Visioni folcloristiche e fantasiose di angeli.

In tutto il mondo ed in tutti i tempi le religioni parlano di angeli

di Paolo Nicoletti

Visioni folcloristiche e fantasiose di angeliUno dei films di Natale che tutti noi rivediamo quasi ogni anno è “La moglie del Vescovo“ film del 1947 del famoso regista Henry Koster (Koster è il regista del famosissimo film “Harvey“) che ripropone un insieme di tradizioni popolari collegate agli angeli ed agli arcangeli, tradizioni comuni a tutto il mondo. In questo film, Cary Grant, nella parte di un arcangelo, ci spiega come un angelo abbia a suo tempo ispirato il Re David nel comporre il famosissimo Salmo 23 (“Il Signore è il mio Pastore…”).

Ed ecco più o meno il racconto di Cary Grant-Arcangelo: c’era una volta un bambino, che si chiamava David, e viveva in una piccola città. Suo padre si chiamava Iessi, un nome abbastanza comune in vari paesi (Jess, Jessey, Jessy e via dicendo.).

Dunque David faceva il pastore, perché il padre ci teneva tanto che diventasse un buon pastore, faceva il pastore in un piccola città che si chiamava Betlemme, ma ai tempi di David la stella non era ancora apparsa, non c’erano ancora i Re Magi e tutto ciò di cui ci parlano a Natale.

Allora, David andava a passeggio con il suo bastone, il pastorale, che è un lungo bastone con uno strano ricciolo in cima (il vincastro), con le sue pecore, e una giornata con le pecore ed i cani da pastore è molto lunga da passare. Ed infatti David aveva la sua arpa e cantava. Cantava una bella canzone, che aveva composto lui, perché era anche un poeta oltre che un bravo pastore, ed era molto bravo nel fare e creare poesie e canzoni dal nulla.
Allora, lui creava la sua canzone, e cantava e suonava, ed ecco che all’improvviso incontrò qualcuno.

Qualcuno che non conosceva, e che non aveva mai visto. Ma lui all’improvviso capì che quel qualcuno era un angelo.

Allora, David incontrò un angelo, e l’angelo gli parlò: “Vai dai tuoi agnelli -disse l’angelo-perché uno di loro si è smarrito “.

E David smise di suonare e posò la sua arpa. Camminò a lungo al buio, ed era disperato perché non avrebbe mai trovato l’agnello smarrito.

Ma l’angelo lo guidò, anche se David non lo sapeva.

Perché così fanno gli angeli, mettono le idee in testa alle persone, che non lo sanno e pensano che siano idee proprie, e se ne sentono molto fiere.

Dunque David camminò e cercò a lungo, ed alla fine trovò l’agnello, e vide davanti a sé un grande e famelico leone. Così David disse al leone:”Lascia stare il mio agnello !”

Ed il leone gli rispose: “Vattene via al più presto, o, mangerò anche te ! “

Allora l’angelo mise un’altra idea in testa a David, e lui tirò fuori una fionda e lanciò una pietra. E quella pietra colpì il leone proprio in mezzo agli occhi. Il leone di sicuro non si aspettava una reazione così eroica da parte del pastorello, e neanche David, che comunque poté prendere il suo agnello e tornarsene al gregge. E quando si fu riunito alle altre pecore, ai cani e tutti gli altri animali si sentì tanto felice per quello che aveva fatto e per quello che aveva vissuto, anche se non sapeva di essere stato aiutato.

Si sentì tanto felice da comporre un’altra nuova canzone, il Salmo 23 o Salmo di David.

E qui finisce il racconto di Cary Grant nel film di cui sopra.

Dunque David, che avrebbe conosciuto un futuro da Re d’Israele e sarebbe stato ricordato come guerriero ed autore di salmi oltre che come poeta e musicista, recitò per la prima volta quello che sarebbe divenuto il Salmo più famoso. Salmo di cui offriamo al perdono dei lettori una versione assai approssimativa ed incompleta:

“Il Signore è il mio pastore, io sono il suo agnello,
mi ha donato i verdi pascoli per riposare, mi ha guidato sulle limpide e tranquille acque, ha sanato la mia anima, nulla mi manca ….
mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino….
se dovessi camminare in una valle oscura e terrificante, non avrei paura di alcun male, perché il Signore è con me…
felicità e grazia mi saranno compagne…
troverò la casa del Signore, e ci sarà una mensa preparata per me, e il mio calice traboccherà, e saprò di essere a casa, dove potrò vivere per sempre “.

