il tram dei morti

Maria con i morti ci parlava da quando era piccola. Da quando, la sola tra le sue sorelle, accompagnava la madre al cimitero. Concetta era rimasta vedova a ventotto anni con quattro figli, tutte femmine. Lei era la più piccola.
Concetta si era cresciuta le bambine da sola, con un po’ di pensione e con qualche lavoretto che faceva in casa. Un po’ cuciva, un po’ aggiustava, prima per i bambini, vestiti per carnevale, qualche recita, poi anche per le madri, una piega, il cambio di una zip.
Nel quartiere dove viveva, aveva avuto più di una proposta di matrimonio.

Bella era bella, ma era anche capatosta.

Aveva giurato che non si sarebbe mai risposata, e aveva tenuto fede al giuramento. Poi era diventata più vecchia, meno bella, più stanca, così avevano smesso di farle corte e proposte più o meno lecite. Alla fine, a poco più di quarant’anni, era passata, da Concetta, a Zì Concetta, con quel Zì che da noi, nel meridione, non ha valore parentale, ma serve a farti capire, anche se con affetto, che il tempo ti sta lasciando addosso più ricordi che speranze.Fin dal primo giorno di vedovanza, Concetta, ogni lunedì, era andata al cimitero, a trovare il suo Tonino, morto troppo giovane, in un incidente, all’Ilva di Bagnoli. Per mano si trascinava Maria, che, a tre anni, poco capiva del lutto e del dolore, anzi era contenta per quel fiocco nero che la madre le appuntava tra i capelli quando uscivano.

Per lei il lunedì era la giornata del tram.

Le piaceva sentire, in bocca, quel sapore di ferro che usciva dalle ruote quando il tram frenava, il dlindlin del campanello che il conduttore suonava e che significava scansatevi, e il trolley che scappava dal filo che stava in alto in alto e che lo faceva camminare. Per lei quell’uscita era una festa. Ogni volta una scoperta. Da Piazza Nazionale a Poggioreale, era un viaggio interminabile. Quel tram, verde di fuori e nero dentro, per il colore dei vestiti delle donne, dagli occhi arrossati e con i medaglioni appesi al collo con dentro fotografie di uomini magri, grassi, vecchi, giovani, bambini, un po’ le mettevano tristezza.
Gli uomini avevano bottini neri sul bavero della giacca e una striscia nera sul braccio. Anche le cravatte erano nere, ma poi bastava il dlindlin, scansatevi del tranviere a rimetterla di buonumore.

Il tram dei morti, come lo chiamava lei, le metteva allegria.

Un’altra tappa obbligata, era il giro tra le bancarelle dei fiorai, che coloravano, con rose, violette, garofani, ortensie, le mura del cimitero.
Maria rimaneva incantata da tutto quel muoversi, contrattare, richiamare, che si spegneva di colpo appena superate le porte del cimitero. Silenzio e rispetto, era scritto sul cartello all’ingresso e tutti rispettavano quelle indicazioni.
Concetta spostava la sedia e si sedeva sulla fossa dove era stato seppellito Tonino e cominciava a parlare con il morto, muovendo solo le labbra.

“ Mammà ma cosa stai dicendo? “ disse la prima volta Maria.
“ Sto parlando con papà. Gli sto raccontando tutto quello che mi è capitato. Fa la stessa cosa anche tu. “
Maria cominciò : “ Papà, Adelina questa mattina … “
“ No, no, bella mia, la interruppe la madre, gli devi parlare nella tua testa. Qui non si può parlare ad alta voce. “

Così Maria imparò a parlare nella sua testa, e non solo con il padre e non solo con i morti.
Qualche volta i morti le rispondevano. No a parole, ma, come diceva lei, con i segni.
Ad una domanda rispondevano, a volte, con un tocco di campana, con il suono di clacson, con lo squillo di un cellulare, e lei era felice. Erano i segni, che c’erano e che avevano capito quello che lei aveva detto.

Non si è mai sposata. Ogni lunedì, anche adesso che è anziana, va al cimitero.

Si avvia lentamente a piazza Nazionale per prendere il tram per Poggioreale.
Il tram è verde fuori e dentro, adesso, è di mille colori. Solo lei, porta addosso il nero di tante morti. Ha un medaglione al collo, con dentro la foto di Concetta.
E’ vecchia e stanca. Si rianima solo quando sente dlindlin, scansatevi del tramviere. Scende a Poggioreale, compra i fiori e inizia il lungo giro tra i suoi morti.
Ieri non è scesa all’ultima fermata. Nemmeno dlindlin, scansatevi e la voce del tramviere l’hanno potuta svegliare.
Se n’era andata a parlare con i morti, questa volta da vicino.