Barletta Bilancio 2013/2018: storia di inaugurazioni, sogni e ibernazione

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“Questa occasione, essendo l’ultima della consigliatura, induce ad andare oltre la ritualità, anche se saranno i cittadini a dover giudicare l’operato. Ma c’è una responsabilità che va oltre il bilancio del lavoro portato a termine, di quel che resta da portare a compimento nell’ultimo scorcio della consigliatura e dei progetti da consegnare al passaggio del testimone. C’è una riflessione che tutti investe, sempre, sul senso di appartenenza alla comunità, sul dovere pubblico e sulle regole con cui far crescere la consapevolezza che solo identificandosi con i cittadini si potrà rendere l’Amministrazione, chiunque la guidi e vi operi, un punto di riferimento nitido e affidabile per il cambiamento e il progresso della Città”.

In dieci righe il passato e il futuro

In dieci righe quello che avrebbe potuto essere e ahinoi barlettani, non è stato. Infatti, quelle riportate, sono il sunto del discorso di auguri, ma anche di fine legislatura, pronunziate dal Sindaco Cascella nell’incontro con i dipendenti del Comune di Barletta.

Anche volendo confidare in una solerte e frenetica attività di assessori e dirigenti negli ultimi scampoli di tempo, penso proprio che “di quel che resta da portare a compimento nell’ultimo scorcio della consigliatura” ovviamente non si concluderà un bell’amato niente, vista anche la caratterizzazione, nei cinque anni di governo, dell’intero comportamento amministrativo etichettato, come nei componimenti musicali, dalla parola “incompiuta”.

Spesso mi sorprendo a constatare come la nostra Città è piena di individui alle prese con iniziative a dir poco bizzarre come riscrivere “Ettore Fieramosca” (purtroppo per loro, anche quello è stato già fatto). Fargli sapere che sarebbe stato più utile, ma molto molto più utile, organizzare un concorso di idee sul futuro (ci sarà ?) dell’ intero stabile ex Convento di S.Andrea di proprietà comunale che sta letteralmente e pericolosamente scivolando verso la strada sottostante e che, salvato, sarebbe proprio quello del quale si va in cerca per dare alla città un prestigioso contenitore culturale (per non parlare di Palazzo Bonelli…che orrore!), vi sembra un’impresa facile?

A Barletta, insomma, è purtroppo poco l’interesse a valorizzare e proteggere quel patrimonio culturale che potrebbe, anzi dovrebbe, costituire la prima risorsa economica stante il “famigerato” patto di stabilità, mentre si punta ad una massiva e ossessionante corsa ad inaugurare ogni tipo di manifestazione per poi, subito dopo, spenti i riflettori, abbandonare al proprio destino persone e cose.

Si dovrebbe invece puntare sulla semplice messa in opera della normalità di funzionamento che, quasi sempre, latita in una programmazione culturale mettendo da parte fantomatici ed improbabili attrattori, cercando di realizzare le piccole cose e tralasciando i faraonici, dispendiosi, inattuabili e pericolosi progetti.

Barletta Bilancio 2013/2018

Comportamenti di facciata

Come ho ripetuto più volte, non basta dipingere la facciata di una casa pericolante e che sta per cadere da un momento all’altro, per spacciarla come nuova. La casa, infatti, poco dopo cade a pezzi comunque. L’inutile tentativo di spostare l’attenzione dalla recente, inutile gestione non è andato a buon fine e servito a niente cercare di scacciare un passato a dir poco imbalsamato quando, nei fatti, non si è altro che la copia sbiadita di un amministratore produttivo.

Gli esempi che supportano tale tesi sono effettivamente tanti, in netto contrasto con le attese (altissime) riposte nel personaggio che giungeva dal Colle più alto della Capitale con un retaggio politico invidiabile e ancor più fauste prospettive.

Le inaugurazioni, le beffe e gli schiaffi in faccia

Mi riferisco, per iniziare, alla beffa della mancata fermata a Barletta (città capoluogo di provincia che conta un’utenza di circa 700mila utenti, secondo nodo ferroviario dopo Bari) del Frecciarossa “Pietro Mennea”, un autentico schiaffo in pieno volto per le comunità della provincia, condito da quella farsa dell’inaugurazione del nuovo treno con tanto di fotografia che vedeva, sorridenti, gli autori del “misfatto”.

Ed ancora, il silenzio assordante sulle scomparse dalla nostra Città di presidi importantissimi quali gli uffici dell’Acquedotto Pugliese, della Polizia Stradale e su tutti la chiusura della Pretura.

In tanti si sono chiesti ed anche io mi chiedo “Ma allora è proprio vero che Barletta è stata cancellata dal panorama politico nazionale?”.

A completamento del disegno onirico, le “incompiute” che hanno avuto vernissage imponenti con tanto di squilli di tromba e passerelle di personaggi in cerca di notorietà. Lo stadio Puttilli che ha visto inaugurata la pista, intitolata anche questa a Pietro Mennea, con la presenza del Ministro, del Presidente del C.O.N.I. e compagnia cantando, ma che ovviamente sarà la classica cattedrale nel deserto perché l’intero stadio non è agibile in quanto i lavori sono ancora in corso e non si sa quando si concluderanno.

E ancora, la presentazione dell’ammodernato Antiquarium di Canne della Battaglia, anche qui con fuochi d’artificio al seguito, ma che rimane aperto metà settimana per gli atavici problemi di personale e gestione che si tenta di risolvere, dopo cinque anni, solo alla fine della consigliatura, approvando uno “schema di convenzione per la gestione e valorizzazione del sito archeologico”…si, campa cavallo ed intanto i visitatori devono tornarsene indietro lanciando improperi e recensioni negative su tutti social.

Il libro dei sogni e lo scongelatore

Ultimo sogno, il mega progetto (decine di milioni di euro) della “Cittadella della musica concentrazionaria” previsto in quello che rimane dell’ex Distilleria. Non pensate sarebbe stato eccezionale e scioccante se l’amministrazione in carica avesse convocato un’assemblea pubblica per rendere nota alla Città “l’avvenuta” valorizzazione dei beni culturali esistenti e non, invece annunciare l’ennesimo piano di valorizzazione a futura memoria? Ed intanto quello che era un rarissimo e bellissimo esempio di archeologia industriale, si è irrimediabilmente avviato verso la scomparsa.

Conclusione? Tutti in attesa del prossimo libro dei sogni e di qualcuno che scongeli la Città

A cura di Michele Grimaldi