Quel diario rosa

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Da piccola ho voluto sempre fare la giornalista, era un lavoro che mi appassionava tantissimo, quando diventai più grande la mia carriera di giornalismo si basava sulla legalità.

Una parola sulla bocca di tutti ma nel cuore di pochi.

Legalità significa rispetto delle regole e delle leggi, significa onestà, lealtà..

Nel 2008, come ogni mattina, il mio capo mi chiamava e mi diceva il posto in cui dovevo andare, una mattina era così agitato che mi diede l’indirizzo e chiuse senza nemmeno salutarmi.

Alle 10.00 in punto mi ritrovai in via Gennaro civico 4.

Polizia e giornalisti ovunque.

Chiesi a un poliziotto cosa fosse accaduto e lui incredulo rispose che il mostro aveva fatto esplodere una casa.

Una famiglia intera era stata uccisa, persino una bambina.

Ero terrorizzata e disgustata.

Entrai in quella casa, anche se non si poteva definire più tale.

L’unica cosa che non si era bruciata era un piccolo diario, ricordo ancora quel piccolo diario rosa, lo presi in mano e mi salirono i brividi nel vero senso della parola.

Lo aprii e lo lessi.

La prima pagina scritta circa un anno prima diceva: “Caro Diario, so che delle mie compagne non posso fidarmi ,quindi mi sfogo con te.

Mamma e papà litigano ogni sera e non capisco il perché eppure si amano tanto.”

Continuai a leggere altre pagine finché non lessi questo: “Caro Diario, finalmente ho capito perché mamma e papà litigano.

Litigano per il mostro!”

La piccola Giorgia scrisse cosa accadde quella sera.

Mentre i genitori, Matteo e Luisa, gridavano, lei si alzò dal letto e andò da loro chiedendo se i mostri esistessero davvero, perché le erano sorti i dubbi di quando aveva paura e la dolce mamma le diceva che non esisteva nessun mostro.

Iniziò a parlare la mamma dicendole ch’era troppo piccola per capire.

Giorgia allora mormorò che l’indomani avrebbe chiesto alla maestra se i mostri esistevano.

Il papà alzando la voce le disse che erano disposti a raccontarle tutto.

Io rimasi abilita per ciò che lessi.

Questa povera famiglia era morta solo per aver aperto gli occhi, per aver capito che pagare il pizzo non è la cosa più intelligente e legale che si possa fare, per aver urlato “BASTA”!

Ne avevo sentito parlare, ma mai che interrompere questo pagamento significasse farsi uccidere insieme alla propria moglie e alla propria figlia.

Che mondo ingiusto!

Questo mostro, questa mafia, costringe le persone a versargli una percentuale dei loro guadagni in cambio di una protezione, per poi ucciderli se smettono.

Tutto ciò si può sconfiggere, questo mostro verrà catturato prima o poi, perché il bene trionferà sempre sul male e perché come diceva Falcone: “La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani hanno un inizio e una fine.”


Quel diario rosa

Testo di Michelle