Racconti di Alghero

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Era domenica 17 maggio del 43 splendida giornata in quel di Alghero la gente passeggiava tranquillamente sui bastioni della città, molte famiglie avevano sfollato per paura della guerra e si erano dirette verso le campagne circostanti comunque, c’era molta gente anche perchè quel fine settimana era dedicato alle celebrazioni della madonna del Carmelo, ed i bambini e ragazzi/e erano in piazza per affrontare e scalare l’albero della cuccagna dove i commercianti ed i benestanti della città donavano generi alimentari e gioccatoli da distribuire ai poveri, premi per chi fosse riuscito ad arrivare fino in cima.dai bastioni poi si intravedevano le barche dei pescatori intenti nelle faccende, salpando le reti sperando in una buona pesca che potesse sfamare le famiglie e raccogliendo qualche soldo dalla vendita.

I bambini più piccoli scorrazzavano per i vicoli e nelle piazze del centro storico, nei bar e taverne chi se lo poteva permettere seduti accanto all’ingresso consumavano bevande la spuma e qualche bicchiere di vino, infatti alle 4 contonate (4 ANGOLI) alla taverna non mancavano mai fave , lardo e vino alimenti consumati nelle giornate di festa. aspettando che il sole coricasse verso capo caccia ed il tramonto abbracciasse la città, nessuno e dico nessuno si sarebbe aspettato un bombardamento da parte degli inglesi o americani, in quella sera tanto tranquilla la sagoma di un velivolo veniva avanti da sud indirizzandosi verso l’aeroporto di nuraghe biancu era sicuramente l’aereo di Antoine de Sint-Esperì che periodicamente sorvolava il cielo di Alghero per poi atterrare in aeroporto e trascorrere qualche giorno in Ciutat in compagnia di amici, era molto ben voluto ad Alghero, ma giravano voci di un suo coinvolgimento nei servizi segreti Francesi, Qui cominciò a scrivere la sua opera il piccolo principe che venne poi pubblicato in tutto il mondo, anche l’aeroporto era obiettivo di mitragliamenti e bombardamenti infatti il 17 aprile del 43 ricordata anche come la notte di San Pasquale,venne attaccato da uno stormo di bombardieri inglesi che con alcuni spezzoni aveva centrato alcuni palazzi di piazza misericordia uno che dava al carrer de la carnesseria vella oggi via Zaccaria l’altro posto in carrer mercaders oggi via Carlo Alberto dallo scoppio dello spezzone morirono in tanti sotto le macerie intere famiglie, ma molte riuscirono a salvarsi dalla morte anche la famiglia di mio padre si salvò con grande fortuna la gente cominciò a scappare bambini donne in fuga verso la campagna presagendo un secondo bombardamento che quel giorno non ci fù.

infatti si racconta che sul tetto della torre dei cani o San Giacomo era posta una mitraglia a sentinella della città verso sud i militari in quella serata videro avanzare uno stormo di bombardieri che sorvolando il mare probabilmente non avendo come obbiettivo la città andavano oltre, in seguito si dice che i militari posti sulla torre aprirono il fuoco inconsapevoli delle ripercussioni che avrebbero procurato, dallo stormo si staccarono due bombardieri che rilasciarono decine di bombe anche incendiarie che colpirono la citta le strade le campagne circostanti, per los carraroltz (per le strade) si riversarono uomini donne bambini urlando c’erano feriti dappertutto, corpi senza vita per strada una bambina con i capelli rossi ricci impolverati piangeva disperata abbracciata sul corpo della madre inerte per sempre, urla pianti, uomini soldati carabinieri vigili scavavano in mezzo alle macerie per cercare probabilmente i loro cari rimasti sotto le travi ed i calcinacci, un prete in mezzo ad un campanello di persone in preghiera scrutava il cielo forse in cerca di un perché di quelle morti, con le braccia tese verso l’infinito imprecava con voce stridula accorata perché Dio mio perché , nessuna risposta proveniva dal aldilà ma invece grida urla in bocche spalancate piene di sangue urla con occhi di pianto con strazio avvertito mani piedi braccia corpi senza vita, cani e gatti affamati si aggiravano per le strade ed in mezzo ai corpi bisognava fare in fretta toglierli dalle strade la sera scendeva veloce e la notte sarebbe subentrata al giorno la paura di altre scorrerie dei bombardieri faceva paura, gente per le vie rincorreva non si sà bene che cosa alcuni seduti sui gradini masticavano tozzi di pane probabilmente raccolti da terra altri seduti ai bastioni le luci erano spente la città era al buio, e ad ogni rumore tutti si alzavano per vedere scrutare percepire il più piccolo rumore di motori. il sindaco chiedeva alla popolazione di recarsi nei rifugi o sfollare verso le campagne intorno, tutto inutile non si voleva lasciare sguarnite le proprie case per paura dei ladri i benestanti del pais si davano da fare per aiutare i più bisognosi con del pane e acqua , all’alba i pescatori si recarono al porto passando da port a mare, ma la sorpresa era tutta lì le poche barche ancora intere e non affondate avevano squarci dappertutto la maggior parte erano affondate mitragliate gli spezzoni conficcati come spade nei corpi nelle viscere della terra,.

