, ma soprattutto come femmina.

Cose belle a cui pensare Evelyn però le aveva.

Suo padre, non appena lei aveva iniziato a riprendere la salute, aveva frequentato ben due corsi di Cristianità al Seminario di Hamilton, l’ultimo della durata di quattro anni, e parlava con il Vescovo Gregory Rudolph come fossero fratelli, o entrambi sacerdoti.

Si perdevano in lunghissime disquisizioni sul valore della vita e sul significato della morte, ed alcuni anni prima di morire Rudolph le aveva lasciato un prezioso messaggio.

Figlia mia ricorda sempre, l’uomo che dirà di amarti lo troverai scritto nell’antico Testamento, al Cantico dei Cantici.

Questi sono i veri sentimenti che dovrà provare chi dirà d’oggi in avanti di volerti bene, non cadere in inganno, sii sempre attenta e prudente, leggi insieme a me e comprenderai ciò che ti voglio dire…”.

Ed Evelyn, aperta la Sacra Bibbia, aveva iniziato a leggere a voce alta insieme a suo padre.

[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell’Amana,
dalla cima del Senìr e dell’Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c’è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d’alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d’acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano…

Il cuore le si riempì di speranza, e in lei si generò una fede tale, da quel giorno, che sua madre non credette ai suoi occhi e pianse di gioia.

IL RISCATTO

Evelyn non si domandava più se Dio esistesse, oramai ne aveva la certezza.

Come le disse un giorno una donna dai grandi carismi Lui era sempre accanto, al suo fianco, pronto a sostenerla ad ogni passo, guidarla ad ogni movimento, illuminarla in ogni sua scelta.

La fede era salda, gli intenti chiari, i propositi fermi.

All’età di quarantasette anni volle riprendere gli studi ed acquisi’ una seconda laurea.

Iniziò a riscuotere grandi successi in campo lavorativo e, scoperto di avere forti doti di scrittrice, si cimentò come giornalista redigendo numerosi articoli sulle sentenze passate in giudicato emesse dai Tribunali di Welland, St. Catharines, Oakville, Kitcheren e Brantford.

Sempre umile e preparata non era mai altezzosa, ma ricca di empatia e carica di sentimenti positivi.

Amava tutto e tutti e non covava odio per nessuno, e finalmente con l’aiuto di una brava Psichiatra all’età di cinquantadue anni, dopo ben ventotto trascorsi tra episodi di ricorrenti fasi depressive e psicotiche, guarì definitivamente.

Contemporaneamente alla cura farmacologica furono essenziali le sedute di Psicoterapia del Dr. Marcel Drumph, specializzato in psicoterapia cognitivo-comportamentale, che unite ai farmaci riscossero un grande successo.

Riacquistò fiducia in se stessa, migliorò sotto il profilo delle relazioni con il sesso maschile, perfezionò i suoi modi di fare e di parlare frenando l’impulsività, ed acquisì maggiore consapevolezza del suo corpo.

Il male oscuro era stato eliminato per sempre dalla sua vita, finito, sconfitto.

Ed Evelyn scriveva .… scriveva di tutto, articoli, recensioni, critiche letterarie e saggi in materia di Giurisprudenza.

Si diede anche all’insegnamento, e la sua vita tra i giovani studenti di Legge, trascorreva felice, ricca di stimoli, mentre lo scorrere degli anni sembrava non lasciare traccia sul suo viso, con quel volto sempre sorridente e due splendidi occhi espressivi e vivacissimi.

E fu così che si dipanò la matassa della vita per tutti.

Adam divenne un Magistrato famoso, si accompagnò ad una ragazza madre e non ebbe figli, avendo deciso in cuor suo che la dinastia Stamber dovesse terminare con lui.

Gerard ebbe una brillante carriera, e riscosse ovunque fama e successo.

Portò a vivere con sé sua madre Virginia ed accanto a loro si sistemarono Amelie ed Oscar, coniugati e con figli.

Quanto agli altri protagonisti di questa storia, le maledizioni di Virginia si avverarono.

Ludwig morì in un incidente, e non si comprese mai se finì in fondo al mare per una disgrazia o se volle porre fine alla sua vita gettandosi intenzionalmente con la sua auto dal Molo Sud della Baia di Hamilton.

