Non voltarti a guardarmi

Divorata dalla voracità di un’esistenza che non è mai sazia, non ero più capace di sognare altre avventure.

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“Non guardarmi ora, non sono pronta”- gli dissi osservando l’orizzonte, immersa in quella nebbia fumosa, grigia e opalescente, dell’ultimo giorno d’estate.

Le mie vacanze erano terminate e tutto doveva tornare come prima.

Dunque non c’era stato nulla; né amore, né poesia, né quella storia romantica che avevo segretamente desiderato.

Un gabbiano si dirigeva verso il molo, distante uno spazio che consideravo infinito in quel momento.

Seduta sugli scogli invidiavo le sue grandi ali bianche, il suo colore immacolato, la sagoma elegante che si stagliava sullo sfondo, e mi sentivo una nullità, una pietruzza… un granello di sabbia che avrebbe potuto ingoiare da un momento all’altro.

Divorata dalla voracità di un’esistenza che non è mai sazia, non ero più capace di sognare altre avventure.

Immobile, stanca e sfinita da un sonno disturbato da incubi oscuri che avevano perseguitato le mie ultime notti, cercavo ‘la traccia’ per tornare indietro.

Avrei voluto riavvolgere il nastro della mia vita in quell’istante, ma lui era lì, sempre presente, sempre accanto, eppure così distante da sembrarmi un piccolo punto nero nel foglio bianco, del tutto simile ai miei disegni a china.

Già i miei disegni, la mia fantasia, la mia mano abile nel tracciare linee e cerchi, contorni e figure, nature fiorenti, mari agitati e cieli scomposti.

Si era subito innamorato della mia Arte il giorno che mi aveva visto disegnare sulla spiaggia, gli avevo fatto persino un ritratto del quale andava orgoglioso, solo non poteva mostrarlo a nessuno.

Si trovava in vacanza con la sua famiglia ed amava alzarsi di buon’ora per fare delle lunghe passeggiate, poggiando i piedi nudi proprio nel punto in cui le onde s’infrangono sulla riva.

Ci eravamo conosciuti così per caso, io seduta a questo scoglio, lui che si era incuriosito, ed avvicinandosi con discrezione mi aveva chiesto se potevo mostrargli il mio quadro.

Eravamo entrati subito in confidenza ed ogni mattina ci aspettavamo quasi fosse un appuntamento.

L’attrazione era reciproca e non fu difficile confidarselo, arrivarono i primi teneri abbracci, i primi baci, finché un giorno decidemmo di rifugiarci in un capanno che i pescatori lasciavano aperto e facemmo l’amore.

Nella vita avevo avuto molte storie poiché mi ero separata giovanissima, eppure vivevo momenti che mi sembravano nuovi, sensazioni anormali per la mia età matura, sensi di vuoto e di pienezza, stati di euforia e malinconia, un misto di emozioni strane che mi facevano stare bene e male allo stesso tempo.

Fu così che non pensammo a nulla e proseguimmo la nostra relazione.

Mi ero chiesta più volte cosa avrei fatto il giorno in cui ci saremmo detti ‘addio’, ma adesso che il momento era arrivato non avevo più risorse.

Lui si voltò e cercando di rassicurarmi disse: “Sarai sempre nel cuore, non ti dimenticherò mai!”

A cosa servono le parole mi chiesi, inutili puntini nel foglio bianco, linee non tracciate, figure immaginarie, di fatto il ‘nulla’, e scoppiai a piangere.

Consapevole che non l’avrei più rivisto, come il chiarore che precede l’alba, gli risposi: ”Non voltarti, va’ e non voltarti più!”

La nebbia oramai diradava, i gabbiani volavano alti ed il sole bruciava sulla pelle.

Quell’attimo avvertii il colpo che avrebbe reciso per sempre le radici dell’anima, la sorgente d’acqua pura si trasformò in un arido deserto e non so perché la mia mano non riuscì più a disegnare come un tempo …


Non voltarti a guardarmi

Testo di Marinella Cimarelli