Un pasticcere pasticcione, un mago anziano e un avventura.

36

In che pasticcio mi sono cacciato? Io l’ultimo degli ultimi, mi ritrovo adesso il preferito del re.
Ma vi pare giusto? lo so voi state lì a guardarmi, non capite la mia disperazione, ma ora ve la racconto, tanto ho tempo.
Fino a due giorni fa, me ne stavo tranquillo per i fatti miei, fingendo di allenarmi per non farmi scoprire dal primo cavaliere.
In una mano tenevo la mia bellissima spada e con l’altra cercavo fiorellini da mettere sui biscotti.
Ah, i biscotti, mi piace tanto farli, di tutte le forme e colori, di più mi piace mangiarli, ricordo quella volta….

No, questa è un’altra storia, non mi ha messo nei pasticci quella storia, questa mi ha messo nei pasticci.

Come dicevo, cercavo di non farmi scoprire dal primo cavaliere, mio superiore, all’improvviso arrivò il messaggero del re, tutto di corsa, sudato ci porse una lettera.
“Siete convocati a palazzo, in gran velocità.”
Non venivo mai convocato a palazzo, se non per prendere lunghe ramanzine su come si fa il cavaliere.
Tutti si dimenticano che io non volevo essere cavaliere, mi presentai un giorno a palazzo per propormi come pasticcere della corte reale. Quando mi presentai però era troppo tardi, tutti i migliori pasticceri del regno erano stati già convocati e presi.

Il re mi guardò e decise che avrei dovuto indossare l’armatura, vi starete chiedendo perché non mi sono rifiutato, vi siete mai rifiutati di fare qualcosa per il re? La punizione è esemplare, una vita nelle segrete.

pasticcere pasticcione
Illustrazione di Claudia Metrade

Adesso mi ritrovo cavaliere, con una spada al posto di una padella, bell’affare vero? Ma non voglio annoiarvi, adesso vi dirò come la cattiva sorte, mi ha portato qua.

Arrivati tutti al castello, quella mattina della lettera, il re ci schierò uno di fronte all’altro. Tutti avevano l’armatura perfetta, pulita, lucida, tutti tranne me.
Ero come sempre sporco di fango, se non posso creare torte vere, di tanto in tanto le creo di fango, le invento di ogni forma e colore, mi piace immaginare come si possono unire fragole con creme di ogni colore.
Il mio superiore, quell’antipatico del primo cavaliere, sempre perfetto, pronto all’azione e al rispetto delle regole, mi guardò con disgusto, stava per mandarmi via, quando una voce dietro le sue spalle intimò.

”Esmene, lascia che anche lui faccia la sua parte, schieralo e fagli misurare il suo valore, come gli altri.”

Era il re in persona.
Con un cenno della testa, Esmene, acconsentì.
Con la mia schiena ricurva, lo sguardo da cane bastonato, mi allineai di nuovo.
Dovete sapere, che gli attimi di solenne silenzio, mi creano una forma ridolina acuta, immaginatevi tutti i cavalieri del re, belli, impostati, seri e accanto io, sporco, che ridevo forte.
Questo è stato il vero inizio di tutti i miei guai.
“Prendete i vostri archi, chi di voi si mostrerà più valoroso, sarà colui che avrà l’onore di servire il suo re”.
Esclamò il primo cavaliere.

”Visto che la cosa ti fa tanto ridere, tu laggiù, avvicinati, sari il primo”. Esordì il re.
Mi iniziai a preparare col mio arco, sfortuna volle, che di lì passasse un falco, che incuriosito, al lancio della freccia, se ne impadronì, portandola via con sé.

Tutti credettero che avessi mirato al falco di proposito.
Non ci fu più nessuno sfidante, io e solo io fui reclutato per questa missione.
Preparato il cavallo, le provviste, mi fu consegnata una lettera.

“Vent’anni fa mia figlia ci fu strappata via da un orco. Da all’ora non sappiamo più niente di lei.
Ci sono giunte notizie che la vedono ancora viva e prigioniera, non sappiamo bene in quale parete del regno.
Per questo, tu mio cavaliere, dovrai girare in lungo e in largo per ritrovarla e riportarla nel suo regno, ad avere ciò che le spetta.
Ricorda, se fallirai, una vita nelle segrete ti ritroverai”.
Ecco sempre una vita di segrete, capite, miei cari, piccoli amici perché ho paura del re?
Sono partito, senza una chiara meta, io il mio fido cavallo e il nulla.
I suoi interlocutori lo fissavano, un po’ incuriositi e molto straniti, non avevano capito una sola parola di tutto quel parlare, erano scoiattoli, paffuti e goffi, per loro l’importante era mangiare ghiande.