Suo padre Morgan fu colpito da ictus tre mesi dopo, finì in coma e morì senza riprendere conoscenza.

La suocera di Evelyn andò a vivere con una lontana nipote a New York, e di lei non si seppe più nulla.

L’amica di famiglia Stamber, la rigida signorina Margareth, non essendo sposata, finì i suoi tristi giorni in un Ospizio di Hamilton, dimenticata da tutti.

Henry si buttò in politica e fu eletto Sindaco in un paese di pochissime anime, abbandonò ogni interesse per la Psicologia, si sposò tardi e non ebbe figli, dedicando tutta la sua vita alle Campagne Elettorali, alle Candidature e ai Comizi, sospinto da grandi ambizioni.

La colf della famiglia Stamber rimase vedova molto presto e fu colta da una grave forma di Alzheimer, si diceva di lei che andasse in giro malvestita, trasandata e sciatta, e che pronunciasse parole senza senso, assistita costantemente dalla figlia, che dovette dedicarsi completamente a lei.

Cox si separò anche dalla seconda ‘moglie’, lei lo sorprese in camera da letto ad intrattenersi con una prostituta d’alto bordo, e non lo perdonò, cacciandolo di casa.

Il Giudice De Carolis non ebbe miglior sorte, e finì accoltellato in una rissa nella quale non c’entrava nulla, scambiato per pura somiglianza con un malavitoso dei sobborghi di Cayuga.

La devota Virginia si domandò spesso se le maledizioni scagliate contro di loro fossero stata cosa disdicevole agli occhi di Dio, ma si rispondeva sempre con indulgenza che non avrebbe potuto fare altrimenti.

Continuava a condurre la propria esistenza con pacata rassegnazione e pregava, pregava come aveva fatto sino ad allora, e il Signore sembrava ascoltare le sue invocazioni.

Visse ancora a lungo, circondata dalle cure di Gerard e dall’amore dei suoi quattro figli.

Si spense un pomeriggio d’autunno mentre dormiva, passando dalla vita alla morte senza neanche accorgersi, ed era quello per cui gli stessi figli avevano tanto pregato.

I funerali furono solenni, come lei aveva sempre sognato.

Quattro cavalli neri alla guida di un cocchio bianco dagli ornamenti d’oro percorsero le strade di Hamilton, dalla Cattedrale al piccolo cimitero, seguiti da un lungo corteo silenzioso.

All’altare Evelyn pronunziò un discorso toccante, e volle leggere, in onore e memoria di sua madre, la poesia dello scrittore libanese Kalil Gibran.

SULLA MORTE

Voi vorreste conoscere il segreto della morte,

ma come potrete scoprirlo se non cercandolo

nel cuore della vita?

Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi

al giorno, non può svelare il mistero della luce.

Se davvero volete conoscere lo spirito della morte,

spalancate il vostro cuore al corpo della vita,

poiché la vita e la morte sono una cosa sola,

come una sola cosa sono il fiume e il mare”.

Nel fondo delle vostre speranze e dei vostri

desideri sta la tacita consapevolezza di ciò

che è oltre e come i semi che sognano sotto la neve,

il vostro cuore sogna la primavera…

Poiché cos’è il morire se non giacere nudi nel vento

e disciogliersi nel sole?…

Solo se berrete al fiume del silenzio canterete veramente

e quando avrete raggiunto la vetta del monte

è allora che comincerete a salire.

E quando la terra reclamerà le vostre membra

allora danzerete realmente.

Kalil Gibran, Il Profeta

La vita nella piccola città proseguì serenamente, dopo quel triste episodio non si verificarono eventi tali da destare scalpore come all’epoca del processo.

Ancora la gente, quando osserva Evelyn camminare per strada, è solita commentare: – “Come sta bene ora, sembra il ritratto della salute!”.

E qualcuno aggiunge: – “E’ proprio vero il detto: ‘Se ne fanno novantanove ma a cento non si arriva!”.

E la saluta sorridendo… come se la conoscesse da sempre.

FINE


INDICE

SOTTO ACCUSA

L’INGRESSO IN AULA

I TESTIMONI

UNA TESTE RIDE

IL VERDETTO

LA CADUTA DEGLI DEI

LA SCONFITTA DEGLI STAMBER

IL RITORNO

IL MALE OSCURO

IL RISCATTO