JASNA ŠAMIĆ – libri da leggere

110

La Primavera è la stagione che regala quel bellissimo stato d’animo, ci libera dal freddo e da tutto ciò che di solito si sente nei mesi invernali. E’ altresì il mese in cui si svolgono molte attività culturali.

Sembra accada contemporaneamente nell’intero mondo culturale dove è importante fare uscire l’intero capitale creativo che si è preparato nei freddi mesi invernali.

Per Jasna Šamić il 21 aprile fu un giorno importantissimo, perché in quel giorno nel capoluogo della Bosnia e Erzegovina – Sarajevo ha  ospitato la Fiera del libro, occasione in cui la scrittirice, professoressa, poetessa di origine Bosniaca, che attualmente vive e lavora in Francia, ha promosso i suoi ultimi due libri. Jasna Šamić non ha mai smesso di continuare a scrivere nella sua lingua madre, non permettendo mai che i legami con la sua patria natale fossero mai danneggiati, per poter mantenere tra i suoi lettori innanzi tutto i suoi compatrioti che hanno ispirato largamente la creazione della sua ultima trilogia romanzesca – “Paesaggi delle anime erranti”. Libro che nel 2016 fu premitao dalla fondazione di Bosnia ed Erzegovina.

Un secondo libro è stato presentato nei giorni della fiera di Sarajevo è la raccolta poetica: “Nel letto di un sogno” . Scirtto in lingua francese e pubblicato dalla fondazione MEO a Bruxelles. Ne abbiamo  già parlato sulle pagine di BombaGiù.

In presenza dei ammiratori della bella letteratura e dei seguaci dell’autruce, i libri di Jasna Šamić sono stati promossi da recensori e bravissimi poeti bosniaci tra i quali il professore Senadin Musebegovć e il giovane scrittore Jasmin Agić. In questa occasione con grande piacere i recensori hanno sottolinenato l’importanza di una simile letteratura, documentata da un ricco materiale archivistico che lascia l’impressione che i limiti della finzione e della realtà si cancellano nel modo in cui sono presentati, non solo attraverso gli eventi, ma anche tramite i personaggi scelti e minuziosamente ellaborati.

La trama, che si svolge a Sarajevo, alla presenza di numerosi migranti ed emigranti prima e dopo la II Guerra Mondiale, scopre una città cosmpolita, cosa che è stata una caratteristica di Sarajevo da sempre e che viene confermata dalla prosa di Jasna Šamić.

La trama del romanzo abbraccia un luogo che va da Novosibrsk a Vancouver, lungo un periodo di cento cinquanta anni. I Membri di una familia di origine russo–ebraica provenienti da diverse parti del mondo, torneranno a vivere a Sarajevo per essere, a seguito delle guerre insanguinate, di nuovo trasportati in ogni parte della terra.

In questa occasione, per avvicinare i lettori alla letteratura prosaica di questa bravissima scrittrice, segnaliamo alcune pagine del suo romanzo:

“PAESAGGI DELLE ANIME ERRANTI”

erranti(tratto dal romanzo – trilogia)

Kazanj

Fine del XIX inizio del XX secolo

Jelisaveta Kazanskaja

(…)

2.

L’infanzia di Jelisaveta Kazanjskaja fu inseparabile da quella di Lev Nikolàevič. Le numerose visite da parte del grande scrittore alla famiglia Kazanski, a Kazanj, o Malmige, furono per Lisa sempre una esperienza particolare.

Dalla sua giovinezza dopo la morte di suo padre, Tolstoj viveva con la sua zia a Kazanj. In quel tempo, come descritto da Lisa nel suo diario, la famiglia di Tolstoj trascorreva la maggior parte del tempo tra Mosca e La Jàsnaja Poljana. Verso la fine del diciannovesimo secolo Tolstoj soggiornò alcuni anni nel Caucaso. Ma gli succedeva molto spesso di visitare la città della sua infanzia, dove aveva fatto gli studi di cultura orientale. Visitava i Kazanski sempre intorno all’ora di pranzo. Si mangiava nel frutteto. Tutti insieme sedevano intorno al tavolo, “cosa che non succedeva nei giorni ordinari”.

In tali occasioni la madre di Lisa preparava il boršč[1], con il riso e gli gnocchi, semplicemente perché Tolstoj, che da parte della famiglia Kazanski era chiamato semplicemente Graf ( che in russo significa “conte”), non mangiava null’altro. Non mangiava mai la carne in nome del suo pacifismo vegetariano, come affermava lui da solo.

Uccidendo gli animali, caro mio Nikolaj Sergeevič, l’uomo distrugge invano in se stesso quel valore spirituale, la simpatia e il rimpianto per gli esseri vivi, come è l’uomo stesso. Quando rompe i propri sentimenti l’uomo diventa crudele.

Lisa scriveva nel suo quaderno – una bibbia particolare – queste parole del noto scrittore, così come molte altre, considerandole per tutta la vita come un tesoro incomparabile.

Dopo il pranzo lasciavamo papà e Lev Nikolaevič continuare il discorso da soli. Il Conte non è mai venuto da noi con la sua sposa, Sofia Andreevna, la quale, con tutta onestà amava solo Mosca e la vita in quella città. Invece una simile vita per Tolstoj sarebbe stato un vero martirio, che con impazienza tornava in campagna chiedendosi con accanimento : “ quando inizieremo a vivere di nuovo?”.

