Sei un papà separato? Attenzione rischi il carcere

I papà diventano sempre meno papà e più bancomat!

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Agli Organi di Informazione

COMUNICATO STAMPA 27/07/18

Spett/li Redazioni, Associazioni e Amici,

come già ben conoscete della mia vicenda, il quattro giugno ho iniziato uno sciopero della fame sospeso dopo dodici giorni, per portare l’attenzione dei cittadini e dei media sulla drammatica situazione in cui sopravvivono la maggioranza dei papà separati nel nostro Paese, una realtà ancora poco conosciuta, infatti, nella nostra società civile papà separati dormano in auto, non riescono a vedere i propri figli o devono vederli di nascosto, e devono patire la povertà! E, anche se mi ripeto, le diatribe genitoriali portano di sovente a tragedie famigliari inenarrabili, dalle quali veniamo quasi quotidianamente sconvolti.

I papà diventano sempre meno papà e più bancomat!

Sono stato ricevuto nel frattempo, dall’Assessore regionale del Veneto ai Servizi Sociali, alla quale ho esposto la mia situazione di papà separato che ricalca quella di tanti altri papà, e mi ha garantito un suo intervento anche a Roma, su questa tematica complessa e fortemente reale.

Abbiamo lanciato una campagna raccolta firme attraverso la piattaforma digitale Change.Org, dal titolo “Sono un papà non sono un bancomat” dove viene chiesto ai neoeletti Ministri della Giustizia e della Famiglia, ai politici quanto segue:

“Portare avanti una proposta di legge che tuteli maggiormente la figura del papà separato, in particolare: stabilire un percorso obbligatorio per i separandi, con una equipe di specialisti come uno psicologo, un avvocato e un mediatore familiare, a spese dello Stato, e un contributo, ai figli minori, per famiglie separande con reddito basso.”

Abbiamo superato, in 40 giorni, la soglia delle 50.000 firme raccolte. Questo prova della gravità e la dimensione di questo fenomeno che va oltre l’inimmaginabile, come un tarlo nascosto che corrode la nostra società dal di dentro.

Personalmente, dopo dodici giorni di digiuno, dal quale la mia salute già provata dalla malattia, ne è uscita ancora più debilitata, non ho avuto, da parte delle mie figlie, alcuna telefonata, alcun contatto, nulla, eccetto la continua richiesta di denaro tramite l’avvocato. Avrei voluto tanto riabbracciarle!

Credo che la pietà muoia in questi casi e ci rende tutti più poveri perché mai nessun papà dovrebbe più vivere senza l’affetto di un figlio, rubato da una madre.

E, purtroppo, in questa Italia dei paradossi che uccidono la povera gente, la giustizia non si mostra, affatto equilibrata e nell’interesse della famiglia, quando leggo, da parte della giornalista Izzo Lucia, un suo articolo del 26 luglio 2108, dove un papà di 35 anni, disoccupato, non sfugge alla condanna di cui all’art. 570 del codice penale perché ha omesso reiteratamente di versare l’assegno di mantenimento nei confronti della figlia. La condotta dell’uomo, che si è disinteressato della bambina per anni, non consente neppure l’applicazione del beneficio della sospensione condizionale della pena, nonostante L’IMPUTATO, contesta la motivazione della Corte territoriale per non aver tenuto conto della sua effettiva situazione economica e personale.

L’uomo, da sempre impegnato in lavoretti saltuari, rileva di non aver mai goduto di alcun reddito sin dall’epoca della nascita della figlia e, anzi, dallo stesso instaurarsi della convivenza come confermato dalla stessa ex convivente.

Questo papà andrà in carcere anche se non è un criminale!

Invece, da Retenews24, del 27 luglio 2018, apprendiamo che NON CI SARÁ CARCERE PER IL PRETE DI 70 ANNI don Paolo Glaentzer. Parliamo del parroco che ha rischiato il linciaggio dopo essere stato sorpreso in auto con una bambina di 10 anni, trovata “coi pantaloni abbassati”.

Il sacerdote resta agli arresti domiciliari. La decisione è del giudice per le indagini preliminari di Prato che ha sciolto la riserva sulla misura cautelare da applicare. Il magistrato ha respinto la richiesta della procura che chiedeva il carcere, accogliendo la tesi della difesa per i domiciliari

E’ un colpo per il cuore di tutte le persone oneste! Questa non è una giustizia eguale per tutti!

Ecco perché le cose vanno cambiate. E le cambieremo. Altre azioni si preparano per sollecitare opinione pubblica e politici ad impegnarsi a cambiare la legge, e ve ne renderemo edotti.

Vi ringrazio per la vostra pazienza.
Se lo desiderate, sarò ben lieto di rispondere alle vostre domande.
Allego copia del traguardo 50.000 firme su Change Org
Grazie.Un caro saluto a tutti.

Antonio Stasolla
Presidente Associazione Follerau Italiana Dirittiamoci