Negro si negro no

Non esistono limiti e sicuramente ancora i rimedi per combattere L’IMBECILLITA UMANA, legata ancora a pregiudizi che scompaiono solo nel caso di interessi personali.

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Sono come i camaleonti. Quando vengono sfruttati per lavori che mai nessun bianco farebbe, sono neri. Un colore che piano piano sfuma in bianco fino a divenire totalmente bianco quando diventano famosi.

Negro si negro no

Qui sono nato e ne sono felice.

La sera ci riunivamo e sotto quel tetto di stelle, ascoltavamo in assoluto silenzio e rispetto i vecchi del villaggio, che con enfasi raccontavano storie di caccia, delle magie della foresta donatrice di amore, innamorati nella stesa maniera di essa.

Qualcuno i più evoluti di , quelli che avevano viaggiato, raccontavano di grandi città piene di luci che rendevano le vie illuminate a giorno, negozi scintillanti con tutti i prodotti possibili, il via vai delle persone che frettolosamente camminavano per raggiungere le loro case, in palazzi enormi e altissimi.

La loro vita, non era scandita come da noi ,la loro vita era segnata in funzione delle lancette degli orologi, che dettavano i ritmi della loro frenetica esistenza.

Rumori assordanti di auto, moto, ululati di sirene, urla e un odore nauseabondo che per persone come noi, abituati a riempire i nostri polmoni e ad inalare con le nostre narici, l’aria benefica di una foresta ancora incontaminata, ci faceva star male.

Da noi il sorgere del sole e il suo tramonto rappresentavano l’inizio e la fine delle nostre attività.

Non avevamo bisogno di luce artificiale, la luna quando era piena rischiarava tutto il nostro mondo e senza di essa le stelle talmente fitte, grandi e luminose da pensare di poter essere raccolte con le mani, ci facevano da faro.

I nostri rumori potevano essere procurati da un barrito di elefante o da altri animali selvaggi nel gioco antichissimo del predatore e del predato.

Noi ragazzi in un campo vicino al nostro villaggio avevamo, togliendo sassi, radici e arbusti, creato un campo da pallone dove ci sfidavamo tutti i giorni, con grande allegria da parte degli abitanti. Il pallone che tenevo custodito gelosamente, lo avevo costruito con un pezzo di stoffa arrotolata e avvolta in strisce di una pianta di agave , rimbalzava poco ma….!!! meglio di niente

Tutto il mio tempo libero lo dedicavo alla pulizia del campo di pallone poi, anche da solo, iniziavo a volteggiare, a calciare e dribblare paletti di legno messi da me sul campo .

Il mio piede sembrava essere la radice dell’ agave che avvolgevano il panno, piede destro piede sinistro di petto di testa e poi sui miei piedi dove rimaneva sempre attaccato che poi, senza esitazione calciavo con forza velocità e destrezza.

Quando la domenica si organizzava la partita di pallone tutto il villaggio, seduti ordinatamente sulle panche costruite da me, veniva incuriosito a vedermi scandendo ad ogni mia azione un OHOHOHOH…!!!di stupore e di approvazione.

Tra due giorni compivo 12 anni, giorno indimenticabile, mio padre da un sacco prese un pallone di quelli veri anche se malconcio, con le legature sul cuoio ormai consunte:

<<Tieni figlio mio, avrei voluto comprartelo più nuovo ma i soldi capisci…!!!!! Spero che ti piaccia>>

Non riuscii a trattenere la lacrime per la gratitudine che dovevo ai miei genitori, in particolare a mia madre che era tornata al villaggio con lo stesso vestito talmente vecchio e consunto da non poter riconoscere più i colori, mentre sapevo benissimo che i miei genitori si erano recati alla città più vicina per acquistare un nuovo vestito per mia madre, rinunciando ad esso pur di farmi il regalo.

Danzavo con il mio nuovo pallone, riuscivo con semplici movimenti dei miei piedi scalzi, a imprimergli traiettorie ed effetti incredibili, poi con il buio con la paura di perdere il mio amico, me lo mettevo sotto il braccio e felice ritornavo alla mia capanna.

Un giorno, un triste giorno papà insieme ai miei tre fratellini e due sorelline, ci chiamò ci fece sedere con la presenza di mia madre che intanto piangeva.

<<Ragazzi purtroppo vi devo dare una brutta notizia, a causa della siccità e dell’invasione di cavallette il nostro raccolto è andato distrutto, non abbiamo la possibilità di sfamarvi tutti per cui abbiamo deciso che il più grande di voi dovrà lasciare la famiglia, almeno per il momento, cercando nel paese più vicino un lavoro qualsiasi.

