24 ottobre

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Lo scrissi, forse con freddezza o senza nemmeno rendermene conto di ciò che le mie orecchie avevano appena udito. Avevo tentato subito di cercare un riparo e una spalla con quel “Jo cazzo è morta”. La mattina di quel messaggio, mia madre mi disse “forse non c’è più”. Mi sono aggrappata disperatamente a quel “forse”, come se non sapessi che stava già male, come se non sapessi tutto quello che aveva passato. Si volevo essere egoista, averla con me per farla stare bene, per ridere insieme e per stringerle quella mano che con il tempo era diventata fragile e rugosa.

Sono cresciuta con lei che raccoglieva i miei giocattoli, quando mettevo la casa a soqquadro; sono cresciuta con l’uovo battuto la mattina e da quando non c’è più, se non prima, non lo mangio più; sono cresciuta con la sua frittata di patate, e tutt’oggi quando assaggio quella di altri, finisco sempre per dire “buona, ma non come la sua”; sono cresciuta con i suoi sorrisi che emanavano gioia da tutti i pori e sono cresciuta con lei che si preoccupava per me. Mi ricordo che durante la stagione invernale, andavo di proposito scalza in giro per tutta casa, solo per farmi riscaldare poi i piedini da lei. Le piaceva mettersi con me davanti al camino a raccontare diverse storie antiche, e a me piaceva ascoltarla, l’avrei fatto per ore. E’ passato tanto tempo da quel 24 ottobre, ma è cambiato tutto in un attimo: tu non ci sei più.

Abituarsi da un giorno all’altro alla scomparsa di un pezzo del tuo cuore, non è semplice.

Mi ricordo che una persona speciale, che avrei voluto tanto tanto farti conoscere, un giorno mi ha detto :” Amare è anche lasciare andare”, dura come frase, forse un po’ troppo anche per i miei standard d’amore, ma in fondo sappiamo tutti che è così. Solo che è difficile fare i conti con la realtà: manca la quotidianità, manchi tu, le tue risate e quando ti arrabbiavi. Alcune volte mi sembra di sentire ancora il tuo profumo per la casa.

Poi mi faccio forza e realizzo che non sei andata veramente via: sei in quegli orecchini.

Gli orecchini più belli e vissuti che io abbia mai visto. Lo dico sempre: preferivi perdere tutto il resto, piuttosto che perdere gli orecchini. Li proteggevi come facevi con me: ti portavi sempre una mano all’orecchio per controllare che non li avessi persi. Ma quando ti sei accorta che non ragionavi più bene, mi hai detto: “quando non ci sarò più, questi voglio che li prenda tu”. Ero felice, e lo sono tutt’ora perché so che sei eterna. Non tanto per l’oggetto, ma per le tue parole che hanno confermato il forte legame tra noi . Sono luminosi come te, e sempre come te, mi ricordano un girasole: bello e forte. Il mio girasole: io ho avuto l’onore di avere il girasole più bello di tutto il campo, e questo non può essere paragonato a nulla.

Voglio che tu sappia che anche se da lassù, ti renderò fiera di me. Vado a scuola e poi me ne andrò a Milano, anche se so che non avresti mai voluto che mi allontanassi da casa, o meglio da te. Ma quando mi osserverai e io guarderò il cielo, sorrideremo: tu la mia forza, io il tuo risultato.

Asia