Decisero che era tempo di andare.

D’improvviso il cavaliere, li vide volare via tra albero e albero.
“non erano solo scoiattoli, ho parlato per ore con scoiattoli volanti, adesso sono davvero solo, non che potessero darmi chissà che consiglio, ma almeno erano qua” pensò il cavaliere ormai rimasto solo.
Il cavallo gli si avvicinò e col muso lo strofinò. ”Si ho te e tu hai me, non sono solo.“
“Sai che facciamo? Andiamo avanti, la troveremo, male che vada, la nostra vita si svolgerà nelle segrete del castello, avremo sempre un pasto caldo, almeno.”
Passarono di villaggio in villaggio, di locanda in locanda, nessuno aveva mai sentito parlare della principessa rapita.

In uno di questi villaggi, sentì parlare della foresta nera.
Una foresta che senza un reale motivo, ogni giorno alla stessa ora prendeva fuoco.
Le sue fiamme s’innalzavano alte nel cielo.
”Scusate, potreste indicarmi la via?”- Chiese il cavaliere.
”Farò di meglio, verrò con te, è tanto che non vivo un’avventura”.
Gli rispose una voce tra la folla.
Si avvicinò al cavaliere, un uomo non tanto giovane, dallo sguardo fiero, alto con lunghi baffi che gli scendevano sul viso.

”Ciao, sono Esael”. Il cavaliere afferrò la mano dello strano personaggio che gli stava davanti, con voce ferma si presentò.

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”Piacere mio, sono Elos, vengo dal regno di Esemenerse, sto cercando la figlia del re, scomparsa vent’anni fa, la foresta nera potrebbe essere il luogo dove ella si trova.”
“Andiamo, il cammino è lungo”. Disse Esael, dando un piccolo colpetto al suo cavallo.
Durante il viaggio, i due parlarono allegramente.

Esael, raccontò di essere stato a servizio di un grande mago, nella sua lunga vita aveva imparato a difendersi, a difendere e qualche incantesimo forse lo ricordava ancora.
L’ingresso alla foresta nera fu annunciato da un odore intenso di bruciato, piccoli fuochi ovunque.

Tutto intorno era nero, cupo, niente colori, niente vita.

”Ti presento la foresta nera, In tutto il suo grigio e spaventoso essere”.
Esordì Esael.
Il cavaliere era davvero spaventato, restò indietro, come a voler andar via, lui adorava bruciare solo torte in cucina.
” Andiamo avanti, scopriamo cosa fa bruciare questa foresta”.
Elos sentite quelle parole, ebbe un sussulto, ma ormai erano lì, era convinto che la foresta avrebbe dato risposte.
Intorno a loro però c’era solo desolazione, nemmeno un umano all’orizzonte.
In tutto quel deserto, finalmente videro una strana casetta, piccola, avvolta da un grosso telo nero lungo tutta la casa.

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Entrarono, non videro niente, né una cucina, né un letto.

Era completamente vuota e desolata, tutto intorno a loro lo era.
“Questa storia mi piace sempre meno” pensò il cavaliere.
Si girò verso il suo compagno d’avventura, nello sguardo gli lesse eccitazione, gioia e curiosità.
“Siamo qua nel nulla, potremmo prendere fuoco da un momento all’altro e lui è felice.”
Continuava Elos con i suoi pensieri, era talmente spaventato che non pensava più nemmeno alle sue amate torte.
<< Stanotte dormiremo qua, se domani non accadrà niente, all’alba ce ne andremo.>>
Disse Esael, come se avesse sentito i pensieri di Elos.
Si avvicinò al borsone, ne estrasse un tavolo, due brandine e del cibo.
Elos lo guardava incredulo, << Come hai fatto a portare tutto questo?>>. Chiese.
<< Ricordi che sono stato a servizio di un mago? Semplice magia.>>
A pancia piena si addormentarono nel tepore di una calda notte.

Al loro risveglio, si accorsero che erano state lasciate grandi orme in tutta la casa, il fuoco era passato intorno a loro senza bruciarli.