<< Mi dispiace, mi sento un uomo fallito, avrei voluto avervi sempre vicino e provvedere a voi ed invece …Io non posso andare a causa della malattia per cui…!!!!!!!>>

I Miei quasi 13anni di età mi avevano senza dubbio messo in cima alla lista.

Era un discorso sensato per una persona nata in africa e ancora prima di lui il padre e il padre ancora, che avevano tramandato, vedendo il comportamento degli animali che la sopravvivenza del loro regno, era legato al sacrifici di uno per il bene degli altri.

Il mattino seguente tutto il villaggio era presente per salutare la mia partenza.

Mio padre accompagnato dal “saggio” senza mia madre, assente perché questa era una cosa da uomini, solennemente mi augurò buona fortuna. Il “saggio” dopo aver effettuato una serie di rituali magici, mi diede un sacchetto contenente la mia terra d’origine, un pezzo di stoffa impregnata dalle lacrime di mia madre, per non dimenticare il dolore di chi mi aveva generato e infine del denaro che mi sarebbe potuto servire per i bisogni più urgenti.

Non versai una lacrima, non era da uomini, mi girai con il cuore colmo di dolore e senza voltarmi mi avviai verso il mio nuovo destino.

Dopo alcuni giorni arrivai alla città più vicina.

Che differenza, rumori mai sentiti palazzi altissimi, con tante finestre e tante case dove gli uomini si ritiravano, era tutto vero allora quello che avevano raccontato gli “evoluti”. Ma le amiche stelle e la compagna luna ?? eppure era sera e al mio villaggio a quest’ora con tutta la loro potenza già stavano rischiarando il mio popolo.

Una piccola foresta, strano dove abito io non sono circondate da steccati o da cancelli, ma il sonno e la stanchezza avevano oramai preso il sopravvento, superai la recinzione con il mio amico pallone e crollai.

Il sole, quando mi svegliai il giorno dopo era già alto, ma ancora più alto mi sembrò una figura umana con il viso bianco con una divisa e una specie di lungo bastone in mano.

Con il bastone mi percuoteva aggiungendo al dolore fisico quello morale.

<<Alzati sporco negro… hai capito alzati…..!! ma che pensi di dormire nella foresta vicino alle scimmie??ecco cosa significa dare confidenza a questi zulù , piano piano invadono i nostri territori poi inquinano le nostre donne facendo nascere tante piccole scimmiette e poi…e poi…!!!!

Nel frattempo si era radunata gente, che reputavano scandaloso che un negro poteva impunemente stare in una città civile come la loro e poi fanno l’urina e quanto altro senza vergogna all’aperto.

<<Che schifo ….!!! Che puzza… È da voltastomaco…Animali……!!!>

<<Signora mi dispiace che lei pensi questo di noi, noi la chiamiamo pudicizia quelle cose che dice lei le facciamo in privato e invece di parlare di noi guardi cosa sta facendo il suo cane sul prato>>.

<<Osi rispondere alla signora negraccio>>!? Sollevando di nuovo il lungo bastone su di me.

<<<Lo lasci perdere agente, altrimenti se continuerà a colpirlo con lo sfollagente, sarà poi costretto a pulirlo con l’acido per eliminare la sua puzza, vieni andiamo via cagnolino mio ,amore della mamma>>.

<<Ringrazia la signora e oggi che è domenica e tra poco inizia la messa altrimenti…!!!>>

Diede un calcione al mio amico pallone fino a farlo rotolare su di un campo vicino.

<<Ma di chi è questo cencio di pallone??????>>

<<Mi scusi è il mio, ma non l’ho fatto apposta è stato quel signore ,quello con la divisa, con un grosso calcio ad averlo mandato qui>>.

<<Ma tu lo sai che qui i negri non possono stare?????Certo sei proprio conciato male, seminudo, senza scarpe, pieno di lividi, è quasi meglio il tuo pallone>>.

<< Vieni con me ragazzo, mi fai tenerezza, ma non ci facciamo vedere da nessuno altrimenti poi sono guai anche per me, tieni mangia e raccontami la tua vita>>

Dopo aver sbranato tutto il cibo che quel gentile signore mi aveva offerto iniziai a raccontargli di me.

<<Credo che tu non abbia scelto il paese giusto, qui i negri non sono ben visti e fanno una brutta fine. Tu cerchi lavoro?? E cosa sai fare???>>

<<So giocare a pallone>>

<< haha…hihihih e dove avresti imparato nella foresta con i leoni, le scimmie e gli elefanti e poi con questo pallone ??>>

<<Il pallone signore veramente non è questo, quello con cui giocavo me lo sono costruito io con della stoffa e le foglie di una pianta>>.

<<Mi hai incuriosito vieni tanto a questa ora sul campo di calcio non c’è nessuno. Tieni questo è il pallone fammi vedere cosa sai fare>>.