si racconta che una giovane benestante figlia di un commerciante innamorata si era di un soldato tedesco abitava con la famiglia in carrer mercades in prossimità della chiesa di San Francesco, il babbo uomo timorato di Dio molto devoto e conosciuto in citta come strozzino, prestava soldi ai poveri e ogni mese ne ricavava un guadagno che lo fecce diventare ricco subdolo arrogante , con la figlia si comportava da padre padrone senza scrupoli la malmenava anche davanti alla gente, la rincorreva per strada per batterla con la cinghia di cuoio, si racconta ancora che la sua madre anche lei molto devota confessandosi con il prete amico di famiglia disse che avrebbe voluto parlare con il prefetto e nel caso far partire la figlia per Sassari da una sua parente temendo per la vita della figlia, un pomeriggio la ragazza passeggiando per la via in compagnia del soldato tedesco ma guardata con sospetto dalla gente intorno, incontrò suo padre che senza parlare la strattonò e prese a batterla malamente con violenza bruttale, la ragazza si ribellò scappando per la via verso casa, il giovane soldato tedesco si oppose a quel modo di fare del uomo alzò la voce ed in italiano riversò una marea di parole offensive nei confronti del uomo.

molti in quei giorni parlarono di quel episodio e del perché il giovane militare fu fucilato senza un processo in quel del quarter un plotone di soldati comandati da un sergente italiano posero il povero ragazzo spalle al muro decretandone la morte, nella piazza assistettero anche il commerciante con la sua figlia che con pianto e vergogna assistette alla morte.

rientrati a casa l’uomo chiuse a chiave la ragazza nella stanza buia senza cena , per la via si sentì il pianto straziante della ragazza tutti nella piazzetta rimasero con il naso all’insù in attesa degli eventi, l’imbrunire scendeva tra le vie l’oscurità era imminente, in piena notte e nel silenzio si sentì un tonfo nel selciato, molti si svegliarono scesero in strada un rigagnolo di sangue fuoriusciva dalla nuca la ragazza era distesa con la mano ed il dito verso la chiesa, il commento delle persone era di straziante dolore per la giovane vita e per la responsabilità del padre padrone, ma anche ed in molti pensavano che la comunità non aveva saputo difendere una vita, il prete guardandola le diede l’estrema unzione la madre della ragazza piangeva a dirotto urlava la sua disperazione, e con voce disperata ed affranta chiese perdono a Dio per l’accaduto con il coltello fra le mani alzato nel cielo velato si inferse 12 coltellate straziando le carni e affondando la lama su tutto il corpo, le donne si misero a correre urlando il nome delle due le mani al cielo, le voci si alternavano accorse tutto il vicinato il campanile di Santa Maria comincio a toccare con le sue campane accorse anche il magistrato che ben conosceva la ragazza e sua madre non distolse gli occhi per dal corpo della giovine straziata nel suo esile corpo si riversò verso terra e accolse nelle sue mani il collo della madre oramai anche lui privo di vita.