<<Questa è opera di uno stregone, non ce ne andremo finché non avremo capito>>.
Disse Esael.
La sensazione di essere spiati, li fece bloccare.
<< Cosa ci fate voi qua? Questa è terra di nessuno, non siete i ben venuti>>.
Cercarono di capire da dove veniva la voce che avevano sentito, intorno a loro non c’era nessuno, si guardarono interrogandosi l’uno con l’altro se avevano udito la stessa cosa.

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<< Andatevene, o diverrete cenere, io vi ho avvisato>>. La voce, sparì così come era venuta.

Elos oramai si era scordato di chi fosse, si era scordato di non essere un vero cavaliere del re, si era scordato di non saper combattere, una forza sconosciuta l’aveva travolto, con uno sguardo sicuro, si voltò verso Esael, strinse le briglie del suo cavallo e continuò il suo vagare.
<< Fermati, parliamo, non sappiamo davvero in cosa ci stiamo imbattendo, la principessa potrebbe non essere qua>>.
Urlò Esael.

Ma ormai il cavaliere era deciso a scoprire chi fosse quella voce spaventosa, e se aveva o meno a che fare con la principessa.

Un masso fermò la sua corsa, scese da cavallo, guardò il suo vecchio compagno di viaggio, gli appoggiò le mani sulle spalle e gli parlò con sincerità come farebbe un figlio a un padre, lui in realtà un padre non l’aveva mai avuto, era vissuto solo col suo vecchio zio che lo aveva cresciuto nella pasticceria di famiglia.
<<Esael non cambierò idea, nella vita non volevo fare il cavaliere, volevo essere il pasticcere del re, fare torte per la corte reale.
È sempre stato il mio sogno.
A oggi non so impugnare una spada, ma non sono diventato chi volevo diventare.
Questa è la mia occasione per dimostrare che posso essere qualcosa, voglio essere quello che ha riportato la principessa o almeno ci ha provato>>.

Esael, guardava il ragazzo con occhi lucidi, aveva per lui grande ammirazione.
“Ci vuole coraggio, per ammettere, per accettare, per abbracciare chi siamo, soprattutto ci vuole coraggio nel cambiare e lui ne sta dimostrando tanto”. Pensò .
Non disse una parola, ma i due si strinsero forte, come solo un anziano saggio può fare con un giovane incosciente.
Era calata la notte, si addormentarono così dove si trovarono, sotto un albero spoglio.
Esael fu svegliato da un rumore intenso, forte, si guardò intorno e vide che erano circondati da un branco di grossi lupi, che mostravano i loro denti aguzzi.
<< Elos, sveglia, dobbiamo salvarci la pelle>>.
In tutta risposta, Elos si girò, emettendo un suono dalla bocca, riiniziò il suo russare.
“Sono solo, non posso fare molto”.
Rimase per un attimo immobile a fissare quelle creature, si accorse che sul manto c’era qualcosa, l’osservò più attentamente, avevano qualcosa di scintillante sul manto.
Si ricordò, di qualcosa di simile, visto anni prima in un libro magico.
“Sono sicuramente creature magiche, le avrà mandate la voce?”.
Pensò Esael.

Si ricordò di una formula magica, per immobilizzare tutto ciò che non era umano.

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<< IMMOBILAS, SIMBALA, PANDARANTRA>>.

La recitò ad alta voce, i lupi che un attimo prima, mostravano denti e ringhiavano ferocemente, se ne stavano in silenzio, immobili al suo cospetto.
“Adesso che ne faccio di loro? “pensò?
“Se rendessi le creature al mio servizio, potrei avere degli alleati in questa strana foresta”.
Si diresse alla valigia, ne estrasse un grosso libro e iniziò a leggere.
“Per i mille maghi di rosso furore, ho quello che mi serve.”

Urlò il mago apprendista, abbassando subito la voce, per non turbare subito il cavaliere dormiente.

<<SERVISISMOM ME LUPIULUM SERVITUS LUPITUS>>.

I lupi, si accasciarono a terra, guaendo dolcemente.
“Adesso posso dormire”.
Pensò esausto Esael.
Elos aprì gli occhi, stropicciandoli, prima piano, poi balzò in piedi, sgranò i grandi occhi e fissava spaventato i lupi.
<< Esae, svegliati, siamo braccati da lupi, ci sbraneranno, non muoverti>>.
Estrasse la spada, si mise in guardia.
<< Loro ci scorteranno per la foresta, non mangeranno il loro signore e padrone, riponi la spada o ti affetterai, è al contrario>>.
“Sarà il caso che gli insegni a impugnare la spada, uno di questi giorni ci farà ammazzare”.
Pensò Esael.