Un pallone morbido senza cuciture esterne leggero, un campo di calcio con una leggero e soffice strato d’erba bagnato da innaffiatoi posti sui lati campo, davano un senso di magia a quel posto. E magia fu, incurante di tutto correvo, folleggiavo, saltavo, sembrava che le gambe le avesse la palla e non io , cambiava direzione, rimbalzava e poi come una calamita rimbalzava sulla mia testa sui miei piedi fino a quando con traiettorie magiche lo insaccavo nella rete .

Che guaio ho combinato, questo ragazzo è un fenomeno è un vero portento, ma è negro e ora cosa faccio, mannaggia a me era meglio che non lo facevo provare, ma non posso farmelo scappare via. Domani.. domani…!!!!

<<Signori …signori… signor presidente… devo comunicarvi una notizia che forse….credo …ehmehmehm!!… potrebbe risolvere in positivo i problemi della nostra squadra di calcio, che come tutti ben sappiamo non riesce ormai da lungo tempo non gode …non riesce..!!! Diciamo… bhe!!!!! Non vince più una partita .>>

Per il paese e in particolare per tutti i vari notabili del paese del circolo esclusivo football club, era estremamente importante avere una squadra di calcio competitiva che invece, stagione dopo stagione stava naufragando nell’oceano più profondo, per questo motivo alla notizia di un qualche cosa che avrebbe potuto risollevare le sorti della squadra tutti i presenti si azzittirono in attesa della notizia.

<<Dunque esimio collega dica. .dica…siamo tutti curiosi di sapere>>

<<Ehmem….dunque…casualmente ieri ho cosciuto un ragazzo, era talmente sporco ed affamato che mi ha fatto tenerezza e gli ho dato da mangiare. Gli ho rivolto delle domande e quando gli ho chiesto per quale lavoro era portato, lui candidamente mi ha risposto IL PALLLONE>>>

<<Ovviamente mi è venuto da sorridere dopo questa affermazione, come questo nobile sport poteva essere conosciuto da un ragazzo cosi in male arnese e allora ehmehmehm ….Vi chiedo scusa>> <<Ma prosegua la prego, noi tutti conosciamo la sua generosità, ha fatto bene ad aiutare

Questo bimbo, ma cosa centra con il calcio???>>

<< Grazie …stavo dicendo che approfittando del nostro campo di calcio, ma credetemi solo per ridere, per farlo rendere conto della sua assurda pretesa, gli ho dato un pallone e lo ho fatto entrare in campo.>>
<<Signori mi dovete credere il pallone appena lo ha visto si è come animato, sembrava addirittura che gli sorridesse, il ragazzo lo ha preso in mano, lo ha dolcemente posto ai suoi piedi ed hanno iniziato come un passo di ballo di un sensuale tango a stringersi a compiere evoluzioni incredibili , quasi …quasi… ma… si… ad … ad… amarsi…!!!!!!!!!!>>
<<Accidenti se non la conoscessi bene direi che sta quasi delirando. Ci faccia allora conoscere questo fenomeno>>
<< Ecco è proprio questo il problema, diciamo…che è…diciamo che… ha… la pelle un po’ scura… insomma praticamente è un negro>>
<<Bhe…!!! negro e cosa vuol dire???Mi scusi ha detto negro??Ma forse parla di quegli animali dal naso schiacciato, fronte piccola, con andatura scimmiesca???? MA COME SI PERMETTE… è….è…un insulto.>>

E tutti gli altri, più per convenienza nei confronti del presidente che per convinzione:

<<Buuuu…buuuuuuuuu!!!!è un insulto…è un insulto>>
<<Silenzio tutti Lei afferma che questo bambino è un fenomeno ? >>
<<Ne sono sicuro, questo ragazzo vale almeno 5 dei nostri migliori giocatori>>
<<Bene…bene…allora cosa ne dice di fare una piccola scommessa, questo tanto per dimostrare che non ho alcun pregiudizio sui negri, nonostante alcune insinuazioni?????>>
<<Mi dica presidente>>
<<Lei poco fa ha affermato che questo ragazzo vale quanto 5 dei nostri giocatori e allora questa sera ci recheremo al campo e faremo giocare questo coso contro i miei 5 giocatori, se vince lui farò in modo di inserirlo nella nostra squadra, se perde lei si impegna per 5 anni a mantenere in ordine il campo e a disegnare con il gesso tutte le strisce . OK????>>
<<OK ….ok…>>
Arrivò la sera e tutti i soci del club, qualcuno accompagnato dai propri familiari, si accomodarono nel palco della tribuna d’onore per assistere a questo incredibile evento, ma soprattutto per far capire ai loro figli la differenza sostanziale della supremazia della razza tra bianca rispetto a quella nera.