il sogno d’amore di una ragazza e la vita di una madre si conclusero con la morte lo strozzino inteso il fatto scese per strada e vedendo i due corpi accasciati per terra, si inginocchiò e pianse pianse fino al esaurimento delle lacrime, da quel giorno si spogliò di tutti i suoi averi aprì la sua casa ai poveri a chi era ultimo si scoprì che sotto il suo letto spostate alcune mattonelle si era trovata una panca in ferro con un grande lucchetto e non trovando la chiave il prefetto decise di chiamare il fabbro, dopo ore di lavoro il fabbro riuscì ad aprire la panca all’interno trovarono oro gioielli un quadernetto una penna e calamaio dove erano annottati decine di nomi e cognomi probabilmente i debitori dello strozzino, pergamene con filamenti d’oro e scritture sicuramente contratti di affitto con tante croci cosa che non insospettì nessuno visto che i poveri si firmavano in quel modo perché analfabeti, poi tanti soldi tanti da sfamare una intera città, trovato lu sidaru (il tesoro) la voce si sparse in un battibaleno e molti accorsero da tutte le vie chiedendo la restituzione dei denari ingiustamente sottratti alla gente, il magistrato ci pensò su e d’accordo con il prefetto decise di donare tutte quelle fortune a tutti i cittadini e cittadine in quel caso si racconta che una signora abitante al carrer de Maiorca con voce altisonante si rivolse al magistrato pretendendo una certa somma per i servizi resi allo strozzino cosa che in pochi sapevano il magistrato allora chiese che tipo di servizi aveva prestato? prima che lei potesse rispondere gli intervenuti gridarono rispondendo, lei e’ una prostituta, il magistrato riprendendosi dalla sorpresa giudicò inammissibile una pretesa come quella distribuendo tutte quelle ricchezze e guardando la donna con il cagnolino sul seno disse voi donna questo e per voi, con scherno si girò e andò via.

tutto quello che lo strozzino possedeva venne devoluto agli avventori che con bramosia tentavano di prendere più cose possibile alche il magistrato con voce stridula disse ora basta era ora di finirla andate a casa il resto verrà devoluto al convento delle suore del carrer de la rora e ai francescani, chissà perché tutti se lo chiedevano un mistero.

si racconta che lo videro camminare a piedi scalzi per le campagne senza meta cibandosi di erba e biada chi lo ha visto parlava di un uomo senza oramai viso nascosto da una barba incolta e sporca, un pastore racconta che lo vide in riva al fiume in ginocchio pregando a voce alta chiedendo a Dio che gli desse il coraggio di uccidersi come lo avevano avuto sua figlia e sua moglie.

in molti altri invece raccontano di un uomo scorto all’interno di una grotta in località cala-bona alle prese con una corda intorno al collo intento ad impiccarsi, mai nessuno ne ha avuto certezza, nemmeno le autorità cittadine hanno constatato la veridicità della sua morte, molti lo videro vagare nella notte tra le vie cittadine urlando a squarciagola i nomi di sua figlia e moglie, si racconta anche che si fecce crescere i capelli fino al fondo schiena, smise di lavarsi nessuno in città osava avvicinarsi i lamenti erano laceranti paragonabili al lupo mannaro cosa che gli anziani si raccontavano raccolti attorno al braciere, altri lo scorsero su una barchetta a remi intento ad allontanarsi dalla costa ma sistematicamente veniva respinto dal mare e riportato sulla battigia aspettando altra mareggiata per portarsi al largo e ritentare la sortita contro il mare così si dice .

intanto il popolo per le vie del centro festanti e urlanti in coro cantava al maitì quant all’alba espunta el sol (il mattino quando all’alba spunta il sole) bevendo vino e mangiando polpo arrosto sardine e gallette senza più pensare alle povere vite appena sepolte, la guerra non era lontana ed i soldati chiusi nella caserma del Quarter insieme al manipolo di carabinieri rimasti aspettava ordini superiori ripulendo le schioppetti in dotazione, il tempo stava cambiando e si diceva che una burrasca era in arrivo, le donne vestite di nero e con il fazzoletto intorno al capo recandosi sotto la madonnina nel bastione di sopra flutto tentavano invano di scorgere i gozzi e lancette a vela latina tipiche della marineria algherese con gli occhi pieni di speranza e coraggio a voce alta recitavano il padre nostro, il prete parroco di Santa Maria sempre al seguito delle gonne femminili con le braccia al cielo invocava l’intervento del padre superiore seduto in cielo chiedendo miracoli a sufficienza per salvare gli uomini in mare vicino i maestri d’ascia continuavano il lavoro sulle barche a terra che avendo bisogno di essere restaurate rimanevano alla maddalenetta fino a tarda ora a lavorare.