Nascondendosi dietro la porta del portico, dove si spostavano più tardi mio padre e lo scrittore, di nascosto spiavo la loro conversazione. Nel frattempo, i miei fratelli e sorelle dormivano, o giocavano da qualche altra parte.

Il padre di Lisa era molto legato al Graf. All’inizio della sua conoscenza esiste una lettera che il padre di Lisa, in quel periodo già eletto giudice con giurisdizione per l’intero distretto di Kazanj, inviò a Lev Nikolaevič per esprimerle l’intera sua devozione per la lotta verso migliore vita e per il miglioramento della situazione sociale nell’intera regione.

Molto più tardi Lisa avrebbe capito che il Graf non aveva mai finito né  gli studi di giurisprudenza iniziati molto prima, né quelli di orientalistica. Disprezzando l’università, quel “tempio delle scienze”, come anche i professori, chiamando gli storici “sordomuti che non riescono mai dare la risposta giusta alle domande poste”, il conte decide di educarsi da solo. Alcuni percepivano la sua testardaggine, che già da tempo era diventata leggendaria, solo come un capriccio. Lev Nikolaevič Tolstoj non litigava mai con il padre di Lisa, semplicemente perché Kazanskij non si opponeva mai al conte, anche allorquando non condivideva le sue opinioni. Un personaggio dal forte carattere, il padre di Lisa da sempre evitava le dispute ardenti.

Con il passare del tempo Nikolaj Sergeevič Kazanskji, cosi come Lev Nikolaevič, aveva lasciato crescere la barba che nascondeva i tratti del suo volto; le sue sopracciglia, molto più spesse di quelle eli conte, si addensavano intorno agli occhi, ma lo sguardo era molto più dolce di quello dello scrittore. Il padre di Lisa non aveva mai messo in questione la tradizione famigliare, diventando ciò che furono tradizionalmente i suoi antenati – giurista.

Spero che fu giusto nelle sue condanne, lui, per il quale un furto era uno dei peggiori vizi da cui provenivano tutti gli altri difetti umani, scriveva Lisa.

Nikolaj Sergeevič  non era ossessionato come Lev Nikolaevič per la pulizia, che per questo termine aveva una particolare ammirazione fino a farne una intera filosofia, ricercandola lungo l’intera sua vita.

Se per caso succedeva che Tolstoj non si faceva vedere per un certo periodo dai Kazanskjii, arrivavano comunque le sue lettere. ”Dopo la mia morte, queste lettere apparterranno a te”,  diceva il padre di Lisa.

A differenza di Nikolaj Sergeevič, un uomo calmo e quieto, il Conte agli occhi di Lisa lasciava l’impressione di una persona con lo spirito irrequieto, ossessionato dalla paura. Era persuaso che la bruttezza e la stupidità nascono dalla potenza di quelle creature inferiori, le donne, che hanno sugli uomini. “Non è alla donna di chiedere i diritti ad un uomo, ma è l’uomo che deve emanciparsi dalla donna”, sono le parole di questo umanista che trovava se stesso come una persona riluttante, brutta, schifosa, priva dell’aspetto mondano.

Lisa venne a conoscenza di molti fatti dal diario di Tolstoj che poté leggere solo dopo la morte di suo padre.

Io sono tra coloro che irritano spiacevolmente gli altri, sono pretenzioso, intollerante ed infine timido come un bambino.

La giovane Lisa non riusciva a capire come qualcuno come Lev Nikolaevič potesse essere cosi crudele verso se stesso.

Sono un ignorante, e ciò che so l’ho raccolto in giro, qua e là, ed è molto poco! Ma c’è una cosa che mi piace sopratutto del mondo, è la gloria. Sono ambizioso e se dovessi fare la scelta tra la gloria e la virtù, sempre sceglierei la gloria.

Tolstoj raccontava a Kasanskij del suo viaggio a Parigi. Dopo un soggiorno molto gradevole, tornò a casa scosso, dopo aver assistito dal vivo ad un evento di esecuzione pubblica di un condannato. Più di personaggio di Napoleone, odiava questa “addorazione dei francesi verso un tale crimine”.

Mio padre lo ascoltava quasi in modo religioso, e se doveva opporsi, lo faceva in un modo molto delicato, forse istintiivamente per non provocare al suo amico glorioso qualche rabbia, perché non voleva che le sue visite finissero mai.

(…)

JASNA ŠAMIĆ – Nata a Sarajevo, laureata in lingue letteratura e culture orientali. Studiosa del sufismo, che insegnerà a Sarajevo così come a Strasburgo. È stata anche direttrice delle ricerche associate al CNRS, collaboratrice di Radio Francia Internazionale e Cultura Francese. Oltre alla madre lingua (serbo-croato), scrive ugualmente in francese pubblicando numerosi saggi scientifici, romanzi, racconti, pezzi di teatro e poesie. Fino ad oggi ha pubblicato due romanzi nell’edizione di M.E.O: “Il ritratto di Balthazar” che gli ha regalato il premio Guachez-Philippot (2012) e “La brina e le ceneri”. Oltre questo, Jasna Šamić è fondatrice e direttrice della rivista elettronica trilingue (francese, serbo-croato e inglese)  “Balcan Sehara”.

Nota e traduzione dal francese a cura di Biljana Biljanovska.

[1] ) Borsč – è un tipico piatto russo fatto di molte verdure, cotto in una grande pentola, talvolta con carne, ma più spesso senza.