L’inizio di qualcosa di bello

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Passeggio nervosamente in questo parcheggio, quasi mi sento un delinquente. Ma non è colpa mia. Questo lockdown ci vieta di uscire dopo le 22 e ci fa uscire durante il giorno solo per impegni inderogabili. La macchina doveva montare le ruote invernali, ed io l’ho portata in officina a 300 mt. da questo parcheggio.

Il mio nervosismo però non nasce dalla paura di violare la legge, ma perché aspetto lei.

Lei chi? Non lo so. L’ho conosciuta una settimana fa in un sito di incontri, l’unico modo per fare nuove conoscenze in questo periodo. Una settimana a parlare, scambiando messaggini, qualche telefonata. L’ho vista pure in foto, ma le foto ingannano sempre. Come sarà realmente? E poi cazzo, ha 5 anni più di me! Io sono un uomo di 39 anni, ma dentro resto sempre un ragazzino. Non in senso buono, che mi mantengo giovane, interessante. Lo sono perché la paura di vivere ha fermato la mia evoluzione. La gente che ho incontrato ha fermato la mia voglia di crescere in questo mondo. La gente mi fa schifo, è inutile. Io sono superiore e non ho bisogno di tutti loro. E infatti, che aspetto qua? Ne vale la pena? No, via. Me ne vado e non mi faccio trovare. Chi se ne frega.

E’ una come tante, non mi interessa aver a che fare con altre persone.

Oddio ma è lei. E’ già arrivata, non posso più fuggire. No, va a dritto. E non mi degna manco di uno sguardo. Non era lei. Per fortuna, era pure brutta.
Quest’altra macchina invece si ferma. Abbassa il finestrino e mi saluta. “Vado a parcheggiare!” mi dice con un bel sorriso luminoso. Lei no, lei non è brutta.

Scende dall’auto e mi raggiunge. Continua ad avere nel viso quel bel sorriso luminoso, reso ancora più brillante dai suoi splendidi occhi azzurri. Mi raggiunge sicura di sé, ma anche in lei si nota un po’ di imbarazzo. Già la noto: il contrario di me. Donna dentro, formata da tre figli e tante responsabilità, bella ragazza fuori. E’ sportiva nel vestiario, Dottor Martens ai piedi, pantaloni che sembrano quelli da lavoro, multitasche che gli cadono da Dio sul culo. O è il culo che è da Dea è sta bene su tutto. Fisico asciutto, altezza perfetta affiancata a me, capelli raccolti e coperti dal cappuccio della felpa.

Ci incamminiamo, affiancati come due adolescenti, in cerca di un bar che ci faccia prendere un caffè in questo clima di limitazioni. Parliamo senza troppi freni, ogni tanto le nostre mani e i nostri corpi si sfiorano imbarazzati. E lei continua ad avere per tutto il tempo quel sorriso brillante sul viso. Quel viso, quel sorriso, quegli occhi azzurri …saranno la fine per me ! Il caffè è comico: preso al bar, ma consumato fuori nel bicchierino di carta, in un angolino dove non riesco neanche a girare lo zucchero. Ma lei ride, continua a ridere.

Abbiamo camminato un po’, a lei non piace. Ma l’ha fatto. Ed io volavo, non ho sentito i passi. Guardavo i suoi occhi e già affogo in quel blu oceano con attorno il vuoto. Non so se c’è gente o meno per il lockdown o siamo veramente soli, ma io sono lì che cerco di tenermi a galla e non vedo altro. Qualcuno in realtà passa, perché per attraversare la strada dobbiamo stare attenti alle macchine. E me ne accorgo perché la mia attenzione cade su di lei: fermatevi tutti. Lasciatela passare, guai a voi se le fate male, se vi avvicinate. La proteggo io!

Dio mio, mi piace ! Ma dove è stata tutti questi anni? Perché non l’ho trovata prima? Non è vera, non può esserlo: è un inganno del diavolo che me l’ha mandata qua per indurmi in tentazione e poi pretendere qualcosa da me, portandomi poi via l’anima. O forse è un angelo, caduto sulla terra per me. Mandato da Dio perché anche io merito la felicità.
Il tempo vola, non so come siamo già tornati al parcheggio. Lei deve comprare le crocchette per i gatti, io devo tornare a prendere l’auto, che forse è già pronta da un’ora.
Ma non voglio andare ! Nel pomeriggio devo andare a lavoro e pure lei. E se stiamo troppo qua, entrambi fuori comune, rischiamo grosso.

La voglio baciare! Ma lo vorrà pure lei? Ci provo o non ci provo? Che devo fare? Se poi mi spinge via?

Sei un uomo, cazzo ! Provaci, male che va ti dà uno schiaffo, abbandoni quell’oceano azzurro e ti ritrovi di colpo con il culo a terra. Tanto odi la gente, vale la pena frequentarne altre?

Le poso una mano sul fianco e avvicino la mia testa alla sua.

Annuso il suo respiro. L’odore della sua pelle… e le do un bacio sul collo. Provo ad avvicinarmi alla sua bocca, ma si gira. Non con ribrezzo e fastidio. Ma con gioco, mi sfida. Mi sorride. Ed io riprovo. Si gira. I nasi si sfiorano, ma le bocche no. Lo vuole, lo sento dai suoi respiri, lo vedo dai suoi occhi. Ma ama giocare con me, preferisce aspettare domani. Domani verrà da me e entrambi saremo certi di non aver covid. Questo è il programma. E i baci attendono. I miei pantaloni no, là qualcosa si muove. Lei lo nota e non si imbarazza. Anzi pare soddisfatta dell’effetto che mi fa. Anche perché la mia mano ha iniziato a tastare con piacere quel marmo scolpito da Dea che le ha donato Dio.

E’ tardi, non possiamo più tergiversare.

Lei si avvia verso l’ingresso del discount, anche se io con la mano la tiro verso di me, tenendo la sua. Le piace. Non vorrebbe andare neanche lei, alla fine cedo.
La saluto, lei entra ed io mi incammino verso il concessionario. Il tempo di prendere la macchina, la metto in moto e mi avvio per la strada. Passo davanti al parcheggio, la sua auto c’è sempre e col cazzo che vado a dritto, mi fermo e l’aspetto. Devo farle vedere i dadi di Han Solo che ho sul parasole dell’auto.

Esce e mi trova.

“Ma che fai qua?”
“Volevo farti vedere i dadi in auto …”
“Hai fatto bene!”, sorride.
Ma i dadi non li guardiamo. Ci appoggiamo all’auto, ci abbracciamo e la mia mano va sempre là. Ogni tanto le teste si appoggiano tra di loro. Mentre davanti a noi troneggia un campanile, ma lei sente che ce n’è un altro anche più vicino. Ride, ha voglia di stare con me, come io con lei. Ma quel bacio sperato non arriva.
Dobbiamo lasciarci.
Monto in auto, lascio andare prima lei. Poi parto e vado pure io.
Guido nella direzione opposta alla sua, ma ci penso: questo può essere solo l’inizio di qualcosa di bello …