alle prime avvisaglie notturne mentre il sole calava sul vecchio sdraiato sul mare (capo caccia) nei vicoli e nelle taverne la gente cominciava ad affluire all’interno, mentre le donne di vita occupavano gli angoli più frequentati che per poche lire si offrivano al cliente di passaggio, anche via della ruota molto frequentato in special modo da ragazze che avendo partorito un figlio non erano in grado di sostenerlo e non avendo un marito o uomo vicino per la vergogna abbandonavano nel convento delle suore situato proprio in quella via, si diceva che nel portone insisteva una ruota dove veniva posato il neonato con una spinta la ruota girava dall’esterno verso l’interno ed il bimbo spariva nell’oscurità, si dice che molti figli delle suore siano poi stati adottati da molte famiglie del posto e che molti altri siano morti per malattie, la vita scorreva aspettando la fine della guerra un caporale seduto sul gradino nel lato destro del portone della caserma ripercorreva la sua vita e accarezzando una foto sbiadita dal tempo sbirciando e allungando il collo si scorgeva il volto di una ragazza ancora bambina in quel momento intonò una canzone: in testa un cielo azzurro, il cuore ardente brucia, tenendo respiro e voglia, serata calda e chiara, passando per la strada, pensando alla tua bellezza e amore nel tempo, ti ho visto seduta nel balcone, fermo son stato ad ammirarti e amarti, i bambini corrono vocianti, e altri saltano sui gradini, i giovani amanti seduti sul uscio, e donne che saltano gioiose, il sole sul tuo viso,bella come la terra nata, viva come il mare che guardi, innamorato di te sono, gioire con te nelle vie, amore a prima vista, sbocciato come fiore a primavera vorrei baciare la bocca tua, abbracciarti per sempre, sognarti con me nel letto, estasiato di vivere tutta la vita, tu che amore ispiri al cuore, grande emozione nel anima, scendi cammina mentre il sole tramonta.

Finito di cantare il soldato viene richiamato all’interno della caserma ed il portone si chiuse, chissà come sarà il suo futuro se muore se vive se magari diventa un poeta o uno scrittore chissà se troverà la propria amata al suo ritorno oppure scorderà per sempre quel viso da bambina.

ascoltando si racconta della insurrezione degli algheresi contro la ristretta del pane si dice che in occasione della venuta di Carlo V spedizione di guerra contro i mori in Algeria per mancanza di viveri e donne a bordo delle navi riparò in quel di Porto Conte con tutta la sua spedizione di navi uomini soldati armigeri mogli e amanti dai bastioni della città si intravidero grossi bastimenti e navi da guerra entrare nel golfo erano centinaia fino all’orizzonte il mare cambiò colore dal verde intenso al blu notte come se una sventura stava per colpire la città è così fù .

dopo poco si videro molte scialuppe in gran carriera fare rotta verso il piccolo porto della ciutat, i notabili algheresi in prima fila Carcassona che a dire era un commerciante senza scrupoli e molto vicino alla corona si affrettarono a inverdire plaça civica i el portal con tappeti fiori e tutti gli abitanti riuniti in quella occasione furono requisiti i forni della città ed il pane lavorato pronto ad essere messo a disposizione degli sgherri spagnoli poco inportava se dal popolo si alzavano le voci di protesta nella folla si riconoscevano ratò, cagacliò, baldamè,pruneri, patacò,catambòla stisora,la raglieta, sande bou, giurietta,capural, morrus pistaz sagarinetta,camarrau, biubau,bibiuciu,curroga, cimino,ciampina, giuan de la bulla,la morena,pasteta,giovetta,piricchitu,frassara,pisciaquals,mengiaraim,la reina,vapor,ciclò,pacigafò,pisciacalzone,faghelestu, (nomignoli algheresi) e altri indiavolati in una bolgia vociante che aizzavano la popolazione a ribellarsi per riavere il pane lavorato quel giorno forconi, bastoni, coltelli alzati al cielo indirizzati verso gli armigeri spagnoli ed ai notabili, ma intanto ad insaputa della gente gli sgherri entrando nelle case nelle stalle e nelle taverne sequestravano tutte le libagioni che trovavano violentando donne e ragazzine ed uccidendo chi si contrapponeva a loro passaggio molte donne si tolsero la vita altre correndo verso la statua della madonna che dava sul porto con un balzo si gettavano giù nel selciato molte altre si gettavano in mare annegando perché non sapevano nuotare.

