Un puzzle: l’ arte poliedrica di Mariangela Calabrese

Per sentire un artista devi respirare dove si sprigionano i colori della sua arte.

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Viaggiando nell’arte non puoi scovare lei : Mariangela Calabrese.

Un’artista poliedrica. La Calabrese è salernitana e vive nel frusinate. Una formazione artistica, dall’istituto d’arte alla accademia di belle arti e diverse specializzazioni. Docente di materie artistiche al liceo artistico di Frosinone, il Bragaglia. Per entrare nel mondo di un’artista devi entrare nel suo laboratorio ovvero nei luoghi dove nasce la sua vena artistica. Rocco Zani, il narratore d’arte, il critico che ama definirsi modestamente un cronista d’arte, mi ha insegnato che per sentire un artista devi respirare dove si sprigionano i colori della sua arte. Per entrare nel mondo di Mariangela Calabrese devi seguirla. Nonostante viva in un luogo quasi solitario, raggiungere il suo studio nella sua abitazione significa superare l’abilità di orientamento e dimostrare di essere abili guidatori.

Lei è, infatti, l’artista dell’arte pubblica relazionale.

In ogni contesto dove espone dal museo alla galleria, all’aperto o al chiuso entri nella sua arte, ti coinvolge e diventi nello stesso tempo protagonista e spettatore.
Nel suo eremo, considerata la solitudine del luogo scopri il poliedrico mondo dell’artista. Appena arrivi sei catturato nel COLLE LAVENIA dal suo pollice verde, il suo giardino, il suo orto è Arte, è anche «donna di fatica» la giardiniera. Ricerca pittorica attraverso riflessioni e rielaborazioni di concetti tradizionali dell’arte e della letteratura, una «dantista». Un curriculum incredibile di riconoscimenti e mostre. Le sue opere viaggiano in collettive e individuali.

Artista impegnata a 360 gradi e così la trovi con la sua arte a sostegno delle donne, a denunciare il femminicidio, a riflettere sul Mediterraneo, il dramma dei migranti.

Guarda in alto quando cammini per vedere la sua arte scendere in metri di stoffa saggiamente dipinti, i suoi fiumi, il suo mondo, che scende dall’alto verso il basso, la sua arte che unisce gli estremi. L’artista kilometrica grazie alle sue tele d’arte immense.
Un’altra voce dell’artista sono i libri dì autore, colori e parole si fondono in una poetica visiva, dei diari intimi, personali, che diventano un romanzo corale.
Ogni registro firme delle sue mostre diventa un puzzle corale, non puoi chiamarti fuori. In ogni dove trova un elemento che unisca in relazione le persone, così anche delle «banali pietre dei ciottoli » diventano sul fiume Cosa un’opera d’arte collettiva.

Tra le voci dell’associazione «zerotremilacento» di Frosinone ha riportato alla luce un fiume, il Cosa, che scorre nascosto in una città cementificata come Frosinone. Le sue opere entrano in relazione con la natura. I suoi colori entrano in relazione con i cespugli. L’artista dell’elaborazione del dentro e fuori, l’artista che presta la voce alla poetica del Bonaviri, lo scrittore siciliano, che ha vissuto nel frusinate tanti anni: lo scrittore candidato al Nobel della letteratura. La Calabrese è anche una grande lettrice e nelle sue opere senti scorrere il fiume delle parole. Mi sono incantata a prima vista nel vedere quei fiumi artistici. In fondo l’acqua è uno degli elementi della vita e in questo senso Mariange Calabrese è un’artista che fa vibrare la vita, dandone un segno speciale nella sua opera che narra «l’origine della vita».

L’arte di Mariangela Calabrese è un’emozione che provoca brividi di sensazioni.