Anima fia a ciò più di me degna

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Anima fia a ciò più di me degna . Da dantepertutti.com del 2.1.2016

Torna in evidenza Virgilio. Che proseguirà il suo discorso teso a convincere il poeta affinché lo segua attraverso i regni oltremondani, dove incontrerà i dannati e le anime penitenti del Purgatorio. E Dante? All’ascolto di quelle parole, ha appena tratto un leggero sospiro. Non si sa se di appagamento o di apprensione per ciò che lo attende. Ma lo si saprà a breve: al principio del secondo canto, quando si lascerà andare a una lunga dissertazione tesa a dimostrare la sua inadeguatezza circa il viaggio. Noi intanto siamo tornati nella parte finale del primo canto dell’Inferno, e Virgilio ha appena fatto allusione alle anime beate.

Per continuare con voce suadente: “Tra quali poi se tu vorrai salire, “anima fia a ciò più di me degna; ti affiderò alle sue cure alla mia partenza; perché Dio, siccome io non obbedii ai suoi comandamenti, non consente che io salga in Paradiso. Esercita il potere dappertutto e governa là: in quel luogo c’è il Suo glorioso trono: oh felice colui cu’ ivi elegge!

E questo è il primo accenno a Beatrice che Virgilio si consente: un’anima più idonea di lui alla guida. Dante, affascinato da quella prospettiva (qualcosa indubbiamente deve aver intuito, anche se la conferma di ciò l’avrà tra non molto), fissandolo con estasiata meraviglia, così gli risponde: “Poeta, io ti chiedo in nome di quella Deità che tu non adorasti, a ciò ch’io fugga questo male e peggio, che tu mi conduca nei luoghi che hai testé citati, in modo che io faccia esperienza del Paradiso e dei dannati”.

Udendo ciò, Virgilio sorride compiaciuto, pensando che la sua missione stia procedendo a gonfie vele. Ma presto, più di quanto egli non pensi, sarà costretto a ricredersi.