dopo una strenua resistenza ed un continuo scontrarsi con le guardie ed i soldati Carlo V decise di far adunare la popolazione in piazza e dopo aver aspettato che la stessa si riempisse uscì dal balcone fatidico e pronunciò una frase: cari algheresi noi siamo vostri fratelli e per questo smettiamo le armi distribuiremo il pane e con grazia ricevuta vi nomino tutti caballeros.

per la verità non si sa se il Re abbia mai pronunciato quella frase ma si sà con certezza che alla sua partenza istruì il suo comandante della piazza per arruolare un po’ di ladri, stupratori, ubbriaconi nella milizia stazionata nella fortezza.

il racconto parla di quel tragico 17 maggio dove els algueresus serenamente trascorrevano la serata nelle faccende di tutti i giorni i pescatori rammendavano le reti le stendevano per tutti i bastioni, i negozietti erano aperti le donne nelle loro faccende domestiche i bambini giocare e correre per le strade, fu un tragico momento di morte disperazione e angoscia per i morti che questa ciutat ha lasciato sul selciato delle strade, una pagina drammatica e sconvolgente per Alghero, molti di quei cittadini innocenti pagarono un prezzo al conflitto altissimo che per gli algheresi fino a quel momento era lontanissimo, quel giorno già dalle prime luci dell’alba il banditore avvisava la popolazione di un bombardamento su Alghero fino ad allora esclusa da qualsiasi rischio dopo il raid aereo sul aeroporto del 17 aprile e poi un paio di incursioni di aerei lanciarono uno spezzone in rada affondò alcune barche uccidendo sei pescatori.

erano circa le 23.00 quando il sibilo delle sirene squarciò il cielo e la città pochi riuscirono a rifugiarsi nei ricoveri e quindi dovettero nascondersi sotto i letti i tavoli e sedie alcuni dentro gli armadi , l’inferno era arrivato con il suo carico di morte e distruzione, mitragliamenti spezzoni che cadevano giù trasformando le case in macerie le strade invase da buche profonde tutto questo non accennava a finire, ma dopo quasi due ore di bombardamento il tutto cessò di colpo, il tempo si era fermato la luna si era accesa con una luce smagliante ed invadeva la città la gente cominciava piano piano ad uscire dalle case in un delirio di urla e pianti tutto intorno nel cimitero intanto vi era un via vai di gente che con carretti carrozze trasportava cadaveri se ne contavano a decine, morirono intere famiglie la città riprenderà a vivere in autunno ma pagherà ancora per tanti anni i tragici momenti del 17 maggio.

i conti si fanno dopo e i conti erano drammatici la ciutat era in condizioni disastrose sia per la fame le malattie e sia perché non vi era nulla da fare o lavorare, molte famiglie viveva dentro a sottani sporchi e antigienici molte altre in abitazioni senza bagno assolutamente invivibili altre ancora in campagne i rischi di epidemie erano all’ordine del giorno ed in ospedale era un via vai di malati, i pescatori preferivano dormire in barca , i danni sofferti dalla città erano gravi e visibili molte strade erano sbarrate da cumuli di macerie molti ladri si aggiravano nelle strade e dentro le case ed i carabinieri e l’intendenza di finanza rimanevano vigili e controllavano le vie, le prime avvisaglie di ripresa si evincono dalla costruzione di case popolari e costruzione del nuovo molo.