<< Facciamo colazione, poi io e te dovremmo parlare>>. disse il mago.

Durante la colazione, Esael, raccontò la nottata al cavaliere, disse il mago.
Durante la colazione, Esael, raccontò la nottata al cavaliere, lo prese in giro per come era stato utile in tutta la vicenda dei lupi, scoppiarono a ridere entrambi. Elos sapeva di non essere utile, iniziava a interrogarsi sul suo ruolo in questa avventura.
“Sarò mai capace di fare qualcosa davvero” pensava. Iniziava a farsi serio e cupo.
Esael fu il primo a parlare, come se ancora una volta, avesse letto i suoi pensieri.
<< Ascolta, so che non sei un vero cavaliere, ma in questo momento ne abbiamo bisogno, io sono vecchio, arrugginito, tu giovane e forte, non sappiamo con chi dobbiamo combattere, è arrivata l’ora che tu impari a impugnare la spada>>.
Il giovane restò in silenzio, sapeva che quelle parole erano giuste.

<< Hai ragione, devo almeno provare a uscire dal mio guscio. Posso diventare un cavaliere, forse un giorno sarò un cavaliere pasticcere>>.

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I due iniziarono a ridere, l’immagine di un cavaliere con la spada e la torta in mano, avrebbe sicuramente ucciso il primo cavaliere.
Passarono giorni, notti in quell’ angolo della foresta, Elos aveva imparato ad impugnare la spada nel modo giusto, mille volte gli era caduta, mille volte l’aveva lanciata sul ramo più alto dell’albero nero.
Ma finalmente era riuscito ad estrarla, diritta, senza farla cadere.
<< Finalmente è arrivato il momento di imparare l’arte del combattimento>>.
Disse Esael.

<< Non posso combattere, non sono capace, potrei restare ucciso>>.

Esael non rispose, lasciò solo il cavaliere per tornare con due grossi cespugli neri, ispidi, pieni di rovi taglienti.
Iniziò a toccarli, i rovi iniziarono a rotolare per terra, uno verso l’altro come se una forza magnetica li attirasse insieme.
Finirono uno sopra l’altro, attaccati, iniziarono a spuntare braccia, gambe e occhi.
<< Combatterai con loro, non potranno ucciderti>>.
I combattimenti tra Elos e i rovi finivano sempre alla stessa maniera, Elos per terra, rovi in piedi.

Stanco e sconfortato, nell’ultimo combattimento, scoppiò in lacrime.

“Hanno riposto grandi speranza, io per primo avevo iniziato a crederci, ma la verità è che non posso, io sono solo un pasticcere, che adesso vuole tornare a casa, se avrò una vita nelle segrete, che le segrete siano.”
Convinto dei suoi pensieri, si alzò pronto per raggiungere Esael e darsi per vinto.
Davanti a sé, apparvero due occhi, grandi, di un azzurro verde intenso.

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<< Da quanto sei qui? cosa sei?>>. Chiese Elos, la sua preoccupazione più grande fù che quella creatura lo avesse visto piangere.

<<Sono una creatura incorporea, vago per questa foresta da sempre, da prima che il male in persona se ne impadronisse

per distruggerla e farla diventare quello che vedi. Vi seguo in silenzio, da quando siete arrivati, vi ho mostrato la mia presenza più volte, ma voi non avete capito i segnali.
La foresta tutta è felice che qualcuno sia arrivato per combattere il signore del male in persona. Se tu adesso ti arrenderai, per noi non ci sarà alcuna possibilità di riavere la nostra bellissima foresta e continueremo a bruciare.>>
<<Ci ho provato, credimi, ma non riesco a combattere, se questo male in persona, è davvero il male, io e il mio compagno di viaggio, non avremo nessuna possibilità.>>Rispose Elos, ormai preso dallo sgomento.

<<Elos, guarda dove sei arrivato, guarda cosa stai affrontando, le tue sono solo giustificazioni, alle quali io non credo. Adesso vai, prendi la spada, ricorda devi colpire dove fa più male, dritto al punto più alto che vedi>>.

