Omaggio a John Williams

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Omaggio a John Williams.

John Williams ha scritto solo due libri, più un romanzo d’esordio ancora inedito in Italia. Non lo conoscevo. Il suo libro “Stoner” è arrivato nella mia vita senza particolare clamore, me lo hanno prestato senza raccomandarmelo troppo calorosamente.

Dopo aver letto le prime due pagine me ne sono innamorata. Non l’ho più lasciato; ho preso a portarmelo dietro ovunque andassi, a leggerlo di notte, fino all’alba, a proteggerlo con varie buste e borsette morbide per non rompere quelle parole di cristallo.

E’ il racconto di una vita qualunque, di un uomo qualunque. Niente di epico o surreale. L’unica cosa veramente inedita è una nota ma sconosciuta lingua con cui Williams riesce a rinominare le esperienze più comuni delle nostre vite: l’amore, il dolore, la disperazione, la perdita, il tradimento, la maldicenza, le persecuzioni, la passione, l’integrità. La morte.

Quando finisci di leggere un libro così, in genere provi un senso di perdita, di nostalgia. Questa volta non sento così. Questo libro mi è rimasto appiccicato addosso, non mi sento orfana della sua bellezza, anzi, mi sento piena di una pietà nuova, per la mia vita e per quella dei miei compagni di viaggio. Leggetelo. Se volete.

“La sua carne, che in lontananza sembrava così fredda e pallida, nascondeva un sottotono caldo e roseo, come una luce che scorresse in trasparenza sotto un velo di latte. E come la sua carne translucida anche la calma, l’equilibrio e la riservatezza che sembravano contraddistinguerla, mascheravano un calore, un’ironia e una gaiezza che solo l’apparenza contraria rendeva possibili.” (John Williams. Stoner pag.225 Fazi Editore)