morte della aragosta

e mentre tutto questo succedeva mon xiu garibaldi (mio zio garibaldi) mi raccontava la storia de la mort de la llagosta i rondalliant lu conte,(raccontando il fatto) diceva, in fila indiana attraversavano lei e la famiglia il tratto di mare che da capocaccia andava fino alla spiaggia di poglina cantando spensieratamente, in coda alla fila l’aragosta guardiana, in assetto da battaglia con sguardo sospetto è attento indirizzava uno dei suoi occhi vigili verso la superficie, in caso si intravedesse qualche sagoma di barca doveva allarmare i compagni di viaggio con lus ulchirus (urla) di solito e’ un gracchiare assordante uguale ai tochi di campane di ferro, il capo fila che era la più anziana della famiglia dava il ritmo intonando “pascarò a una mà” (pescatore ad una mano) per scacciare il malocchio con fare regale attirava l’attenzione di molte altre aragoste che con fare buffo e romboso decisero di accodarsi e seguire il gruppo, ad un certo punto sullo sfondo nel blu intravista si era una rete molto colorata dal verde al rosso e molto allungata verso l’orizzonte, molti pesci le gironzolavano attorno anche loro con fare sospetto, infatti un piccolo tonnetto messosi di fronte alla rete con occhi sgranati e bocca aperta faceva intravedere le dentatura ancora acerba e con denti affilati pensava di intimorire la rete, avvertiva subito gli altri del pericolo imminente, il capo fila delle aragoste intimava subito l’alt con voce roca e ferrosa e gridava attenzione pericolo in vista, arrestò il suo avanzare di colpo facendo ruzzolare tutte le aragoste una sull’altra in un groviglio di antenne occhi code e chele ed altro, insomma uno scontro tra regine del mare, un granchio che intanto si era fermato sotto uno scoglio a riposare lo si vide ridere a squarcia gola, si sentiva fin dall’altra parte del mare e rovesciandosi sulla sua pancia alzava dal fondo un velo di sabbia subito intravisto da un polpo de escoll (polpo di scoglio) attento e furbastro si stava avvicinando pericolosamente al granchio in attesa del momento propizio per l’attacco, ma purtroppo per lui ecco che entra in azione la grande granseola con enormi aculei e chele con occhi furenti e bestiali stava per sferrare il suo attacco e con un movimento veloce riesce a mettere in fuga il polpo che anche con estrema velocità e diventando una specie di siluro rilasciava una spruzzata di colore nero nascondendosi in mezzo agli scogli e Posidonia che nel frattempo visti i tempi erogava un odore sgradevole e poco piacevole.

Intanto il grande consiglio delle Palinurus elephas era in seduta plenaria in questi casi poteva partecipare una delegazione di astici granchi e crabe, erano escluse perché considerati di seconda classe gamberi scampi e assimilati , dovendo decidere quale strada prendere per uscire fuori dal pericolo della rete a trimallioni, tutti dissero la loro ed alla fine si prese la decisione di tornare indietro e allontanarsi verso il largo prevedendo che al largo forse non avrebbero trovato reti.

Purtroppo cosi non era ed a metà strada verso l’orizzonte quasi oramai salve una enorme rete di colore rosso vivo con delle corde lunghissime e con larghe sfere a corona con una velocità impressionante avanzava verso di loro, gli occhi si sgranarono e si diede l’allarme, quelle che erano nella fila lontano verso il fondo non sentirono l’alt dato dal capofila e continuarono alla cieca ad avanzare imbattendosi nelle maglie della rete assassina un ammassarsi di aragoste verso la rete oramai nel caos, confusione e disordine, l’aragosta madre con altre si indirizzarono verso quella parte per tentare di salvare più compagne possibile ma la rete avanzava inesorabile, alla fine rinunciarono scappando nel disorientamento totale.

un susseguirsi di grida urla un gracchiare indicibile, tutto il mare tremò le grida si sentirono per miglia e miglia le sirene dell’allarme arrivarono fino alla fine del mondo conosciuto e l’inquietudine penetrò nei fondali più oscuri terrorizzando tutte le specie del mare, anche i tonni le balene gli squali si misero paura e stettero alla larga da quelle acque piene di dolore e morte.