La voce sparì, inutilmente la chiamò, ormai era tornata solo una creatura incorporea che li controllava da lontano.
Si rialzò, tornò dai rovi, con in testa le parole della creatura, “colpisci dove fa più male”.
Prese la rincorsa, con un forte slancio, salì sul primo rovo, colpendo il secondo nel mezzo, come a tagliargli il collo.
I due rovi tornarono due semplici rovi per terra. <<C’è l’ho fatta, Esael ci sono riuscito.>>
L’amico, che aveva visto tutta la scena, era felice, in cuor suo sapeva che quel giovane spaventato, sarebbe diventato un grande cavaliere.

La felicità di Elos durò pochi istanti.

Nelle orecchie risuonavano parole come “il male in persona”.
“cosa sarà questo male in persona? Quella voce spaventosa che avevano sentito? I lupi addomesticati, erano tutta opera di quella voce? Che corpo avrà quella voce?”
Sicuramente la vittoria non era vicina, qualcosa di orrendo li attendeva, ma adesso il loro viaggio dentro la foresta, poteva continuare ed era l’unica cosa davvero importante.
Con i lupi al seguito, i due ripresero il loro pellegrinaggio all’interno della foresta, non sapevano cosa li attendeva, Elos ancora non aveva parlato all’amico della creatura che gli aveva parlato, adesso solo una certezza avevano, che un grande mago e un neonato grande cavaliere la stavano affrontando.
Il cielo divenne rosso, d’improvviso tutto intorno a loro iniziò a bruciare, un grande cerchio rosso era diventata la foresta.

Sentirono solo una voce, risalire alta nel cielo.

<< VOI AVETE OSATO ANDARE AVANTI, CONTRO IL VOLERE, VI FARO’ ARROSTO E SARA’ LA FORESTA A INGHITTIRVI.>>
Il silenzio ora regnava profondo, solo le fiamme e il fuoco parlavano.
<< Questa è la fine, amico mio, finisce qua, siamo destinati a morire:>>
Elos gridava, nel panico.

Esael, nel frattempo cercava invano di spegnere il fuoco, con le sue arti magiche.
Niente riusciva a fermare la corsa inarrestabile del fuoco, a breve tutto sarebbe stato cenere.
Il cielo si fece più nero, si sentirono bagnare da scrosciate d’acqua, alzando la testa Elos, riconobbe i suoi amici d’inizio viaggio, quei piccoli scoiattoli volanti, quegli strani ascoltatori, che non avevano capito una parola di ciò che lui avesse raccontato, ma lo avevano ascoltato, adesso erano lì per la sua vita.

Le fiamme rapidamente sparirono, così come i loro salvatori.

I due, scesero da cavallo, si guardarono, increduli di essere ancora vivi, illesi.
Avrebbero voluto ringraziare quei piccoli amici, ma ormai di loro non c’era traccia, la foresta aveva ripreso il suo solito aspetto cupo e tetro.
”Basta! Non continuerò a giocare con la voce, voglio scoprire chi è e perché non ci vuole qua.”
Stranamente Esael non era d’accordo, aveva paura, gli si leggeva negli occhi, uno sguardo nuovo, lo sguardo che Esos non era abituato a vedere nell’amico.
“Cosa fa paura a quest’uomo, che conoscesse già la voce? Non si può avere tanta paura di una voce, se non se ne conosce il volto e il corpo”.
Pensò Elos, ma non disse nulla, restò in silenzio, aspettando che l’amico ne volesse parlare.

Il vecchio, non proferiva parola, restava immobile, sul suo cavallo guardando il giovane, adesso più che mai, sicuro di sé.

Proseguirono il viaggio.
La foresta ormai appariva ai loro occhi sempre uguale.
I lupi, d’un tratto e senza alcuna ragione, iniziarono a ringhiare.
Davanti a loro, dove prima non c’era niente, si materializzò un castello, roccioso, nero, animato.

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La bocca del castello mostrava la sua grande lingua che roteava come per afferrare gli ignari viaggiatori che se lo trovavano davanti.