Ora, al Salmo 23 nonché alle antiche cronache e scritture in cui si parla di angeli ed infine alle leggende e storie popolari di un intero pianeta, sono ispirate le fantasiose divagazioni ( ispirate a documentazione storica e religiosa ) che state per leggere.

Gli angeli non esistono soltanto nella religione cristiana, e potremmo dire che essi sono parte essenziale dell’immaginario collettivo, anzi planetario.

Infatti le storie in cui si parla di angeli ci sono sempre state, in tutto il mondo ed in tutti i tempi, ne parlavano gli antichi romani e gli antichi greci, i persiani, e se ne parla nella religione ebraica ed islamica.

Anche se è difficile spingere la nostra immaginazione oltre certi limiti, possiamo pensare agli Angeli come ad un esercito di soldati celesti. Secondo queste tradizioni, gli Arcangeli sono gli ufficiali dell’Esercito Celeste di Dio. Quale sarebbe la differenza tra un angelo ed un arcangelo, a parte il loro differente grado gerarchico ? La differenza principale può essere individuata nelle competenze: se l’azione di un angelo riguarda una sola persona o poche persone, abbiamo davanti un angelo, mentre se la sua azione influenza o riguarda un numero elevato o una generalità di persone ecco che invece abbiamo un arcangelo.

Ad esempio l’Arcangelo Gabriele tanto tempo fa ha avuto la missione di andare da Maria per annunciarle una serie di cose che noi ancora adesso viviamo come importanti per la nostra civiltà, e perfino il nostro Ave Maria è una preghiera che inizia con il saluto dell’Arcangelo Gabriele, “Ave Maria “ alla maniera latina.

Così, quando Gabriele reca il suo famoso annuncio a Maria Vergine, noi sappiamo che tale annuncio influenzerà un numero di persone e addirittura la storia di continenti interi, e quindi sappiamo che Gabriele è un arcangelo anche se nel caso predetto la sua missione ha riguardato apparentemente una sola persona.

Quindi, le tradizioni religiose parlano di Esercito Celeste, di cui fanno parte gli angeli ed i loro ufficiali, che sono gli Arcangeli. Il 29 settembre è la festa di San Michele Arcangelo, oltre che l’antica festa dell’Angelo Custode.

Tra gli Arcangeli, San Michele è famoso per la sua spada e per la visione che lo riguarda (vedasi statua in cima a Castel S. Angelo), oltre che per essere il traghettatore ed il pesatore delle anime ed il comandante supremo delle milizie celesti che sconfissero l’esercito di Lucifero, l’Arcangelo capo di tutti gli Arcangeli: praticamente come un Capo di Stato Maggiore.

Gabriele è uno dei comandanti supremi degli arcangeli, ed è lo scriba celeste, la mano sinistra di Dio, l’Angelo della Morte, per il Talmud è un angelo distruttore armato di affilata falce ma è anche un angelo vestito di lino che parla diverse lingue, per l’Islam è capo dei Messaggeri ed angelo di fattezze perfette nonché colui che avrebbe portato il Corano a Maometto, secondo i cristiani è colui che annunciò la nascita di S. Giovanni battista e di Gesù.

Mentre Raffaele è l’angelo della guarigione e della salute, che protegge tutti coloro che si prodigano per il bene degli altri, è detto il guaritore, colui che per volere di Gesù agitò l’acqua curativa della Piscina di Betsaetà ( o Betzaeta ), patrono dei pellegrini e degli sposi e degli educatori nonché dei fidanzati e dei giovani e di tutti coloro che preparano farmaci e curano le malattie, ammesso alla presenza del Signore tanto da esserne lo Scriba Ufficiale, simbolizzato con il Pesce o il vaso dei medicamenti.

Più di un Papa ci ha spiegato che l’angelo custode è un angelo che assiste ognuno di noi con le sue ispirazioni e ci guida verso la strada della buona salute, un angelo che è sempre con noi e che non ci lascia mai soli, non lo vediamo ma è sempre al nostro fianco, e c’è un angelo per ogni bambino ed ogni bambina.

