La costa che brilla

Il tratto da Rio Marina a Cavo è conosciuto come la “ costa che brilla ” per quel luccichio della polvere mineraria nera che si spande...

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Dal 1996 l’Elba fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Questa costa che brilla rappresenta il più grande parco marino d’Europa ed è compreso nel perimetro di Pelagos, il santuario internazionale per la tutela dei cetacei.

È un porto migratore vi si riproduce il raro gabbiano corso che si riconosce per il becco rosso corallo, scelto come simbolo dell’arcipelago.

L’isola deve molto della sua storia e del suo paesaggio alla sua posizione geografica strategica e al suo patrimonio mineralogico.
In particolare, deve molto alla parte orientale dell’Isola quella in cui il turismo di massa è decollato più tardi e che ha consentito che questa costa mantenesse ancora il suo carattere rude e selvaggio.

Costa Che brilla
Elba antica

Se osservate bene ciò che sembra una pietra in realtà è un minerale dalla storia geologica di 500.000.000 anni; i piccoli borghi sono stati importanti base logistica e potrete immaginare pirati e velieri di tutte le epoche di fronte a voi; quelle strutture oramai scheletriche divenute archeologia industriale vi ricorderà del lavoro duro dei minatori.

L’attrazione verso la sua anima dura, decantata anche nei versi dell’Eneide di Virgilio: “Ast Ilva […] Insula inexhaustis Chalybum generosa metallis […]”, ovvero “ma l’Elba […]un’isola ricca di miniere di ferro inesauribili” (Eneide, libro 10, versi 146-214), ha dato appuntamento a diversi popoli e civiltà del mediterraneo fino al passaggio di Napoleone.

Il tratto da Rio Marina a Cavo è conosciuto come la “ costa che brilla ” per quel luccichio della polvere mineraria nera che si spande persino sulle facciate di alcune case e che contraddistingue l’aspetto delle sue spiagge (le cd spiagge nere). Citiamo le più rappresentative: Topinetti (ben segnalata anche se per arrivarci dovrete prendere un sentiero di circa 300 metri) e Cala Seregola (orientata a sud-est, sembra di entrare in una miniera per i segni di sfruttamento minerario ancora visibili, per i resti dei magazzini, per il vecchio ponte di carico sul mare).

Costa Che brilla
Cavo

Cavo si trova nella punta nord-orientale ed è stato abitato fin dal neolitico, poi in epoca etrusca e successivamente è stato residenza di qualche facoltosa famiglia romana che lo scelse per costruirvi un’importante villa; viene ricordato anche come luogo di culto cristiano, di San Menna, nella sua chiesetta che si ubicava a San Bennato da cui prende il nome.

Durante l’800 Cavo è luogo di immigrazione di famiglie riesi (Cavo si trovava sotto il comune di Rio Elba) e di famiglie di pescatori meridionali attratte dal mare pescoso.
L’attività era talmente fiorente che nascono due fabbriche per l’inscatolamento del pesce, “le salate”, a San Bennato e nell’edificio situato prima del ristorante ‘Rio’.

Il Cavo sarà il regno scelto dai concessionari delle miniere, la famiglia Tonietti, che vi costruì due ville residenziali e la cappella funeraria, mai utilizzata; gioielli architettonici che arricchiscono e caratterizzano il paese: Villa Tonietti (1902) sorgerà sulla dimora dei servi della villa romana di capo Castello; Villa Bellariva, ‘il castello’, costruito nel tipico stile revival ottocentesco e la cappella Tonietti (1904, opera dell’architetto Coppedè, unico esempio di arte liberty sull’Isola), che svetta come un faro in granito sul monte Lentisco, luogo di merende del lunedì dell’Angelo, a mangiare la “sportella”, tipico dolce del giorno di Pasquetta, simbolo di prosperità.

A metà del ‘900 il Cavo appare come una campagna di 150 anime dove si coltivano i vigneti di proprietà della famiglia Tonietti.

Negli anni lo sfruttamento minerario, oltre che delle cave di calcare delle paffe, e più tardi, nel 1927 anche di Cerboli, diventa l’attività prevalente e va a restringere quelle tradizionali, di agricoltura e pesca; nel XX l’ Elba diventerà il polo siderurgico più importante d’Italia.

Alla morte del Cav. Tonietti succede il figlio Ubaldo che, a causa di investimenti sfortunati, dilapida l’intero patrimonio affidatagli (“nemmeno usando una pala sarebbe riuscito a fare”, così credeva il padre).

L’attività mineraria dura fino agli anni ’80, l’ultima miniera fu chiusa nel 1986 e questo angolo dell’Elba si aprì ad un’altra sua risorsa: il turismo.

I turisti sono oggi richiamati dal suo passato ‘ferrigno’ che resiste ancora nello scintillìo delle spiagge nere, nei luccichii della calce delle case, negli scheletri di archeologia industriale, nel paesaggio aspro e intatto e da quel rimando storico di primo turismo di élite conosciuto negli ultimi decenni del 1800, quando per “l’aria pura e salubre” e per “l’opportunità di bagni di mare” Cavo ospita personaggi illustri tra i quali ricordiamo Concetto Marchesi, Filippo Tommaso Marinetti, Zulimo Rossellini che ha modellato la statua della Madonna per la chiesa del Cavo e Georges Simenon che ha lasciato un affresco del Cavo nel suo diario di bordo pubblicato con il titolo “La Mediterranée en golette ou Mare Nostrum”, che merita di essere letto per “vedere” il Cavo, e comprendere lo spirito elbano, attraverso gli occhi dell’autore di Maigret.

Cavo si raggiunge da Piombino con il mezzo veloce (solo passeggeri) in 20′ oppure con la nave in 30′ di tragitto.

Nel centro del borgo, a circa 100 metri dal mare, e dove si raggiungono a piedi tutti i negozi e servizi, dispongo di un monolocale con giardino e posto auto.
Per maggiori informazioni potete visitare il mio sito:

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