Elos, scese per primo da cavallo, corse verso quella grande lingua sfoderando la sua spada.
Esael gli intimò di fermarsi, con un giro di dita, fece volare il ragazzo alto nel cielo, dentro una bolla.
“Adesso, tu stai qua, grazie a te, sono arrivato fin qui, è il mio momento”.
Elos, lottò con tutte le sue forze, ma invano.
Più si muoveva, più la bolla si allargava, si allungava, ma non scoppiava.
Esael e i lupi si avvicinarono alla grande lingua, i lupi avanti, sopra e Esael sotto.
I lupi, furono spazzati via, si dissolsero nell’aria diventando tanti piccoli coriandoli colorati.
Esael ebbe il tempo di entrare nel castello, sapeva cosa cercare, ma non sapeva dove era.
“In questa forma, non ho pieni poteri, il mago lo ha sempre detto, la magia arriva alla massima potenza, se chi la pratica è reale, nessuno mi vede, sarà ora che torni io e che saluti per sempre il buon vecchio Esael.”

”GIOVINOVIUM GIOVENUSTI, INTRAPPOLARIUM PRENDIMENTI, VECCHIARIUM LIBERANTOMATICOS,”

Il suo corpo iniziò a roteare, prima le gambe, poi le braccia e infine lunghi capelli neri contornavano il corpo completo della fanciulla.

“Adesso che sono di nuovo io, per prima cosa dovrò trovare l’unica arma in grado di fermarlo.”

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Girò per tutto il castello, era spoglio, come l’anima di chi lo abitava, era nero come il suo cuore, finalmente la porta che le aveva narrato il mago che l’aveva cresciuta, accolta e salvata vent’anni prima.
L’apri col tocco delle dita, aspettò l’arrivo del suo nemico, nascosta in un angolo, il buio era suo amico adesso.

”ELIASE, FINALMENTE, SEI TORNATA DA ME, NEL TUO ASPETTO ORIGINALE, OGGI COME VENT’ANNI ORSONO, MA STAVAOLTA, NESSUN MAGO POTRA’ AIUTARTI, SARAI SOLO E SOLTANTO MIA”.

La voce si mostrò in tutto il suo essere, le sue mani erano grandi rami lunghi, il suo viso rugoso come un albero centenario.
”Non ho più paura di te, mi hai costretta per anni in un corpo che non è il mio, sono stata cresciuta da un mago, per arrivare a questo giorno, non diventerò mai il pasto della foresta”.
Iniziò una lunga battaglia, colpi d’incantesimi, incroci di fuochi, portarono Eliase sotto una roccia, ormai la paura nera era sopra di lei, ma se aveva portato il suo nemico in quella stanza c’era un perché,
”MURARIUM TRAPERARIOTUM, TEMPESTAMUS FAMELIUS”.
Un varco si aprì, il male oscuro adesso si trovò scagliato dentro al varco, Eliase chiuse velocemente il varco e corse via.

Dietro di sé tutto si stava dissolvendo, il castello, il fumo, il nero, tutto stava lentamente sparendo.

Adesso la foresta era verde, rigogliosa, i fiori di mille colori avevano preso il posto di tutto quel grigiore.
Con un colpo di mano, fece scendere il povero Elos. ”Mi scusi, ha visto un vecchio signore?”

“ Ciao Elos, sono io, sono Esael, sono sempre stata io, la tua principessa scomparsa. Il mago per cui ero a servizio, in realtà è colui che mi trasse in salvo vent’anni fa, volevo tornare a casa, ma prima dovevo vincere la mia più grande battaglia, senza di te, la tua compagnia, la tua forza non ci sarei mai riuscita. Torniamo a casa adesso, ma prima.”
Iniziò un canto melodico, chiamò a sé tutti gli abitanti della foresta, gli scoiattoli erano radunati tutti accanto a lei.

”SCOLATTULANDUM, SCOTELLANTUM, RETURNUMEN ORIFINARIUSE”.

Elos non credeva ai suoi occhi, gli scoiattoli adesso erano avvolti da una nube rosa, ne uscirono fuori donne, uomini, bambini.
”Tutto quello che hai vissuto, molte delle creature che hai incontrato, erano opera del male in persona, lo dovevo a loro, riportare tutto come era.”
”Adesso, possiamo davvero andare, la prima cosa che farò, se lo vorrai ancora, sarà investirti del ruolo di cavaliere pasticcere al servizio della principessa”
Elos non credeva ancora a tutto questo. Aveva il viaggio di ritorno e tutto il tempo del mondo per capirlo.
Adesso niente lo avrebbe mai più spaventato!

Un pasticcere pasticcione, un mago anziano e un avventura.

Scritto da Selvi Irene
Illustrato da Claudia Metade