Secondo queste tradizioni, e non lo ripeteremo mai abbastanza, gli arcangeli sono gli ufficiali dell’Esercito Celeste di Dio, e vengono mandati sulla terra per svolgere particolari missioni, perché in ogni esercito c’è qualcuno che dà gli ordini e qualcuno che li esegue.
Nel Talmud è riportato che Gabriele una volta cadde in disgrazia per non aver obbedito esattamente agli ordini ricevuti.

Il Comandante Supremo degli Arcangeli, il Capo di S. Michele, dirama degli ordini e S. Michele decide se eseguirli di persona od incaricarne qualche altro arcangelo od angelo. Ed Egli dice allora: “ Vai sulla Terra, e la Tua missione sarà questa: devi fare questo !Devi fare quello! Poi ritorna dopo aver cancellato ogni traccia di te !“.

Ed in genere, come abbiamo visto, nelle missioni degli arcangeli si tratta di cose che riguardano grandi comunità di persone, se non l’intera umanità.

Insomma, gli Arcangeli vanno, eseguono e svolgono le proprie missioni, e poi scompaiono come uno zefiro gentile, come se non fossero mai esistiti.

Si aggirano nelle nostre case, parlano con noi, a volte ci arricchiscono con esperienze spirituali altrimenti inspiegabili, e poi se ne vanno ed il loro dovere è di farsi dimenticare. E noi li dimentichiamo.

Spesso, quindi, gli arcangeli vengono inviati in missione, e dopo la missione gli viene a volte richiesto qualche lavoro imprevisto, della serie: “ Sapevamo che ti trovavi da quelle parti e abbiamo pensato a te…“. Magari, durante e dopo la missione può capitare che essi incontrino qualche persona normale, e questa si accorge subito di chi ha di fronte, anche se non sa che si tratta di angeli.

A volte può capitare che lo stesso S. Michele entri nelle nostre case, durante una di queste missioni.

E all’improvviso tutti sono felici, ed accolgono in sé qualcosa che ristora le anime, e si sentono ricchi dentro, sazi di una serenità che hanno intravisto e sfiorato poche volte in vita loro……

In presenza di S. Michele c’è sempre abbondanza e felicità……..tavole piene di conforto e gioia…bevande che non finiscono mai …luce e calore……

Tutti sono felici, e capiscono che l’abbondanza della tavola è soltanto un’allegoria che permette di accogliere in sé un’abbondanza di doni spirituali, e si sentono ricchi dentro, sazi di una serenità che hanno intravisto e sfiorato poche volte in vita loro……

Ma poi gli Arcangeli se ne vanno dove li mandano i loro diretti superiori, portando con sé solo il vuoto della propria solitudine….

E noi misteriosamente li dimentichiamo, come dimentichiamo i sogni, come se non avessimo mai conosciuto un angelo…

Magari nelle nostre case rimangono piccole tracce degli arcangeli, come un mobile riparato a perfezione o una lettera od un discorso scritti particolarmente bene, o una bottiglia che sta in frigo da mesi e non si vuota mai …

Magari per strada incontriamo qualcuno che ci sorride con occhi lucenti, e noi rispondiamo al suo sorriso e lo salutiamo con un cenno del capo, e mentre lui si allontana in preda ad una commozione senza motivo ci chiederemo a lungo: “ Accidenti, ma chi era…io l’ho conosciuto, chissà dove, chissà quando…”.

Tanto per continuare con le divagazioni fantasiose, i lettori certamente ricorderanno che la statua in cima al Castel S. Angelo, a Roma, quella grande statua di un angelo con la spada, è la statua di San Michele Arcangelo, che ricorda dei fatti storici collegati alla visione di un Pontefice.

Infatti nell‘estate del anno 590 ci fu a Roma una grande epidemia di peste, tutti si ammalarono, vi furono innumerevoli vittime e danni, e morì anche il Papa.

Allora San Gregorio, conosciuto anche come il Papa Gregorio I ; invitò tutti alla penitenza e si mise alla guida di una grande processione a S. Maria Maggiore, e per tre giorni invocarono l’aiuto divino e, quando il terzo giorno San Gregorio stava guidando la processione sul ponte che oggi chiamiamo Ponte S. Angelo, lui alzò i suoi occhi e vide qualcosa.

