Milo, la nuova donna di Giusy Milone

Siamo noi donne che dobbiamo scusarci con noi stesse per il male che ci facciamo, nel tentativo di scrivere una storia diversa. Cadiamo "nella trappola del ti amo da morire, invece del ti amo da vivere".

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nuova donna di Giusy Milone

La nuova donna di Giusy Milone? Siamo a Frosinone, in Piazzale Vittorio Veneto. Una foto di artista per una scultura di artista. Per narrare Milo, la nuova scultura di Giusy Milone, non potevamo che affidarci al fotografo Stefano Strani.

L’8 marzo 2019 la scultrice partenopea torna in piazza Vittorio Veneto. Una piazza che deve sprigionare qualcosa di magico per la scultrice.

In questa piazza è nata Viola, il simbolo delle donne marocchinate, le donne violentate durante la guerra. Il primo a narrarci questo dramma fu Moravia, nel suo capolavoro “la Ciociara“. In questa piazza l’8 Marzo la scultrice torna con un’opera intensa: Milo. Una scultura che offre numerosi spunti di riflessione. Una donna piegata, perché noi donne lasciamo spesso la possibilità agli altri di piegarci. Siamo responsabili del nostro dolore. Ci crediamo nell’amore. Siamo innamorate dell’idea dell’amore più che degli uomini. A quell’amore diamo dei volti, dei nomi e ci fidiamo di chi amiamo, pensando che mai potrebbe farci male.

La realtà ci consegna un calendario di donne uccise, l’assassino non bussa, ha le chiavi di casa.

Le più fortunate hanno i segni di “tappi di spumante, di porte che sbattono”. Siamo noi donne che dobbiamo scusarci con noi stesse per il male che ci facciamo, nel tentativo di scrivere una storia diversa. Cadiamo “nella trappola del ti amo da morire, invece del ti amo da vivere”. Milo nella piazza Vittorio Veneto l’8 marzo ci appare nella posizione in ginocchio, come se strisciasse ai piedi di un uomo. Ma nello stesso tempo la posizione di Milo è anche la posa di partenza per il riscatto, quando si cade giù, si tocca il fondo e ci ha la forza di ripartire più forti di prima.

Quando ci apriamo all’amore rischiamo, cadiamo, ma ci rialziamo perché ci sono anche amori che salvano la vita, tanto da poter scrivere “un viaggio chiamato amore”.

Milo si stringe con la mano la testa, come se volesse soffocare i pensieri, frutto dei condizionamenti sociali di cui spesso siamo vittime. La piazza di Frosinone deve essere, dicevamo, una piazza magica per la scultrice, una piazza che raccoglie temporaneamente la sua creatività. Non c’è due senza tre, chissà cosa ammireremo della scultrice in quella location. Intanto speriamo che la prima opera Viola trovi una degna collocazione nei pressi della piazza, che l’ha vista nascere.