Per un’ Europa cristiana.

In Europa e nel mondo è in atto da diversi anni una grande controversia sui valori fondamentali. La scarsa presenza dei cristiani sui valori fondamentali sta agevolando il compito di chi vuol far vincere il relativismo etico.

Occorre al più presto rialzare la testa e lottare per i valori in cui crediamo, ovvero testimoniare Cristo. Viviamo in un Europa che, dopo duemila anni di storia, ha rifiutato di inserire riferimenti al cristianesimo nella propria costituzione.

E’ in essere un deperimento dei valori fondamentali: la vita, la dignità umana e così via.

Eppure negli USA, quale una nazione relativamente giovane confronto alla nostra che conta più di 350,000 di cittadini di diverse religioni, una nazione che non ha storicamente vissuto la nascita della Chiesa cattolica, una nazione dove lo Stato governa separatamente da questa, sulle banconote americane si legge: “In God We Trust” ovvero “In Dio Noi Confidiamo”.  Al contrario in questo paese di chiese e impronte papali, di Dio se ne parla poco, anzi,  si mette da parte quel concetto che propone onestà e integrità.

Sembra proprio che abbiamo toccato il fondo! Proprio perché abbiamo toccato il fondo osservo nelle persone il desiderio di risalita, di cercare valori meno spietati di quelli del mondo contemporaneo. Nel nostro continente c’è una grande popolo “addormentato”, il popolo dei cristiani, che ha delegato ad altri l’impegno di difendere i propri meriti perché da qualche anno a questa parte è opinione comune che la fede debba essere vissuta in forma privata e a volte solo opportunista.

C’è stata una demonizzazione di chi vuole pubblicamente fare una battaglia per i valori cristiani. Il risultato è che se i cristiani si ritirano dalla politica non c’è più nessuno che porta avanti questi principi: ecco allora che prendono sopravvento altri valori non cristiani.

E’ accaduto spesso che i valori cristiani fossero calpestati e umiliati in nome di altri valori “del nostro tempo”, gli stessi valori che hanno impedito che nella Costituzione Europea fosse fatto cenno alle cosiddette “radici cristiane” dell’Europa, un fatto peraltro storicamente ineccepibile perché gran parte della cultura e della storia europea degli ultimi duemila anni è stata influenzata dal cristianesimo. . .

Come cristiani,  questa Europa, dobbiamo avere il coraggio di riprendercela: tutta questa grande “massa dormiente” di cui parlavo prima è la massa dei cristiani che per tanti motivi si vergognano di andare in battaglia per i valori cristiani. E’ un grande sbaglio, perché nessuno  difenderà queste virtù al nostro posto. Dobbiamo uscire dall’apatia e dalla convinzione di essere impotenti.

Se non facciamo sentire la nostra voce, conteremo sempre di meno, perché il processo di integrazione europeo continua mentre noi siamo lì a chiederci se è il caso di intervenire o meno. Che siamo maggioranza o minoranza non conta, l’importante è dare battaglia con cuore puro perché crediamo in questi valori e nelle verità del Vangelo.

Non c’è vergogna più grande di rifiutarsi di combattere per qualcosa in cui si crede. Il relativismo, il disimpegno dalle proprie idee, il far fare a ognuno ciò che vuole è proprio la morte della democrazia.

Per un’ Europa Cristiana di  Andrea Donniaquio

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Tratto da VALORI E TRADIZIONI Articoli, Esternazioni, e Commenti su un Mondo che Cambia di Andrea Donniaquio e Nico Colani.

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Nico Colani nasce a Genova nel 1957. Si diploma elettricista e in elettronica ed in seguito la sua passione per il digitale lo vede applicarsi da autodidatta in informatica e sviluppo web, poi è titolare per vari anni di una piccola impresa di trasporti. Nico assiste al fiorire di periodi di grande boom industriale ed economico per l’Italia partecipando anche a varie attività sindacali per la tutela dei diritti lavoratori. Eterno pensatore e provocatore, Nico Colani si è sempre impegnato, attraverso vari mezzi di comunicazione come il suo blog decennale di satira “Guanot” e più recentemente con “Il Macigno” ad individuare i grandi paradossi sociali nella vita contemporanea fino ad estrapolarne le sue dissonanze. Il suo è non solo un invito a meditare, ma a sollecitare pareri al fine di aiutare la propria società a ristabilire gli equilibri sociali, culturali ed economici persi nei cambiamenti generazionali dove si è scelto di crescere e maturare senza consapevolezza storica e culturale del proprio paese di origine. Il suo motto è sempre stato “Ruit Hora”, ovvero “Il Tempo Fugge”. Isabella Montwright