Molte si imbrigliarono nella grande rete e molte furono risucchiate da polpi o mangiate da pesci predatori senza pietà, indifese e deboli per fronteggiare a quegli attacchi, le catturate furono issate a bordo di una grande barca dove grandi uomini barbuti con il sigaro in bocca sporca e senza denti, prendendole dalle antenne le buttavano dentro grandi vasconi terrorizzate affrante mortificate subivano le violenze degli uomini, moltissime altre si salvarono e poterono continuare il viaggio verso la salvezza e poter cosi depositare le proprie uova in mari più tranquilli, ma il rischio per loro non era finito perché alcune di loro cadevano nelle trappole ordite dai pescatori le (nasse) aggeggi costruiti ad intreccio con rametti di ulivo oppure giunco risultando trappola subdola dove le aragoste senza scampo venivano catturate .

Intanto la barca rientrava al porto e nei grandi caxions an llenya (casse di legno) ancorati sul fondo le nostre aragoste venivano catapultate all’interno, come se fossero pietre o residui marini, chi stava già dentro aiutava le altre rassicurandole e cercando di fare spazio all’interno , ma un altro pericolo stava per arrivare in lontananza un piccolo gozzo si trascinava a remi ad uno dei cassoni, il marinaio a ma una còrbula (cesta) immergendola dentro con forza catturava una decine di crostacei, si insinuò il caos, il terrore, le più piccole si abbracciavano l’un l’altra per farsi coraggio, il mare cominciò ad agitarsi il fondo diventò scuro e la sabbia cominciò a penetrare dentro i cassoni molte delle compagne riuscirono a scamparla e per la prima volta capirono che il destino era segnato, intanto il marinaio a bordo del gozzo si allontanava con le sue prede arrivato al molo mise in vendita la merce come loro la chiamavano, una signora piccola di statura capelli bianchi e occhiali spessi con indosso una vestaglia e delle ciabatte con la spolta (borsa)sulle spalle ne prese quattro e si incammino verso casa, arrivata fecce due scalini ed entrò in cucina, subito mise una pentola di acqua a bollire aprì la borsa tolse le aragoste ad una ad una le mise dentro la pentola si fermò alla quarta e si accorse che era troppo piccola ancora doveva crescere disse a voce alta la donna, così la ripose dentro la borsa proponendosi di riportarla dal marinaio che l’aveva venduta, ma intanto l’acqua si faceva sempre più calda e si cominciarono a sentire i lamenti i pianti i rumori di richiamo metallici e ferrosi delle aragoste, dentro la pentola l’acqua comincio a fuoriuscire in un vortice movimentato, la nostra aragostella assisteva imperterrita, terrorizzata, come non lo era mai stata tappandosi le orecchie cominciò a piangere urlando a squarcia gola il nome della mamma.

Intanto fuori si alzò il maestrale che soffiava come non mai strattonando i cassoni che uno dopo l’altro cominciarono a sbattersi finché il legno inzuppato di acqua salata cominciava ad aprirsi rovesciando i gruppi di aragoste verso il fondo una dopo l’altra si rimisero infila e sentendosi di nuovo libere con velocità fulminea scapparono verso il mare aperto e fu così che la maggior parte di loro si salvarono, ma una sola di loro si fermò a guardare indietro, si adagiò sul fondo ed ascoltò la voce della sua amata figlia rauca e dolente, mamma mamma dove sei mamma mamma dove sei, la grande aragoste piangeva dal dolore di non rivedere la figliola, però qualcosa stava succedendo in casa della signora, la piccola aragostella venne rimessa nella borsa e mentre le altre non si sentivano più da dentro la pentola venne riportata dal pescatore, che la riprese ma siccome era seduto sul ciglio della prua del gozzo la piccola con uno scatto a dire “felino” ops ma da vero crostaceo si liberò dalle grosse mani cadde in acqua e comincio a correre correre e correre fino a che non incontrò sua madre che in un avvolgente caloroso abbraccio ringraziò il mare del miracolo avvenuto una dietro l’altra intrapresero il cammino verso il mare infinito ritrovando il gruppo delle altre aragoste e ricominciarono a vivere. Però una cosa e’ rimasta nella mente e negli occhi della aragostella lo scampato pericolo ed è per questo ogni volta che passa nei pressi di capocaccia attraversando il golfo verso la spiaggia di poglina si ferma a guardare il porto di Alghero.

