Oltre il vero

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In matematica insegnano che vi sono due tipi di funzione: quella dipendente e quella indipendente.

Non può esistere l’una senza l’altra. Appariranno sempre come il risultato di un compromesso, di una catena di eventi, il cui risultato non può considerarsi assoluto, ma relativo in relazione al compromesso stesso.
Diversamente, l’essere umano può considerarsi indipendente. Riesce infatti a pensare, ad esprimersi e a compiere le più normali e quotidiane azioni della vita.

Ma è realmente così?

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La cultura ci inserisce all’interno della società fornendoci strumenti, lasciandoci credere di poterli utilizzare a nostro piacimento per poter costruire una moltitudine di cose da confrontare con il prodotto delle azioni di altri esseri viventi.

Eppure queste cose risultano quasi concatenate le une con le altre.

Dicono: “siate liberi!” Tenendoci la mente prigioniera.

Dicono:

“Abbiate il coraggio di osare!” Costruendo limiti all’infinito.

Proprio quest’ultimo, l’infinito, non lo si è mai riuscito ad immaginare pur essendo uno dei concetti che più affascina e più spaventa. Questo perché lo si può inventare ed immaginare come lo si vuole e, noi umani, non siamo per niente abituati a fare questo.
Non vi parlo dell’assolutismo occidentale, di regimi totalitari e fortemente autocratici. Si tratta di un inconsapevole prigionia, già definita da filosofi quali E. Kant, il quale condannò, per ragioni seppur diverse ma considerabili analoghe, l’uomo colpevole dello stato di minorità nel quale si è trovato e si troverà.

Cosa fare allora, chiederete voi?

Annullare anni di storia? Annientare i pilastri su cui si fonda la società? Ribellarsi? Errato.
La vera lotta è con se stessi.

L’epoca ci ricorda semplicemente che siamo nati prima o dopo. Le materie scolastiche insegnano a pensare ma l’etimologia ci ricorda che le parole assumono nel tempo diverse sfumature pur restando grammaticalmente tali.

Così come le parole, l’uomo varia, si evolve, progredisce, regredisce, apprende, lavora, ama, soffre.

In tutte queste attività manca la principale: la vita,la luce.

E io mi appello a voi! Abbiate il coraggio di accendere quella luce per cui tanto si è lottato quando ci si voleva esprimere e si veniva ammazzati.

Non lo fate per ribellione alla società, fatelo per ribellarvi a voi stessi.

Solo così comprenderete che quella dipendenza che pare tanto angosciosa è il frutto di un assenso involontario al non voler vivere.
Siate essenza e non solo essere, abbiate il coraggio di trovare nel sole l’infinito del vostro essere pur sapendo che quel sole dipende da una luna, la quale, se non vi fosse, farebbe sminuire quella luce che riscalda e che ci arriva.

Si tratta di rendere la dipendenza da ciò che forma un divenire sempre mutevole per poter evitare di essere gli uni eguali agli altri e comprendere che la tristezza non è stato non lasciare nulla al mondo ma nulla a se  stessi.