San Gregorio vide, anzi, ebbe la visione di San Michele Arcangelo che stava in cima a quello che oggi conosciamo come Castel Sant’Angelo, ma che a quei tempi si chiamava ancora Mole Adriana.

L’Arcangelo Michele aveva una spada in mano, essendo un grande ufficiale dell’Esercito Celeste.

Dunque, aveva una spada nella mano destra, e nella mano sinistra stringeva il fodero della spada.

Allora sollevò la spada in alto, e si racconta che lo videro in molti e non solo il Papa, e con un movimento fluido e solenne rinfoderò la sua spada, ossia la rimise nel suo fodero.
Forse vi fu una grande luce ?

Forse, quando la luce scomparve era sparito anche l’arcangelo ?

Comunque, quando tutto fu finito, tutti i presenti seppero subito che la pestilenza era finita. Ed infatti la peste finì.

Tutto questo viene raccontato in un libro che è esso stesso una fiaba, ed infatti si chiama Legenda Aurea, e nel Medio Evo era seconda per importanza e diffusione solo alla Bibbia.

Nella Legenda Aurea si racconta anche che San Michele, due secoli dopo, in Francia, apparve al Vescovo S. Uberto, e gli disse di costruire una chiesa sulla roccia dell’isolotto di Mont Saint-Michel, dove ancora oggi possiamo vedere questo luogo meraviglioso che appare in mezzo alle nebbie di una sfuggente marea.

Per la verità S. Uberto non era entusiasta di ciò, e si rifiutò di costruire questa chiesa.

Allora San Michele gli parlò una volta, due volte, e la terza volta lo toccò sulla testa e gli lasciò il marchio dell’Arcangelo. Così S. Uberto capì che era meglio costruire la chiesa e la costruì.

I due racconti della Legenda Aurea sono emblematici del contesto secondo cui quando un angelo interagisce con una sola persona è un angelo, mentre quando interagisce con molte persone o le sue azioni influiscono sui destini di molte parsone allora ci troviamo di fronte ad un arcangelo.

E per finire queste sognanti divagazioni, ecco una guerra.

Lassù al di là delle nuvole in un tempo molto lontano, chissà dove e chissà quando, ci fu una guerra nel cielo tra gli Angeli di Dio guidati da Michele e gli angeli del Nemico, guidati da Lucifero.

Lucifero era uno dei Cherubini preferiti del Signore, tanto che prima di ribellarsi peccando per la sua superbia costituiva una coppia angelica di comandanti delle milizie celesti insieme a San Michele. Si, erano entrambi arcangeli e comandanti dell’Esercito del Signore.
Ma ad un certo punto ci fu una serie di fatti tanto spiacevoli e deprimenti da non rimanerne traccia, fatti che portarono alla Ribellione del Sesto Giorno ed alla guerra tra gli angeli.

Sembrava che tutti gli angeli ed arcangeli si fossero fatti convincere da Lucifero ad abbracciare una missione infame ed un ideale morboso, quando all’improvviso una voce, unica nella moltitudine, si levò alta ed impavida a dire: “ No, io non ci sto ! “. Ed era la voce di S. Michele, ed il suo coraggio spinse molti angeli ed arcangeli a non seguire Lucifero.

Ci furono battaglie inconcepibili e feroci, e gli arcangeli più potenti si schierarono a fianco di Michele.

Tra di loro c‘era S. Gabriele, che potremmo definire come un ufficiale di intelligence, conosciuto (come abbiamo già visto) come “ a mano sinistra di Dio“, l’Angelo della morte, il capo dei messaggeri divini.

Tra di loro c‘era poi S. Raffaele, che potremmo paragonare al capo degli ufficiali medici, il guaritore, ammesso alla presenza del Signore tanto da esserne lo Scriba Ufficiale.

Con alleati del genere, S. Michele riuscì a prevalere.

E così Lucifero, che era il Capo dell’Esercito degli Angeli Caduti, detto anche esercito del Drago o del dragone, precipitò rovinosamente insieme ai suoi angeli sotto un cumulo di pietre in un deserto dimenticato.

Rovinosamente come una meteora.

E questo fu tutto.