e mentre lu xiu (zio) Garibaldi raccontava la storia in lontananza si sentivano delle voci, acuriu acuriu (venite venite) Agostino a asparat a tots (a sparato a tutti) Agostino pescatore di Alghero viveva della pesca possedeva un gozzo di cinque metri circa con quel lavoro riusciva a sfamare la propria famiglia composta da lui la mogli e due figli, lui quando stava in barca era felice rammendava le reti le nasse e rassettava la barca dopo una nottata passata a mollare e issare le reti, la pesca in quel periodo era ricca, i pesci erano molti nel golfo e le barche da pesca erano medio piccole.

Il suo problema era il rientro a casa anche se circondato dai figli e la moglie che lo amava moltissimo, si sentiva solo , si rintanava nella sua solitudine e angoscia, aspettando la sera per rituffarsi in barca e nel suo mare, la moglie aveva un carattere docile e molto femminile i figli ragazzini rispettosi e studiosi tanto che uno di loro a 10 anni frequentava già la prima media, un giorno al porto si presentò una signora, con gli occhiali molto ben vestita, capelli castani media statura insomma una bella signora, chiese ad Agostino se aveva del pesce da vendere e a quale prezzo?

Agostino rispose che le era rimasto qualche pesce da zuppa ed il prezzo era ragionevole, la signora volle il pesce e dopo averlo pagato si allontanò con un cenno di saluto ed un sorriso. Agostino non aveva frequentato le scuole ma si districava nel fare di conto era anche un bel uomo altezza media capelli castano chiaro fisico da marinaio, ritornando alla signora si rifece viva l’indomani sempre con fare carino e sorridente chiese del pesce pagò e si diresse verso casa, finita la giornata il pescatore prese la via di casa ma in piazza civica incontrò la signora che cortesemente le chiese se avesse voglia di cucinare la zuppa per lei ed il marito infermo soffriva di una malattia rara che lo tratteneva al letto e doveva essere imboccato perché quasi tutto il corpo era paralizzato, Agostino che conosciamo di animo buono acconsentì . Recatisi in casa si avviò in cucina preparò il pesce mise la pentola sul fuoco e cominciò a cucinare ci volevano più ore per terminare la cottura della zuppa ed allora si sedette quando entrò in cucina la signora in vestaglia e capelli rilasciati per Agostino sembrava una dea, comunque anche la signora si sedette sul tavolo posizionò due bicchieri ed una bottiglia di vino sul tavolo con fare lento e esperto riempì i due bicchieri fino all’orlo , beviamo alla salute Agostino bevette poi un altro ed un altro ancora fino quasi a non capire cosa stava succedendo, riuscì ad alzarsi per controllare la zuppa intanto la signora apparecchiò il tavolofinita la cottura pronta ad esser mangiata.

La signora riempì un piatto di brodo caldo e si avviò verso la stanza dove nel letto riposava il marito Agostino riempì gli altri piatti e cominciò ad assaggiare, dopo poco la signora rientrò in cucina e si sedette cominciarono a mangiare ma lo sguardo di Agostino ricadeva insistentemente sul viso della signora che con complicità ricambiava, in quel momento lei smise di mangiare si avvicinò si sedette vicino e cominciò ad accarezzare l’uomo che con fare delicato e amoroso le baciò il collo si avviarono in una cameretta adiacente e fecero l’ amore per tutta la notte e tutto l’indomani fino quasi a morirne.

Quando Agostino si svegliò la mattina la signora era già in piedi, si rivestì ed uscì dalla casa , nervoso e sudato arrivò a casa sua la moglie ed i figli aspettavano all’ingresso.

Ma dove eri finito chiese la moglie?

Non so, Agostino noi sapeva dire bugie.

Allora non abbiamo da mangiare?

E cosa ti devo dire, mi dispiace ti ho tradito con un altra donna, la moglie guardandolo cominciò a piangere disperata come non mai i figli che piangevano a dirotto.

Agostino non sapeva come fare oramai il danno era fatto, entrò nella sua stanza prese la pistola la caricò usci fuori come un pazzo sparò alla moglie ai figli poi puntò la pistola sulla tempia e con un colpo solo si uccise.