La poesia è forse il modo di sopravvivere da soli nel labirinto

Ќulavkova celebra la femminilità e la libera sensualità pagana, il piacere della corporeità e dell’erotismo contro i vincoli imposti dal perbenismo e dalla morale più ipocrita.

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Nell’ambito di una cooperazione dell’anno scorso, quando in Italia furono presentati parecchi autori macedoni, abbiamo avuto la possibilità di conoscere e valutare lo straordinario impegno di Mariangela Biancofiore – Ameti (Mola, 1981). Una giovane traduttrice che si è laureata in lingua e letteratura macedone e lingue e letterature anglo-americane all’Orientale di Napoli.

Successivamente si è specializzata in Teoria e prassi della traduzione letteraria presso l’Università degli Studi di Bari.

Dal 2006 vive e lavora a Skopje, in Macedonia ed è sposata con un cittadino macedone di origine albanese. In modo altrettanto attivo gestisce il Centro Multi-informativo Italiano, un contenitore indipendente che promuove idee e attività culturali, sociali e di supporto formativo ed educativo. Al suo interno accoglie una scuola di lingue, uno studio di traduzioni e una piccola libreria italiana. Insegna italiano e traduce a tempo pieno. Ha tradotto vari autori macedoni tra cui: Luan Starova, Kata Ќulavkova, Dragi Mihajlovski, Aleksandar Prokopiev, Oleg Dementienko. Ha fatto parte del gruppo di traduttori che hanno lavorato alla prima antologia dedicata alla letteratura macedone pubblicata dalla casa Editrice Besa. Attualmente si sta occupando di un’antologia di scrittori rom in Macedonia.

Traduce dal macedone, bulgaro e inglese.

Dal suo notevole lavoro di traduzioni ho selezionato alcuni versi della bravissima poetessa, accademica e ricercatrice Katica Ќulavkova, i cui i lettori di questo giornale hanno avuto già diverse occasioni per leggere le sue più recenti creazioni poetiche.

Bramosia, il libro di cui stiamo parlando oggi, era una delle sue prime silloge scritte negli anni ottanta del secolo scorso ma talmente indicativa che meritava di essere tradotta e presentata dinanzi a un pubblico molto più vasto. Ecco alcune righe della recensione conclusiva pubblicata nella raccolta stessa: “…Ќulavkova celebra la femminilità e la libera sensualità pagana, il piacere della corporeità e dell’erotismo contro i vincoli imposti dal perbenismo e dalla morale più ipocrita.

I componimenti della raccolta sono organizzati in cicli, all’interno di una rigorosa costruzione architettonica e simbolica, che ricorda il gioco bidimensionale delle grafiche di Esher. Fondamentali simboli alla base di quest’opera sono gli archetipi di Eros e Tanatos, su cui si collocano riflessi di universi astrologici, antropologici, (mito, rituale), storici, culturali, memoriali, poetici e metafisici. Ogni poesia crea un mondo unico, una dimensione intima, religiosa e laica al tempo stesso”. Ed esattamente di questa raccolta che abbiamo scelto alcuni versi per farli leggere e valutare a tutti gli amanti della parola poetica:

OMBRA

In quest’attimo le ombre accompagnano gli
oggetti:

gli oggetti si trasformano nelle ombre
e se volessimo osservare
la separazione di ciò che è uno,
quella tristezza ci verrebbe risparmiata.
Però, potremmo godere
nell’immaginare la separazione.

Stiracchiamento della vita
verso ciò che presumibilmente non è.

***

PAROLA POETICA

Stazione ferroviaria di Skopje
una sera di dicembre del 1984,
da qualche parte densa nebbia
smog e l’invito a non viaggiare
se non in caso di urgenza.

Mia madre mi chiede perché si scrivono poesie?
I treni
con la gente viva nelle fauci
giungono e ripartono isterici,
come un desiderio soffocato nella memoria
lì dove non ci sono eventi, ma traumi.

Nessuno dà a nessuno risposte
su questioni fondamentali,
la poesia è forse il modo
di sopravvivere da soli nel labirinto,
pur non trovando l’uscita.

Coloro che ne sono usciti, mamma,
non hanno detto nemmeno una parola.

***

IN ULTIMA LINEA

Rinunciare a qualcosa significa avvicinarsi alla
parola giusta, sapere cosa avresti potuto avere
e cosa avresti potuto dare
capire senza che cosa
saresti potuto esistere,
forse, anche prima.

Rinunciare a qualcuno, rinunciarvi significa,
in ultima linea
voler nascondere che
l’amore non è più
assoluto,
non è più ciò che era,
non è neanche passato
ma, come rinunciare alla parola
alla libertà, come condividere l’indivisibile
ciò che la vita raffigura,
non la vita stessa!

“Bramosia”- Inquietudine metafisica (bramosia:fantasia)- pg. 55 edizione “BESA”

Traduzione dei versi in italiano Mariangela Biancofiore Ameti

Nota introduttiva e scelta a cura di Biljana Biljanovska

Bibliografia sull’autrice: Katica Kulavkova è nata nel 1951 a Veles, nella Repubblica Macedone. Professoressa della teoria ed ermeneutica letteraria alla Facoltà di Filologia di Skopje, nel Dipartimento della letteratura generale e comparativa. Membro attivo dell’Accademia delle Scienze e delle Arti di Macedonia. Fu presidente del P.E.N. centro macedone e presidente del Comitato della traduzione e diritti linguistici del P.E.N. Internazionale. Ha soggiornato a lungo in Francia, a Parigi, come professoressa della sua materia presso l’Università Sorbona. Le sue poesie ed altri testi sono stati pubblicati nelle numerose antologie della poesia macedone e tradotte in molteplici lingue. Ultimamente è diventata anche membro dell’Accademia europea delle Scienze e delle Arti di Salisburgo e vicepresidente del P.E.N internazionale.Vive e lavora a Skopje, nella Repubblica di Macedonia.