Le luci del campo si accesero e solo allora si riuscì a vedere il giovane negro, invisibile dato il colore della pelle, nel buio del campo.

Lui solo contro 5 ragazzi ben pasciuti con divisa scarpe da gioco e cavigliere.

L’arbitro con fischietto e divisa regolamentare disse i soliti preamboli relativi alla correttezza e pose il pallone al centro del campo

<<Ragazzi allora d’accordo facciamo passare la voglia a questo sporco negro di giocare a pallone. Cominciamo a tirar calci sulle caviglie cosi lo rimandiamo nella foresta con le stampelle>>

Fu la palla a precipitarsi verso i piedi del negro e allora inizio con piroette, balzi e contro balzi, stop di petto di piedi, di testa a compiere evoluzioni incredibili.

Il ragazzo era imprendibile, nonostante le spinte, sgambetti e altro da parte degli avversari.

1-2-3-4- gol, il negro continuava a segnare ma senza manifestare e senza deridere l’avversario, che ormai stanco e deluso sia per la fatica che per crampi, si erano accasciati doloranti sul terreno.

Lo stupore per tanta bravura era accompagnata da una continua esclamazione: Hooooooo!!!!!!!!! E fu solo alla fine della partita che vennero grossi dubbi.

<<Papà alla faccia della supremazia bianca!!!Se questi un giorno si arrabbiano di noi faranno polpette>>

<<Zitto cretino guarda e impara lo vedi la fame cosa può fare????Ma cosa ne puoi sapere tu che la mattina ti portano la colazione a letto mangi e giochi >>.

<<Papà secondo me questi negri ci fanno male anche se non mangiano per settimane . Guarda il ragazzo nonostante gli stenti, i muscoli sembrano guizzare in quel corpo che sembra scolpito nell’ebano>>

<<Aio…!!! Ma che fai mi picchi????>>

<<Ti avevo avvertito IMBECILLE…!!!!>>

<< Eccezionale mai visto una cosa simile, peccato sia negro, però con una bella vernice bianca, cosa ne dice presidente hahahahahhhaha!!>>

<< Ma si vergogni geometra ancora con il razzismo, ma si guardi, pancia gonfia, i soli muscoli che gli sono rimasti sono quelli della bocca e delle mani per afferrare la forchetta per cibarsi, ma guardi suo figlio che una palla di lardo che non riesce nemmeno a stare in piedi. SI VERGOGNI!!!>>

<<Ma presidente ma proprio lei …>>

<<Ma se ne vada e prima di andare via accompagni qui il ragazzo>>.

<<Buona sera SIGNOR negr…cioè volevo dire come ha detto di chiamarsi???>>

< < Mi chiamo come meglio preferisce>> <<Complimenti per la SUA esibizione, ma non LE fanno male i piedi, sa senza scarpe….!!!!, avrei deciso sempre se a LEI fa piacere inserirla nella mia squadra di pallone, senza denaro ma in compenso posso darle un appartamentino con tutti i confort più ovviamente il vitto.

Capisce che lo faccio esclusivamente per LEI perché bisogna che questa discriminazione con voi termini>>.

Avevo capito che l’adulazione del presidente superava anche il limite di sopportazione per noi negri, ma cosa non mi importava ero riuscito intanto a coronare un mio sogno.

<<VA BENE…!!!>>

La domenica successiva, la prima di tante altre, il mio contributo per la squadra fu talmente significativo che man mano con le mie giocate e soprattutto i miei gol riuscirono settimana, dopo settimana a far tacere i cori razzisti degli spettatori. Buu…buu…ebuu….!!

Oramai la mia magia aveva conquistato tutti, anche altri osservatori venuti appositamente per guardarmi.

Proposte e denaro, tanto denaro arrivavano di continuo .

A parte il denaro, il mio gol più grande fu quello di farmi chiamare signore. Chi mi incontrava mi chiedeva autografi dandomi del LEI

La prima cosa che facevo, quando mi ritiravo in uno dei miei lussuosi appartamenti, era quello di salutare i miei vecchi palloni, il primo quello fatto con le foglie e poi l’altro quello regalato dai miei genitori, inoltre in tutti i miei appartamenti pretesi l’istallazione di tanti specchi.

Amavo guardare il colore della mia pelle. La domanda che mi ponevo però era sempre la stessa????

NEGRO SI O NEGRO NO. cosa è cambiato rispetto a prima???

La risposta mi parve subito ovvia, non esistono limiti e sicuramente ancora i rimedi per combattere L’IMBECILLITA UMANA, legata ancora a pregiudizi che scompaiono solo nel caso di interessi personali.

MOTTO : “ VIVA L’A E PO BON”